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LA MIA PRIMA VOLTA A SANREMO


Vivere l’esperienza di camminare sul famoso e prestigioso palcoscenico del teatro Ariston, alla mia tenera età, mi ha procurato uno strano senso di emozione, che mi ha reso contento


 

Maurizio Costanzo

 

A “L’Attimo fuggente” vorrei raccontare perché soltanto nel febbraio del 2010 mi sono trovato a varcare la porta del Teatro Ariston di Sanremo. Malgrado nello spettacolo e in televisione in particolare, abbia fatto il fattibile, non mi era mai capitato di essere invitato, comunque di partecipare al Festival di Sanremo.

Quando nel 1987 pensammo di fare una puntata speciale del “Costanzo Show” a Sanremo, trovammo un sostanziale impedimento a varcare la soglia dell’Ariston, per cui prendemmo in affitto la hall di un albergo per farne una serata con quelli che poi sarebbero risultati i vincitori, cioè Ruggeri, Morandi e Tozzi. Poi nei giorni del Festival mi recavo con telecamera e prima colazione a portare la medesima ai cantanti al risveglio. Insomma, marginalità. Vidi perciò Sanremo quell’anno in televisione come gli anni precedenti e quelli a seguire. Chissà, forse qualcuno pensava che noi delle televisioni private, saremmo entrati nel sacrario del Festival come guastatori. Ovviamente così non è stato.

Detto ciò, è con maggiore emozione che nel febbraio del 2010 ho varcato la porta dell’Ariston, ho vissuto la frenesia del retropalco e mi sono immerso nel mondo dei cantanti e della discografia che non frequentavo da tempo, da quando cioè lasciata la domenica pomeriggio in tv, non avevo più a che fare con cantanti e affini. Anche se, a dire il vero, il maggior rapporto con la musica leggera io l’ho avuto al mio esordio radiofonico nel 1970 a “Buon pomeriggio” che era un programma quotidiano di due ore su Radiouno, che allora però si chiamava “Programma nazionale”. In quel programma c’erano spesso cantanti e anche la canzone in generale “tirava” di più.

Ho scritto questa brevissima nota prima di vivere l’esperienza di camminare sul famoso e prestigioso palcoscenico del Teatro Ariston e alla mia tenera età ho provato uno strano senso di emozione, il che mi rende contento. Ho sempre pensato, infatti, che un modo per rimandare l’invecchiamento, è proprio quello di trovare occasioni per emozionarsi e per provare quello che magari è privilegio degli anni verdi.

Probabilmente questo dipende anche dal fascino di Sanremo e dall’essere, malgrado alla 60a edizione, ancora la festa patronale, la gran festa della musica leggera, ma anche del costume e delle tradizioni. Anni fa Ugo Tognazzi mi disse: “Prova una volta a seguire il festival di Sanremo togliendo l’audio e vedrai che è molto divertente”. Provai e, in effetti, si gustavano di più gli atteggiamenti, i comportamenti e tutto quello che era intorno e non legato alla canzone.

Lo slogan “Perché Sanremo è Sanremo” è azzeccato in quanto molti altri spettacoli sono probabilmente meglio del Festival di Sanremo, ma nessuno ha il carisma e la “storia” di questa manifestazione.

 D’altra parte Sanremo ha significato molto da quando Nilla Pizzi cantando “Vola colomba” si rivolgeva agli italiani di Trieste per far sapere che presto sarebbero tornati ad essere italiani. O quando furoreggiò “Papaveri e papere”. Nell’Italia ingenua di quegli anni i potenti furono chiamati papaveri rispetto alle papere piccoline che dovevano comunque subirne la presenza. Un’Italia che non so se è da rimpiangere, ma era così.



 

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