SCIENZA
BULIMIA, MALATTIA DELLA PSICHE
Le cause di questo disturbo
del comportamento alimentare sono molteplici e sarebbe
riduttivo attribuirle solo ad una banale questione estetica
Tiziana Stallone e Domenico Mazzullo*
Quando
oggi si parla di disturbi del comportamento alimentare, la
mente vola a immagini sconcertanti di giovani anoressiche,
decedute per il sottopeso estremo non più compatibile con la
vita, di modelle che rincorrono una magrezza non più umana,
per corrispondere sempre di più a canoni estetici non
naturali e artificialmente indotti, frutto di una stupida,
quanto pericolosa moda dei tempi.
Ci si indigna verso i canoni attuali estetici e non
solo, imposti da una società del cosiddetto benessere e
consumistica, che detta e impone regole, a volte mortali.
I disturbi del comportamento alimentare non sono solo
questo e, soprattutto, non dipendono esclusivamente dai
tempi moderni. Il solo pensarlo o convincersene,
rischierebbe di sminuire o ridurre ad una banale questione
estetica, ad un capriccio dell’appetito, quelle che sono
delle pericolose patologie di cui si ammalano in primis
i giovani e per le quali, non di rado, i giovani muoiono.
Oltre alla temuta anoressia nervosa, esiste un’altra
forma di disturbo del comportamento alimentare, noto con il
nome di bulimia nervosa, a mio avviso ad oggi ancora
incompreso, soprattutto nelle cause scatenanti, e talvolta
incautamente sottovalutato, prima di tutto da chi ne è
colpito, specie nelle primissime manifestazioni della
malattia.
La ragazza bulimica (o il ragazzo bulimico, anche se
questa patologia può colpire in età adulta), a differenza
della persona che soffre di anoressia nervosa, è normopeso o
in lieve sovrappeso, non presenta segni fisici evidenti
della patologia, ha gli esami del sangue spesso nella norma,
pertanto si muove nella quotidiana indifferenza riguardo al
suo stato di salute. I genitori, parenti, amici di chi
soffre o ha sofferto di bulimia nervosa, sono raramente o
solo parzialmente informati della patologia, a volte in una
fase ormai avanzata, quando il morbo ha preso il sopravvento
e si è radicato, quando è più difficile porvi rimedio.
Se l’aspetto del paziente bulimico è normale, il suo
animo può essere inquieto, l’umore disforico e altalenante.
L’insicurezza, il senso di inadeguatezza, di sconfitta, di
alienazione, di impotenza lo attanaglia e a lungo andare la
vita di chi soffre di bulimia può divenire durissima.
La bulimia nervosa origina dalla psiche e di contro, a
effetto boomerang, sulla psiche ha importanti ripercussioni,
in particolare sul tono dell’umore, ed è per questo che
dovrebbe essere trattata come malattia dell’ ”anima”, della
mente, e solo secondariamente come problema del corpo e di
come questo corpo si rapporta ai tempi moderni ed alla moda.
La bulimia non è la malattia dell’appetito abnorme, come il
nome stesso lascerebbe intendere. Ridurre la bulimia a una
banale questione da liquidare dietro la scrivania di un
nutrizionista, sarebbe una grave leggerezza.
L’etimologia della parola bulimia si fa risalire al
greco bous (bue) e limos (fame); molte
varianti furono coniate dal latino medievale bulinos
o bolinos e dal francese medievale bolisme,
tradotto letteralmente come “fame bovina”, ovvero avere un
appetito grande quanto quello di un bue o la capacità di
mangiare un bue.
Riferendoci alla storia, la bulimia nervosa, è un
quadro clinico proposto alla comunità scientifica come
diagnosi autonoma solo a partire dal 1979, anno in cui uno
psichiatra del Maudsley hospital di Londra, Gerald M.F.
Russell, pubblicò sulla prestigiosa rivista “Psychological
medicine” un articolo che sarebbe presto diventato un
riferimento classico: la bulimia nervosa, una pericolosa
variante dell’anoressia nervosa, descrivendo questa
patologia come caratterizzata da crisi di fame incontrollate
seguite da tentativi di compenso di vario genere (vomito,
esercizio fisico forsennato, digiuni), osservata in trenta
pazienti il cui peso corporeo era per lo più nella norma o
poco al di sotto o al di sopra di questa.
Meno rappresentativi di quella che è la drammatica
essenza della bulimia nervosa, sono gli stili alimentari
bulimici dell’antica Roma, descritti da Seneca (Ad Marciam
XIX) con le lapidarie parole Vomunt ut edant, edunt ut
vomant, con le quali dipinse il mangiare per vomitare e
vomitare per mangiare, in riferimento a certi atteggiamenti
diffusi dove i voraci commensali, avevano l’abitudine di
provocarsi il vomito più volte allo scopo di rendere
interminabili i banchetti. La bulimia dei romani era una
forma di ingordigia edonistica, condivisa e codificata dalla
società dell’epoca, che assomigliava assai poco alla bulimia
nervosa che oggi conosciamo, la cui abbuffata è solitaria e
segreta, assediata dai sensi di colpa.
Nella quarta edizione del Diagnostic and
statistical manual of mental disorders (DSM-IV), manuale
di riferimento per la diagnosi in psichiatria, la bulimia
nervosa è definita e descritta seguendo un criterio
sintomatologico (cioè attraverso l’elencazione dei sintomi
che presentano i pazienti). Il paziente bulimico presenta
abbuffate associate a modalità inappropriate per impedire
l’aumento di peso (vomito autoindotto talvolta accompagnato
da uso ripetuto di lassativi o di diuretici, digiuno e
eccessivo esercizio fisico). Gli episodi bulimici sono
accompagnati dalla perdita di controllo e l’abbuffata è
interrotta da fattori esterni o dall’insorgenza di un
malessere fisico ed è spesso seguita da senso di colpa,
depressione o disgusto per se stessi. Il tipo di cibo
assunto è in genere dolce o ipercalorico. Le crisi bulimiche
avvengono in solitudine, spesso sono pianificate; esse
seguono a stati di stress, depressione o restrizioni
alimentari spinte o da sentimenti di insoddisfazione
riguardo al peso o alla forma del corpo. I pazienti con
bulimia nervosa sono normopeso, nelle donne in età fertile
il ciclo mestruale è regolare. Tuttavia, le proprie forme
corporee sono percepite in maniera alterata, sintomo noto
come dismorfofobia, ed il peso corporeo è sempre e,
comunque, considerato eccessivo.
In tema di diagnosi, con una mal celata nota polemica
verso il Manuale DSM-IV, attualmente di riferimento nella
Sanità pubblica, riteniamo che il concentrarci
eccessivamente sui sintomi, potrebbe far perdere di vista
l’eziologia, ovvero la causa, che ha originato il disturbo,
in questo caso la bulimia. La comprensione delle cause è,
invece, imprescindibile per formulare una diagnosi corretta
e per strutturate una corretta terapia che sia d’aiuto.
Sulla base della nostra esperienza, per indagare le
cause della bulimia, una prima grande distinzione andrebbe
fatta tra bulimia primaria e bulimia secondaria.
Mentre la bulimia primaria è un disturbo a sè stante, la
bulimia secondaria è derivabile da altre patologie organiche
o psichiche quali per esempio: la depressione, sindromi
ansiose, ipocondria, ritardi mentali, alcolismo, demenze,
trattamenti farmacologici con antidepressivi, antipsicotici,
cortisone, antistaminici, ecc…
Ci torna ad esempio in mente il racconto straziante di
un uomo, che ha iniziato a sviluppare una compulsione verso
il cibo dopo la prematura menopausa chirurgica della moglie,
a causa di un tumore all’utero. Il conflitto in lui
originatosi tra l’amore per la moglie ed il dolore della
sfumata paternità, hanno indotto un profondo stato
depressivo, che ha scatenato e slatentizzato delle abbuffate
notturne. Un altro esempio frequente di bulimia secondaria,
è quella conseguente all’iperfagia, associata alla
assunzione di cortisone. Con motu proprio ed
una scelta del tutto personale, che può essere senza dubbio
non condivisa, possiamo ascrivere a questa forma di bulimia
secondaria, anche tutti gli episodi, sempre purtroppo più
frequenti oggi, di comportamenti alimentari alterati e
patologici, tesi e miranti alla ricerca di una magrezza, o
meglio detto, di una forma corporea, che corrisponda ai
canoni estetici del tempo e che permetta di uniformarci e
appiattirci su questi, trovando in questa uniformità, un
motivo di rassicurazione, di identificazione personale, di
gratificazione estetica, di incorporazione in un gruppo.
La causa della bulimia secondaria va ricercata nella
patologia primaria responsabile, verso la quale va anche
indirizzata la terapia.
Nella bulimia primaria il discorso eziologico si lega
indissolubilmente a quello della struttura di personalità
del paziente stesso e in questo ambito dobbiamo ricorrere
necessariamente alla distinzione, alla suddivisione in due
sottogruppi.
Un primo sottogruppo comprende i pazienti che affetti
da quella che definiamo -bulimia primaria univoca-
nel quale la compulsione è unica verso il cibo e solo verso
questo, e si associa ad un’ideazione ed attenzione ossessiva
nei confronti del proprio corpo, del peso corporeo, della
propria prestanza fisica, che viene ricercata e mantenuta
con comportamenti espulsivi e condotte di eliminazione di
diversa natura, ad esempio iperattività, vomito provocato,
lassativi, diuretici, ecc…
In questo caso la compulsione si esplica verso il cibo
e l’ossessione verso il proprio corpo, la propria forma
corporea e il mantenimento di questa. Ne consegue da ciò che
nel paziente affetto da tale tipo di bulimia, la compulsione
verso il cibo comporta necessariamente in ottemperanza
all’ossessione verso la propria forma corporea, degli
atteggiamenti compensativi atti a mantenere questa nei
parametri desiderati. Ove questo non è realizzato si
producono dei violentissimi sensi di colpa, con
comportamenti autopunitivi e lesivi della propria autostima.
Tali atteggiamenti sono simili nella violenza coercitiva a
quelli analoghi nell’anoressia nervosa primaria.
I pazienti ascrivibili alla bulimia primaria univoca,
caratterizzata da una compulsione solo verso il cibo,
presentano una personalità rigida con una forte componente
ossessiva, portata ad un severo autocontrollo dei propri
impulsi, cui sfuggono solo gli impulsi alimentari e,
conseguentemente, un rigido e severo tentativo di compensare
le trasgressioni, con un meccanismo compensativo severo ed
ossessivamente autocontrollato. Se ne deduce quindi una
personalità rigida e coartata nei confronti della quale gli
impulsi bulimici rappresentano una fuga da un eccessivo
autocontrollo. Lo stesso autocontrollo viene esercitato
sulla propria forma corporea. Da ciò ne consegue il fatto
pratico che il peso corporeo è normale o leggermente in
eccesso, nonostante le trasgressioni alimentari. Si potrebbe
pensare che questi pazienti potrebbero essere dei pazienti
anoressici, se non ci fossero queste trasgressioni
alimentari ad un rigido autocontrollo sempre presente. La
rigidità di personalità è, infatti, la stessa che nei
pazienti anoressici. Mentre in questi ultimi però
l’autostima legata all’autocontrollo è molto forte, nei
bulimici invece è estremamente scarsa. Si potrebbe
paradossalmente sostenere che questi pazienti bulimici, sono
degli anoressici mal riusciti.
Un secondo sottogruppo comprende pazienti affetti da
una forma che definiremmo -bulimia primaria
multicompulsiva- in cui l’atteggiamento compulsivo non è
singolo verso il cibo, piuttosto generalizzato verso tutte
le forme di piacere, per cui accanto alla compulsione verso
cibo, o in alternativa a questa, si osservano altre forme
compulsive ad esempio verso il fumo, verso il gioco
d’azzardo, verso il collezionismo, verso gli acquisti, verso
l’alcool, verso il sesso e la droga. Venendosi così a
configurare un quadro compulsivo generalizzato nel quale la
compulsione verso il cibo, rappresenta una delle
possibilità, forse quella più a portata di mano.
Nei pazienti di questo sottogruppo non vi è nessuna
attenzione al proprio aspetto corporeo e quindi spesso sono
obesi e privi di sensi di colpa verso le proprie
trasgressioni.
La struttura di personalità dei bulimici
multicompulsivi è diametralmente opposta rispetto ai
bulimici univoci, nei quali come abbiamo detto, la bulimia
verso il cibo rientra nell’ambito di una più generale
bulimia o compulsività verso gli aspetti edonistici e
gratificanti della vita. Il bulimico di questo sottogruppo,
infatti, è bulimico di tutto ciò che gli procura piacere tra
cui anche il cibo. La sua struttura di personalità è
tutt’altro che rigida, anzi è molto portata alle
autoconcessioni e alle autogratificazioni. La sua
compulsione, abbiamo detto, riguarda tutti gli aspetti
gratificanti dell’esistenza. Quindi accanto al cibo e solo
per fare alcuni esempi, il sesso il gioco d’azzardo,
l’alcol, le droghe, l’acquisto incontrollato di oggetto e di
beni di consumo, che poi non utilizza, il collezionismo.
Caratteristica fondamentale è un’assoluta incapacità di
controllo dei propri impulsi. Se ne deduce che sul piano
alimentare vi è un’iperalimentazione incontrollata, senza
nessun comportamento compensatorio o espulsivo, con
conseguente grave aumento ponderale, che però non comporta
nessun senso di colpa o alcuna autorecriminazione. Ma sono a
portata di mano le più varie autogiustificazioni. Per quanto
riguarda la condotta sessuale, il paziente bulimico
multicompulsivo raramente è una persona fedele, ma si
comporta piuttosto come un collezionista di avventure e di
esperienze, superficiali quanto insoddisfacenti. La
struttura di personalità appare, quindi, tutt’altro che
rigida, anzi estremamente lassista.
Sul piano filosofico si potrebbe dire che mentre il
paziente bulimico univoco è uno stoico, il paziente bulimico
multicompulsivo è un epicureo.
Si comprende, quindi, da quanto detto, che sotto il
termine bulimia, sono sottese strutture di personalità
diametralmente opposte, che corrispondono quindi a diversi
comportamenti.
Lungi dal voler con quest’articolo coprire interamente
il complesso panorama dei disturbi del comportamento
alimentare, e con la speranza di essere riusciti a fare
maggior chiarezza sulle molteplici e variegate cause che
possono scatenare la bulimia, vorremmo con quando raccontato
far passare un messaggio per noi di fondamentale importanza.
Il rapporto di chi soffre di bulimia nervosa con il
cibo e con le proprie forme corporee, è solo l’epifenomeno,
la punta dell’iceberg di una complessa e indaginosa
questione che origina nella psiche e che non va ricercata
esclusivamente nell’ambiente e nei tempi moderni.
Pertanto, come disturbo della psiche, la bulimia va
affrontata, senza generare pericolosi ritardi nella cura,
rivolgendosi senza timore ad un medico, specialista
in psichiatria ed esperto in disturbi del comportamento
alimentare, che può effettuare una diagnosi, e iniziare
un’opportuna terapia, anche grazie all’eventuale alleanza
terapeutica con altri esperti, come nutrizionisti,
internisti o psicoterapeuti.
*Dice di sé.
Tiziana Stallone. Tiziana Stallone. Biologo nutrizionista e
dottore di ricerca in anatomia. Libero professionista. Le
sue passioni: lavoro, musica, cinema, alberi e cimiteri.
Domenico Mazzullo. Medico-chirurgo, specialista in
psichiatria. Psicoterapeuta. Assolutamente laico e quindi
profondamente libertario. Romanticamente illuminista.
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