INTERVISTE

LA FAVOLA MODERNA
DI RANIA DI GIORDANIA


Donna di grande fascino ed eleganza, è sempre in prima linea in progetti benefici e
di solidarietà che hanno come finalità principale l’istruzione dei bambini più disagiati


 

Nata in Kuwait da genitori palestinesi, ha vissuto come una qualsiasi ragazza, tra studio ed amici: laureatasi in gestione di impresa ha successivamente lavorato prima nel gruppo Citibank poi in quello della Apple computer, fino a quando nel 1993, una sera per caso, incontra Abd Allah II ibn al-Husayn, principe e futuro re della Giordania. Da allora la sua vita ha assunto i contorni di una fiaba1.

 

È la prima volta che intervisto una regina, non so come sia l’etichetta. Devo chiamarla sua Maestà? Come ci si comporta?

“La cosa più importante per me è quando si riesce ad essere se stessi e questo è quello che vorrei chiederle di fare”.

 

Lei è di una bellezza da togliere il fiato! È protagonista di una favola contemporanea, che ha acceso le fantasie di tutto il mondo. Non è nata regina, lo è diventata. Mi può raccontare il primo incontro con il futuro Re?

Ho conosciuto il mio futuro marito a casa della sorella. Lavoravo per un’azienda e una mia collega fu invitata a casa della sorella del re Abdullah, ci andai anche io, quindi mi trovai lì per caso. All’epoca il principe Abdullah era nell’esercito giordano, come ufficiale, aveva terminato un’esercitazione nel deserto che era andata così bene che il padre gli disse di prendersi il fine settimana libero. Lui chiamò la sorella chiedendo cosa facesse la sera. Lei rispose di aver invitato un po’ di persone a cena. Arrivò anche lui. Ci siamo conosciuti così per caso”.

Lui come si è dichiarato? Come si è comportata lei? Avere a che fare con un futuro un Re non è semplice, c’è stato un corteggiamento, un primo regalo?

“Ero molto tesa, sapevo che avrei incontrato il principe, però il re Hussein e tutta la famiglia reale hanno modi molto gentili. Lui si è dichiarato in un modo molto curioso: amava i rally, così mi portò in una zona di montagna dove avrebbe partecipato ad un rally. Salii in auto; incominciò ad accelerare, ero terrorizzata e non sapevo cosa pensare! Avevo paura di finire fuori strada! Arrivati sulla cima della montagna lui mi ha detto; “Guardiamo il panorama” e poi mi ha chiesto di sposarlo: è stato molto abile perché a quel punto ero così sollevata di essere in vita che avrei detto di sì a qualunque richiesta!”.

 

Da noi la prima notte di nozze si usa prendere in braccio la sposa e farle varcare la soglia di casa: si usa anche da voi?

“Sì e anche mio marito mi ha preso in braccio per entrare in casa. Abbiamo invitato al nostro matrimonio i nostri più cari amici, ci siamo divertiti, abbiamo ballato fino a fare le ore piccole: è stata una bellissima festa tra amici”.

 

Sono molto curiosa di sapere cosa fa una regina durante il giorno? Ho letto per esempio che ama cucinare, che sono famosissimi i suoi biscotti al cioccolato. Ci può dare la ricetta?

“È vero amo cucinare e fare i dolci, attività, peraltro, che amo fare con i miei figli. Per loro è divertente, trascorriamo insieme del tempo in cucina ci inventiamo nuove ricette. Dopo sono pronta a rivelare il segreto dei miei biscotti.

Per quanto riguarda le mie giornate sono tutte una diversa dall’altra. Magari la mattina aiuto mia figlia a vestirsi per andare a scuola poi, un minuto dopo, mi trovo ad accogliere un capo di stato o di governo con la guardia d’onore e in quel momento mi dico sempre cosa penserebbero se mi vedessero qualche minuto prima. Trascorro le mattinate in ufficio con i miei collaboratori per prendere visione dei progetti in atto, a volte vado a visitare le scuole.

Cerco di mantenere una certa costanza in quello che faccio: per esempio quando tornano da scuola i miei figli per me è fondamentale poter trascorrere del tempo con loro, mentre fanno il bagno o i compiti, mentre cenano. Sono momenti importanti che danno loro sicurezza. Però passo anche molto tempo mandando email, sono su Twitter, il che mi consente di mantenere i contatti con la mia famiglia. È una vita abbastanza piena, ma tutto sommato non tanto diversa da quella di qualunque donna che lavori!”.

 

Lo scorso anno è stata tra le fondatrici della campagna One Goal. È un’iniziativa molto importante, ce la spiega meglio?

“Permettere ai bambini di studiare è in assoluto la causa sociale a cui tengo di più. Pensiamo a tanti i problemi come terrorismo, povertà, malattie… Tutti questi possono essere affrontati attraverso l’istruzione, la scolarizzazione, che è anche un modo per garantire giustizia! Tutti noi siamo nati in situazioni diverse, alcuni in famiglie ricche, alcuni sono più di bell’aspetto di altri, ma l’istruzione può far superare le differenze dando a tutti la fiducia di poter realizzare i propri sogni.

Però, ancora oggi, nel mondo 72 milioni di bambini non possono andare a scuola, noi abbiamo la possibilità e il denaro di permettere loro di studiare, ciò che manca è la volontà e la consapevolezza politica circa la necessità di agire.

Parlare di One Goal significa promuovere una campagna che possa esercitare una giusta pressione sui nostri leader politici per riuscire a portare tutti questi bambini a scuola. A giugno inizieranno i campionati del mondo in Sudafrica, che verranno seguiti da tanti e vogliamo sperare che tutti i sostenitori del calcio vorranno supportare, con la loro firma, i bambini che non hanno mai potuto tenere in mano una matita, che non sanno scrivere il loro nome. Basta sostenere questa campagna a favore di tutte le generazioni per un mondo migliore.

Quando incontro i bambini in tutto il mondo, mi chiedono una cosa sola, la possibilità di studiare, di andare a scuola e loro sanno benissimo che andando a scuola avendo un’istruzione possono cambiare il loro futuro, avere un’opportunità, un’occasione per sconfiggere la povertà”.

 

È stata soprannominata la tech-regina: infatti, ha un canale su Youtube attraverso il quale cerca di combattere i pregiudizi su arabi e musulmani.

“Sono tanti gli stereotipi completamente sbagliati: per esempio molti, a torto, ritengono che tutti gli arabi sono terroristi, che i musulmani odiano le donne. Queste sono falsità. Innanzitutto ci sono tanti arabi che non sono musulmani, ma cristiani, ebrei, e non tutti i musulmani sono arabi, ce ne sono tanti in Malesia e in Indonesia. L’islam si basa sugli stessi valori del cristianesimo, pace, compassione, perdono, l’amore verso il prossimo; la religione è stata manipolata da estremisti che stanno cercando di sfruttare un messaggio religioso distorto ai loro fini, ma non rappresentano la maggioranza dei musulmani, anzi sono la minoranza.

 

I pregiudizi sono tanti e spesso le ideologie dividono invece di unire.

“Le persone che commettono atrocità non sono musulmani, perché i veri musulmani non farebbero mai cose del genere. Sta a noi combattere questi stereotipi, non è facile farlo, serve il dialogo, ma non si tratta di parlare agli altri pretendendo che ci ascoltino!

Youtube è una piattaforma che permette di stabilire contatti, amicizie e da questo possono nascere conversazioni che consentono di mettere in dubbio alcuni pregiudizi: si parla sempre di tolleranza e comprensione politica ad alto livello. In realtà sono le persone comuni che possono promuovere una comprensione interculturale, quello che conta è il dialogo, non dobbiamo pretendere che siano solo i politici ad affrontare la questione!”.

 

Sono perfettamente d’accordo. È bello poter parlare con lei di temi così importanti, ma anche di cose che riguardano noi donne. Per esempio, diversi sondaggi la indicano – ma non c’è bisogno – come una delle donne più belle del mondo, che tutti gli uomini vorrebbero avere al loro fianco. Suo marito è geloso di lei?

“In realtà abbiamo un rapporto di fiducia reciproca, tra noi c’e un legame molto forte e quando esiste un legame cosi, certo un po’ di gelosia può essere utile, ma non deve mai dominare il rapporto”.

 

Ha quattro figli, il primo dei quali diventerà re. Vorrei chiederle da donna e da madre cosa si prova e quale sentimento di responsabilità si ha nei confronti di un figlio che sarà un Re?

“Devo dire che da madre volevo che lui crescesse come tutti gli altri bambini e si godesse la sua adolescenza. Però avere il titolo di principe ereditario significa poter conoscere i problemi del paese, conoscere gli aspetti protocollari. Dopo aver ricevuto il titolo di principe ereditario ho parlato con mio figlio dicendo che era importante per lui continuare a studiare, a migliorarsi e ricordarsi che quello che conta davvero è il rapporto con le persone che ti amano per quello che sei e non per il tuo titolo”.



1) Le esternazioni sono tratte dall’intervista andata in onda al “Festival della canzone italiana di Sanremo”, programma di Rai Uno condotto da Antonella Clerici nel febbraio 2010.



 

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