LIBRI

LA PREZIOSA EREDITÀ DI ALDO MANUZIO


In un Paese in cui si leggono sempre meno libri, proviamo a capire quale sia realmente lo stato di salute della nostra editoria. Ecco le testimonianze di chi lavora ogni giorno in prima linea: in primo luogo il direttore editoriale di Mondadori, il colosso dominante nel settore, e poi i rappresentanti di alcune case editrici che, con diverse identità (Avagliano, Gremese e Ponte alle Grazie) mostrano sul mercato un apprezzabile spirito di iniziativa


 

Antonella Parmentola*

 

Chissà se Aldo Manuzio, quando sul finire degli anni ’90 del 1400, spinto dal desiderio di sottrarre all’oblio il grande patrimonio di opere greche e latine, iniziò a dar vita a quello che oggi chiameremmo il suo progetto editoriale, chissà, dicevo, se avrebbe mai immaginato che quel suo progetto avrebbe segnato per i secoli a venire la data a cui facciamo risalire la nascita dell’editoria. Il suo contributo, infatti, sia sotto il profilo della forma sia del contenuto, è stato fondamentale ed ancora oggi moltissime delle innovazioni che Manuzio introdusse sono diventate indispensabili per chi ha fatto della stampa di libri il proprio lavoro.

Ovviamente dopo circa sei secoli di storia la stampa di libri ha fatto passi da gigante, o da gambero – a sentire alcuni –, ma in entrambi i casi si è profondamente trasformata.

Solo nel nostro Paese esistono più di mille e cinquecento case editrici, dalle caratteristiche più diverse, come quelle che, per esempio, pubblicano solo online o quelle specializzate nella pubblicazione di testi sugli insetti. Le librerie, che dell’industria editoriale sono l’anello di congiunzione finale con il lettore, traboccano di libri dai mille titoli ed è talvolta complicato riuscire ad orientarsi.

Per cercare di capire quale sia, allora, lo stato di salute dell’editoria e, di conseguenza, del libro, abbiamo coinvolto nella riflessione i referenti di alcune delle più importanti case editrici italiane, con i quali abbiamo provato a muoverci attraverso un percorso che prendesse in considerazione le seguenti aree tematiche: funzione dell’editore, qualità degli autori, pubblicazioni a pagamento, promozione e fiere, funzione del libro, impatto nuove tecnologie, futuro dell’editoria.

Per ciascuna delle case editrici forniamo qui di seguito un breve profilo, indicando accanto il nominativo e la qualifica dei referenti che in questo percorso ci hanno accompagnato.

 

Mondadori (1): viene fondata nel 1907 ad Ostiglia da Arnoldo Mondadori. La sua missione è, da sempre, favorire la diffusione della cultura e delle idee, con una produzione che tocca ogni genere e raggiunge tutti i lettori, facendo convivere l’amore per la cultura e per la qualità editoriale con le leggi del mercato.

Antonio Riccardi, direttore editoriale Editoria di catalogo.

 

Avagliano Editore (2): casa editrice vecchianuova, da più di vent’anni, cerca di mantenersi in equilibrio fra tradizione e innovazione. Da una parte coltiva collane che includono classici e autori italiani affermati dall’altra sperimenta giovani narratori italiani aprendosi alla letteratura internazionale.

Daniela D’Angelo, responsabile ufficio stampa ed editor free lance.

 

Gremese Editore (3): fondata a Roma nel 1978 pubblica libri e manuali illustrati su cinema, teatro, arte, musica, fotografia, danza, sport, astrologia, moda, erotismo, esoterismo, guide, turismo, salute, cucina e molto altro ancora.

Gianni Gremese, editor.

 

Ponte Alle Grazie (4): fondata a Firenze alla fine degli anni Ottanta, nel 1993 è stata rilevata dal Gruppo Longanesi. Nel gennaio 2006 è entrata a far parte del Gruppo editoriale Mauri Spagnol (GeMS), la nuova holding editoriale nata dall’accordo tra le famiglie Mauri e Spagnol.

Cristina Palomba, editor.

Come o chi oggi scopre nuovi talenti o nuovi libri da pubblicare?

Riccardi: “La modalità è quella tipica, ancorché variegata. Abbiamo, infatti, diversi terminali attivi, che attengono sia alla società letteraria in generale, sia a strutture e persone dedicate, che si occupano specificamente dello scouting. Bisogna poi distinguere tra mercato anglosassone-americano e mercato italiano. Nella prima situazione, a volte, compriamo prima che l’autore abbia un editore nel paese d’origine. Talvolta accade, nel caso della narrativa, che non esista ancora il libro o se c’è sarà molto diverso dal prodotto finale, che terrà conto della specificità dell’editore che se ne occuperà.

Diverso è il caso del mercato italiano: qui gli agenti costituiscono un passaggio assolutamente fondamentale, perché hanno il compito di filtrare un progetto a seconda della prospettiva e delle peculiarità dell’editore”.

 

D’Angelo: “Un editor individua nuovi talenti attraverso uno scouting intelligente e appassionato, mescolando gusto letterario, adesione al progetto editoriale e attenzione al mercato. L’editor è continuamente a caccia del capolavoro, continuamente in attesa di leggere il manoscritto che palesi immediatamente il genio, di quella pagina che gli faccia fare un balzo sulla sedia. E qualche volta accade. Blog e premi letterari sono una possibilità per farsi leggere e farsi conoscere. Dalla prima edizione del Premio Nanà: nuovi scrittori per l’Europa, per esempio, è emerso Il romanzo “Suona per me” di Giusella De Maria pubblicato da Avagliano e sta avendo tantissimo successo tra i giovani”.

 

Gremese: “Non c’è una risposta precisa. Come editor di Gremese, mi occupo personalmente di questo: leggo tutto quello che ci arriva. Mi bastano poche righe o una pagina per valutare la qualità di uno scritto. In linea di massima, per la ricerca di nuovi libri ci si muove per il 50% tra opere che la casa editrice commissiona e per il 50% di opere che vengono proposte alla casa editrice.

È vero anche che quando un autore entra da noi con l’idea di un libro, spesso ne esce con un’altra, perché il nostro compito è anche quello di orientare in base ad una più profonda conoscenza del mercato. Un esempio pratico: se qualcuno vuol scrivere una monografia sulla storia del treno nell’era sabauda, è molto probabile, salvo eccezioni, che noi gli consigliamo di scrivere una più ampia storia del treno in Italia, che potrebbe certamente avere un mercato più ampio”.

Palomba: “La casa editrice è una squadra, e tutti sono importanti nella segnalazione di nuovi possibili libri da pubblicare: ufficio stampa, ufficio diritti, rete di vendita. Dall’esterno le segnalazioni ci arrivano da agenti italiani e stranieri, da giornalisti, dagli scout che lavorano all’estero, dagli amici librai, e in generale da tutti coloro che gravitano attorno al mondo dell’editoria. L’editor ha il compito di selezionare, pensare che cosa può soddisfare il gusto del pubblico.”

 

Quali criteri segue un editor per filtrare tutto quello che arriva?

Riccardi: “La professionalità di un editor è un fattore fondamentale, senza il quale non si va in nessuna direzione. Essenzialmente le sue capacità devono procedere su questi due binari: profonda compenetrazione delle dinamiche del consumo culturale ed un gusto personale di altissima intensità”.

 

Gremese: “Per quanto riguarda la narrativa i criteri sono essenzialmente due: la qualità e il grado di innovazione. Mi capita spesso, infatti, di leggere cose già scritte, storie fragili, déjà vu. Per ciò che attiene la saggistica, invece, sono importanti i livelli di completezza e di organicità”.

 

Palomba: “Il primo criterio è ovviamente il catalogo. Ci sono cose non adatte al nostro catalogo, e che quindi non vengono prese in considerazione. Naturalmente la fonte e il modo in cui la segnalazione di un libro viene fatta sono molto importanti per l’editor.  Ma alla fine penso che la propria sensibilità e il proprio gusto siano gli strumenti più potenti a nostra disposizione”.

 

Tutti scrivono: ci sono persone che hanno scritto più libri di quanti ne abbiano letti. Questo non ha abbassato la qualità media delle pubblicazioni?

Riccardi: “Considerare i libri come un tutt’uno è un errore. Alcuni libri sono prodotti editoriali di altissima qualità, nei quali sono fondamentali l’attività creativa e la ricerca personale dell’autore. Altri non attengono nemmeno lontanamente a questa categoria, ma seguono brand più commerciali come il cinema, la tv, la cucina. Fisicamente sono uguali, perché utilizzano lo stesso supporto, ma sostanzialmente sono differenti, ed hanno anche pubblici ed intendimento differenti. Ed il lettore è consapevole che una cosa è leggere “Canale Mussolini”, di Pennacchi, altra ”Trecento” di Pippo Inzaghi.

Riconosco che talvolta questa biforcazione si assottiglia e certi editori ci giocano, per cui alla cura profusa non corrisponde un contenuto di pari valore”.

 

D’Angelo: “Sì. Chiediamolo agli editori, alle loro politiche”.

 

Gremese: “Indubbiamente per saper scrivere bisogna leggere, e tanto. Ciò che oggi ha abbassato la qualità delle pubblicazioni è in generale il minor grado di cultura della nostra popolazione, anche se si pubblica molto più di ieri. Così, può succedere, che in libreria si dia molto più spazio all’ultimo vippetto che ha avuto tanti passaggi in tv, di quanto se ne dia a veri scrittori”.

 

Palomba: “Non sarei così catastrofica penso che si tratti solo di una battuta. Non mi sembra che la qualità media dei libri si sia abbassata. Il mercato è ampio, democratico, e offre veramente di tutto”.

 

Sappiamo che Italo Svevo pagò per la pubblicazione de “La coscienza di Zeno”. Se non avesse scelto questa strada, potrebbe esistere il rischio che un capolavoro come questo non sarebbe stato mai pubblicato?

Riccardi: “La situazione in questi 100 anni è incomparabilmente cambiata. Sì, certo, può accadere che una casa editrice possa perdersi un capolavoro, ma oggi i recettori stabilizzati dell’editoria sono talmente diffusi e capillari che sarebbe sicuramente più difficile.

Ci sono casi in cui un autore pubblica con contributo, con una piccola casa editrice, poi il passaparola e l’aumentato interesse lo pongono all’attenzione di case editrici più grandi. Un ultimo caso è quello de “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo”, di Audrey Niffenegger, che ha seguito proprio questo iter e che oggi Mondadori pubblica”.

 

D’Angelo: “Esiste senz’altro, tecnicamente, la possibilità che un libro eccellente venga ignorato dall’editoria. Per qualche grande autore pagare è stata l’opportunità per venire alla luce. Tuttavia... Sono affezionata all’idea romantica del manoscritto che arriva alla pubblicazione senza soldi né padrini”.

 

Gremese: “Moravia ha avuto un’esperienza simile, pubblicando a sue spese “Gli indifferenti”. Ma questo è dovuto, oggi più di ieri, alla estrema difficoltà di vendere le opere di un esordiente. È comprensibile che l’editore esiti a prendersi il rischio d’impresa, anche per un’opera valida, quando già sa che non recupererà l’investimento. Se si trova di fronte a un’opera valida, è comprensibile che possa accettare di pubblicarla se c’è un contributo alle spese da parte dell’autore, che riduca il suo rischio.

Diverso invece è il caso di quegli editori che senza alcun riguardo al valore dell’opera speculano sulla vanità degli autori chiedendo loro di pagare tutte le spese, ma poi di fatto non si occupano minimamente della distribuzione”.

 

Palomba: “Non ho esperienza in tal senso, ma direi che bisogna capire bene cosa si intenda per pubblicazione a pagamento. Se qualcuno non ha trovato un editore che voglia investire sulla propria opera e quindi decide di stamparla a proprie spese, la trovo un’aspirazione più che giusta. Troverei poco corretto, invece, il caso in cui un editore chiedesse ad uno scrittore di pagare per la pubblicazione”.

 

Salone internazionale del libro (Torino), Fiera del libro per ragazzi (Bologna), Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria (Roma). Non sono pochi solo 3 eventi nazionali per la promozione del libro?

Riccardi: “Non sono pochi. A questi bisogna aggiungere i festival letterari che stanno diventando un fenomeno sempre più interessante, in quanto prova di una pulviscolare diffusa fiducia nella letteratura non solo di svago. Certo non bastano, ma sono segali di una strutturata affezione alla lettura”.

 

D’Angelo: “Si tratta di fiere distribuite nell’arco dell’anno. Mancherebbe una grande fiera dell’editoria al Sud... Le fiere mettono in moto una quantità enorme di risorse (giornali, pubblicità, promozioni ecc.); gli scrittori e gli uffici stampa si mobilitano: stand da allestire e disallestire, vendite, spazi mediatici, esposizioni, vetrine, interviste, presentazioni, libri che viaggiano in pacchi attraverso l’Italia...

Dietro ad ogni fiera c’è un grande lavoro di tutti. La promozione dei libri dovrebbe durare sempre, non solo il tempo delle fiere. Si può promuovere la lettura in molti modi, dal bookcrossing a eventi come “Libri Come”, appuntamento intorno al libro ideato da Marino Sinibaldi, passando per presentazioni, convegni, incontri con l’autore e laboratori con scrittori.

Parlando della casa editrice di cui curo l’ufficio stampa, la Avagliano ha promosso “LIM, Libri italiani nel mondo”, l’idea del presidente Antonio Lombardi è quella di donare alcuni titoli del catalogo agli Istituti italiani di cultura e con la collaborazione del ministero degli Esteri ce l’abbiamo fatta. La libreria Opificium Chartae a Roma, con la partecipazione di Antonio Pascale, ha lanciato “Scritture in corso, workshop di scrittura creativa e di lettura ragionata dei testi”, l’idea è quella di accorciare la distanza tra l’oggetto libro e il potenziale lettore. Ecco, tutte le iniziative di promozione del libro dovrebbero andare verso questa direzione: avvicinare il libro alla gente. E consolidare la nicchia preziosa dei lettori forti. Promuovere la lettura è il vero investimento: chi è o diventa lettore non smette mai più di esserlo”.

 

Gremese: “Sono tre manifestazioni molto diverse tra di loro, che si rivolgono a tre target completamente differenti. Ce ne sono molte altre, minori, e in fondo credo non si avverta la necessità di averne altre, anche se ogni forma di pubblicità al libro è sempre ben accetta”.

 

Palomba: “Questi sono saloni importanti, che hanno molti visitatori. Tuttavia non credo sia la copertura mediatica di eventi come questi a fare la differenza nel mondo dell’editoria. Bisognerebbe puntare anche su piccole iniziative che consentano, per esempio, una penetrazione più efficace del mercato del libro nelle province, dove talvolta mancano le librerie. Creare piccole reti, potrebbe risultare un’operazione valida”.

 

Letto per informazione, per divertimento o passatempo, il libro rimane lo strumento principe del sapere. Quale il suo stato di salute e quale il suo futuro?

Riccardi: “Difficile dare una risposta. Con il frantumarsi della società le modalità di fruizione del libro sono cambiate. Un tempo il libro era segno di una cultura personale. Oggi non è più così anche se abbiamo ottenuto il vantaggio di desacralizzare la modalità di fruizione del libro. Certo, in Italia rispetto a società analoghe si legge poco, ma la cosa importante è avviare iniziative che permettano la circolazione dei libri”.

 

D’Angelo: “Fino a che esisterà il mondo e la nostra curiosità per il mondo e per le cose degli uomini, esisterà il libro; il futuro del libro va di pari passo con il futuro dell’indagine e della speculazione umana. Fino a quando l’uomo sarà in cerca di risposte, sarà anche in cerca di libri da  scrivere e di libri da leggere. Il futuro del libro è vecchio quanto il mondo”.

Gremese: “Quello di un malato a cui hanno dato 4 mesi di vita, ed è arrivato già al terzo. Per il futuro lo sforzo è quello di prolungare al massimo l’ultimo mese, e pare che nonostante tutto si sia trovato il modo di fermare il tempo”.

 

Palomba: “Lo stato di salute del libro è buono. Sul futuro è difficile fare previsioni”.

 

Ebook e istant book: in cosa si manifesta maggiormente l’impatto delle nuove tecnologie sulla vita e sulla durata di un libro?

Riccardi: “Siamo alla soglia di una grande rivoluzione, che riguarderà in primo luogo il cambio di supporto dell’oggetto libro. Ma sarà interessante verificare quanto questo cambio di supporto cambierà ed inciderà anche sul contenuto. Bisognerà aspettare che si stabilizzi la fruizione secondo le nuove modalità, anche se sono convinto non passeranno tante generazioni”.

 

D’Angelo: “L’ebook in Italia non è ancora decollato, ma accadrà presto e sicuramente segnerà un cambiamento nelle nostre abitudini, nei consumi relativi alla fruizione e nell’approccio fisico alla lettura. Si aprirà un nuovo mercato. Si pone una serie di questioni: i diritti, i nuovi supporti... L’istant book nasce sull’onda di uno stimolo urgente e attuale. Viene pubblicato in pochissimi giorni, ma non è detto che sia brevissima la sua durata sul mercato. Appena saputo del Nobel a Herta Muller la Avagliano è uscita in libreria con un istant book “Herta Muller, un incontro italiano”, si tratta della prima intervista italiana fatta alla scrittrice diciannove anni fa a Roma.

È un libro che vende ancora e che venderà ancora. Il “sistema ebook” prevederà senz’altro un  modo di conservazione dei testi: e in più ricordiamoci che ogni libro vive nella mente delle persone, più che mai adesso che non avrà altro appiglio che la trama e la parola, l’essenza stessa, facendo drammaticamente a meno del supporto materiale che fa di un libro lo splendido oggetto che conosciamo”.

 

Gremese: “Le enciclopedie, per esempio, e molti libri di documentazione e ricerca, hanno molto sofferto. Ma l’impatto delle nuove tecnologie è ancora strisciante, anche le vendite su internet sono lente. Ma indubbiamente il futuro sarà in gran parte loro”.

 

Palomba: “Gli istant book non sono propriamente una novità. Oggi, forse, la tecnologia, ha ulteriormente accorciato i tempi. Per quanto riguarda gli ebook, invece, in Italia non sono ancora sbarcati e quindi è difficile parlarne. È certo che arriveranno, ma è difficile fare previsioni sul come verranno accolti dal pubblico italiano”.

 

Quanto la cura dell’editing influenza sulla scelta di un libro?

Riccardi: “Difficile dirlo, perché ci sono approcci all’editing diversi tra i differenti settori di una medesima casa editrice”.

 

D’Angelo: “L’editing è fondamentale. Può decidere il destino di un libro. Un buon editing su un buon testo ne decreta il successo”.

 

Gremese: “Dipende dal lettore: per un lettore accorto è importante ritrovare in una pubblicazione una bella copertina, un carattere adeguato, un indice dei nomi ben fatto, una bibliografia accurata. Un lettore meno preparato non ci fa caso”.

 

Nel film catastrofico “Codice genesi” (The book of Eli), dopo l’acqua, i libri sono considerati il bene più prezioso, tanto che proprio dalla ristampa dei libri ripartirà la civiltà. È possibile affermare che pubblicare libri ha ancora oggi un valore sociale, o l’editoria è divenuta un commercio come qualsiasi altro?

Riccardi: “Mondadori è talvolta accusata di essere orientata principalmente al commercio. Eppure dalla sua fondazione non ha mai smesso di pubblicare poesie di autori italiani e stranieri e la collana Meridiani opera ad altissimi livelli. Qualche tempo fa, mi è capitato di leggere una lettera che il nostro fondatore Arnoldo Mondadori scrisse ad Ungaretti, pregandolo di pubblicare le sue poesie. Questo è il dna della nostra casa editrice”.

 

D’Angelo: “Benché vada di moda un certo cinismo tra editori a cui piace dire che il libro va venduto come qualsiasi altra merce, l’editore illuminato sa benissimo che pubblicare libri non è un commercio come qualsiasi altro. Per una serie di ragioni. Non esistono tanti saloni, fiere e presentazioni delle lavatrici quanto saloni, fiere e presentazioni di libri: vendere libri è più difficile.

Perché della lavatrice concordiamo che ne abbiamo bisogno, del libro invece alcuni pensano di poterne fare a meno. Riuscire a vendere libri a coloro che pensano di farne a meno è una sfida. In ogni caso, un modello rivoluzionario di lavatrice può innovare nel mercato e un libro può fare lo stesso”.

Gremese: “La produzione, soprattutto per le esigenze delle grandi case editrici, è diventata sempre più commerciale, ha bisogno di grandi numeri e di facili vendite. Le catene librarie, che una volta erano attente a ciò che si pubblicava, oggi sono plasmate sulle esigenze delle grandi case editrici con la conseguenza che ovunque andiamo troviamo tavoli sommersi di libri non sempre di prima qualità. Diverso il discorso per la piccola editoria sulla quale forse possiamo riporre le maggiori speranze di salvezza del libro e della cultura”.

 

Palomba: “L’editoria è un’industria e quindi i libri sono prodotti. Certo, prodotti speciali, che veicolano senso. Se un libro si vende, e molto, diventando un best seller, non vuole assolutamente dire che non abbia più valore sociale e culturale. Il suo valore rimane intatto”.

 

Consapevoli di non poter esaurire le problematiche e perché no le curiosità legate all’argomento, la qualità delle risposte forniteci ci offre sicuramente una molteplicità di spunti che sarebbe interessante approfondire. Certamente la prospettiva dalla quale ciascuno dei nostri referenti ha risposto è vincolata ed influenzata non solo dalla storia specifica della casa editrice di riferimento, ma anche dalla diversità di mission, di target e di mercato che oggi Avagliano, Gremese, Mondadori e Ponte alle Grazie hanno.

Ciò che, a parer nostro, costituisce per tutti un obiettivo importante, sul quale in modalità diverse ciascuna casa editrice orienta il proprio lavoro, è quello di appassionare quante più persone possibili alla lettura, perché un libro, qualsiasi libro, non solo consente al lettore di essere trasportato in altri mondi e in altre realtà, ma attraverso questi mondi e queste realtà può nutrire la sua mente.

Concludo ritornando ad Aldo Manuzio, da colui dal quale tutto è partito: nel 1494 aprì la sua prima tipografia nella contrada di Sant’Agostin, a Venezia. E pubblicando nel 1498 le opere di Poliziano, introdusse nella dedica quello che sarebbe diventato poi il suo motto8 festina lente, cioè affrettati con calma. Uomo del futuro anche in questo.

 

1) Da www.mondadori.it, sez. Mission.
2)
www.avaglianoeditore.it
3) Da www.gremese.com, sez. Chi siamo.
4) Da www.ponteallegrazie.it, sez. Casa editrice.
5) Motto attribuito all’Imperatore Augusto dallo scrittore latino Svetonio.




*Dice di sé.
Antonella Parmentola. Subisce, dai tempi del liceo, il fascino delle parole, della loro etimologia, del loro senso originale e della successiva evoluzione. È profondamente convinta che in un mondo in cui tutto è stato già scritto e detto, il come scrivere o dire qualcosa possa ancora fare la differenza.


 

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