TELEVISIONE
TELE BIELLA, LA TV CHE HA CAMBIATO LA TV
L’avventura pioneristica di
Peppo Sacchi, nel lontano 1972, pone le fondamenta di quella
che chiamata televisione commerciale cambierà non solo il
modo di fare tv, ma anche la vita di un’intera città prima e
di una nazione dopo
Ivan Villa*
“La
Rai, Radio televisione italiana, inizia
oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive…”,
ipse dixit! Con queste parole, pronunciate la mattina del 3
gennaio 1954 da Fulvia Colombo, la prima annunciatrice
italiana, venne ufficializzato il servizio televisivo
regolare e iniziò la storia moderna del nostro paese.
In principio fu il “programma
nazionale”, un unico canale, un palinsesto che durava 6 ore
e un pionierismo oltremodo avvincente; successivamente, nel
1961 la “signorina buonasera” Aba Cercato inaugurava le
trasmissioni della seconda rete, che riportava in
sovraimpressione l’orario d’inizio dei programmi dell’altro
e viceversa… quello sì che era l’attuazione del principio di
non concorrenzialità!
Erano gli anni della tv
istituzionale, mai volgare, forse un po’ abbottonata, ma di
un indubbio valore artistico; erano gli anni in cui le
famiglie si riunivano con amici e parenti nei luoghi
pubblici o nelle case di chi possedeva un apparecchio
televisivo per trascorrere serate in compagnia di Corrado,
Tognazzi, Vianello e vari altri grandi del nostro “star
system”; erano gli anni del boom, quello economico e quello
culturale, il boom di un paese che scoprì che aveva molte
cose da dire via etere. Ed erano gli anni in cui l’esercizio
delle trasmissioni radiotelevisive era di totale competenza
dello Stato che lo affidava, in concessione, alla Rai,
società pubblica e unica titolare dell’emissione di
programmi radio e tv del nostro Paese.
Poi… in un giorno apparentemente
normale sul finire dei gloriosi anni ‘60, la semplice
intuizione di un uomo cambiò la storia della televisione
moderna.
Giuseppe Sacchi, detto “Peppo”,
all’epoca dei fatti è un giovane regista di Biella che
lavora presso la Tv della Svizzera italiana e
proprio negli studi di Locarno nota che un apparecchio
collegato “via cavo” riceve le immagini della Tv tedesca. Al
giovane Peppo, che da quel momento si interessa attivamente
a questa nuova forma di trasmissione del segnale
audio/video, torna in mente l’art 21 della nostra
Costituzione che stabilisce che ogni cittadino ha diritto di
esprimere le proprie idee con qualunque mezzo…
Il problema con cui si sarebbe
scontrato il nostro pioniere delle tv libere è che in quegli
anni, come abbiamo già visto, la trasmissione dei segnali
tramite i mezzi di comunicazione di massa, resta di
esclusiva competenza della televisione di stato e ai privati
è assolutamente vietato l’uso delle frequenze via etere.
Questo divieto è stabilito da una norma del Codice Postale,
redatto nel 1936, che però presenta una lacuna: la normativa
inibisce espressamente l’emittenza televisiva privata “via
etere” ma non contempla quella “via cavo”, semplicemente
perché all’epoca della redazione del Codice tale sistema di
trasmissione non era ancora stato inventato.
Per chiarire il concetto di
questo particolare sistema di trasmissione, immaginate di
essere nel salotto di casa vostra, con una telecamera che vi
inquadra e che tramite un sistema di collegamenti, “via
cavo” per l’appunto, la vostra immagine vada in onda sui
televisori dei vostri vicini di pianerottolo… estendete
questo concetto a tutto il quartiere, chiamate un’ottima
squadra di elettricisti e potreste ritrovarvi indietro di
qualche anno ad esclamare eureka come fece Peppo Sacchi
quando decise che da quella intuizione sarebbe nata la prima
televisione privata della storia italiana: Tele Biella. Come
si può verosimilmente immaginare, la strada che portò a quel
memorabile 6 aprile 1972 giorno di inizio del regolare ciclo
di trasmissioni dell’emittente, fu lunga e tortuosa…
Peppo, da sempre sensibile a
tutte le nuove forme di tecnologia, tornato a Biella,
acquista un apparecchio molto innovativo prodotto in
Giappone: si tratta di un videoregistratore da ? di Pollice
della Akai. In pratica il sistema consente la registrazione
su nastri a bobina di circa 8mm ed è dotato di una
telecamera portatile, un monitor separato e un cavo che
permette la visione di quanto viene registrato direttamente
su un televisore domestico, quasi fantascienza per l’epoca!
E Peppo parte proprio da lì. Di giorno va in giro a filmare
le attività cittadine, come partite di calcio e comizi
politici, la sera collega il videoregistratore al televisore
del “bar centrale” e amici e avventori del locale corrono a
vedere la loro personale “programmazione”.
La voce, inutile dirlo, si sparge
in poco tempo e la gente di Biella fa la fila per vedere le
immagini di Peppo condite dalle facce dei negozianti del
centro, dalle belle ragazze del quartiere che vanno a messa
la domenica mattina, dalle partitelle a pallone al campetto
comunale… tutti catturati da un nastro magnetico e
immortalati dalla telecamera di Peppo! L’esperimento va
avanti per qualche tempo finché una sera nella mente del
nostro intraprendente regista matura l’idea che cambia la
sua vita e quella di… qualche milione di telespettatori:
visto che il problema principale è di far arrivare a più
gente possibile le immagini che vengono girate e considerata
la legge in vigore che proibisce la trasmissione via etere,
lo stratagemma è di portare quelle immagini casa per casa
tramite l’utilizzo dell’emissione “via cavo”! L’entusiasmo
di Peppo contagia i suoi compaesani e alcuni di loro lo
aiutano, anche economicamente, a collegare i televisori di
casa… prima 2, poi 5, poi 10 poi un intero quartiere… e
tutto nei limiti della legalità.
Il 6 aprile del 1972, quasi
vent’anni dopo l’inaugurazione della Tv di Stato, la moglie
di Peppo, la signora Ivana Ramella, annuncia l’inizio del
ciclo regolare di trasmissioni: Tele Biella, nella sua
prima, incredibilmente romantica sede, uno scantinato di via
XX Settembre, diventa realtà. Naturalmente i mezzi in
dotazione sono pochi e il segnale risulta disturbato,
soprattutto nelle case più lontane dalla sede
dell’emittente, ma la novità cambia per qualche tempo il
volto della città. Per far fronte ai costi che Peppo Sacchi
vede lievitare giorno dopo giorno si pensa di ideare una
raccolta pubblicitaria: viene stabilita una cifra per
realizzare spot promozionali di alcune aziende locali della
durata di un paio di minuti ciascuno (vi dice qualcosa la
parola “telepromozione”?); inoltre viene stabilita una sorta
di “una tantum” per chi richiede l’allacciamento al cavo del
segnale, con una cifra che varia, secondo alcune fonti, da 5.000 a 20.000 £, sulla base
di quanto sia distante il televisore da collegare.
Un anno dopo l’inizio delle
trasmissioni, il centro di Biella è attraversato da circa 3000 metri di cavo che
trasportano il segnale ad apparecchi installati nei
ristoranti, nei bar, nelle case e nei negozi con le vetrine
su strada. Sacchi è lanciato e ambizioso, tale da fissare
come obiettivo il collegamento di 5.000 televisori e con la
sua voglia di “fare” contagia anche alcuni personaggi dello
spettacolo, conosciuti ai tempi del suo lavoro in Rai: Enzo
Tortora, Bruno Lauzi e Beppe Recchia, che diverrà in seguito
un acclamato regista televisivo, danno un grande aiuto alla
realizzazione di un palinsesto che comincia giorno dopo
giorno a diventare addirittura competitivo quantomeno nei
contenuti.
Nella programmazione di Tele
Biella vanno in onda “Campanile in Barca” un gioco a premi
tra squadre di quartiere ispirato a “Campanile Sera”
popolare programma Rai, un quiz in onda il sabato sera, un
programma comico con un giovanissimo Ezio Greggio e dulcis
in fundo, alcuni contenitori in cui il cittadino è
protagonista nella sua quotidianità, con le sue espressioni
da bar e i suoi desideri mal celati, in pratica l’occhio
della telecamera puntato su gente comune (vi dice qualcosa
la parola “reality”?).
Tele Biella è quindi una rottura,
uno strappo positivo al sistema, uno svecchiamento delle
idee; per la prima volta il pubblico che interviene
nell’unico piccolo studio partecipa attivamente alle
trasmissioni, belle ragazze iniziano a sgambettare sulle
zeppe in qualità di vallette (vi dice qualcosa la parola
“veline” ?): il profumo di novità è ovunque e tutto sembra
essere in discesa. Peppo Sacchi e la sua squadra di
produzione, circa 20 tra tecnici e autori, possono inoltre
contare in quei primi anni su nomi come Memo Remigi, Daniele
Piombi, Annamaria Rizzoli, Febo Conti e i già citati Bruno
Lauzi e Enzo Tortora… tutti personaggi che per vari motivi
sono senza contratto Rai, che in quanto a censura si dà
proprio un gran da fare; per contrastare il “benpensantismo”
di Mamma Rai, Bruno Lauzi inventa insieme a Peppo e Tortora
un programma dal titolo “Le canzoni che non si cantano più
in televisione”, in pratica tutta la musica che viene
censurata dalla tv di Stato; provate a immaginare il
successo che riscuotono quelle sei puntate! E il clamore è
tale che Gigi Vesigna, allora direttore di “Tv Sorrisi e
Canzoni” pubblica sul suo giornale il palinsesto di Tele
Biella sotto quello della Rete Uno.
Qualcosa però va storto: per
qualcuno è ora di correre ai ripari e di interrompere un bel
gioco fino a quel momento osservato da lontano, ma con
sempre crescente preoccupazione. Tele Biella è diventata per
certi versi una realtà scomoda ed è sulla bocca di tutti,
purtroppo anche su quella dei rappresentanti del governo che
insieme ai funzionari della tv di Sato, nel marzo del 1973
emettono un decreto che sostanzialmente unifica tutti i
mezzi di comunicazione raggruppando i metodi di
trasmissione, inclusa quella via cavo, e ribadisce il
divieto di emissione da parte di soggetti privati, rendendo,
di fatto, fuorilegge la TV di Peppo Sacchi.
Il 1° giugno 1973, alla presenza
della Polizia Postale, un ingegnere delegato dal Governo
taglia il cavo che collega la sede dell’emittente alla rete
cittadina e Tele Biella è costretta al silenzio. Da questo
momento in poi la vicenda si complica: sono inevitabili
questioni politiche, basti pensare che da lì a poco sul tema
della riforma del sistema televisivo i Repubblicani non
daranno la fiducia al Governo Andreotti che sarà costretto a
dimettersi. Peppo Sacchi, che si vede crollare il mondo
addosso, non demorde e porta il caso di Tele Biella a
rilevanze nazionali tanto da diventare un forte argomento di
discussione dalle aule di tribunale fino ai cortili della
gente comune; il “Corriere della Sera” e molte personalità
dell’ambiente della comunicazione si interessano al caso e
si aprono dibattiti e convegni.
Inizia così un lungo calvario
giudiziario che porta la vicenda di Tele Biella davanti alla
Corte Costituzionale, che nel giugno del 1974 emette la
storica sentenza n. 226 nella quale si stabilisce che la
trasmissione via cavo non è reato ed è compatibile con il
monopolio della Tv di Stato, ribadendo comunque che
l’assoluta esclusiva alla trasmissione via etere spetta alla
Rai. Peppo Sacchi ricomincia le trasmissioni un mese dopo
con una laconica quanto emblematica frase: “Qui è ancora la
voce di Tele Biella”.
La vicenda giudiziaria però non
finisce qui: l’anno dopo un ulteriore sequestro del segnale
di Tele Biella accende il tema della necessaria riforma
della materia televisiva; Peppo e i suoi avvocati ancora una
volta si difendono e il caso culmina nel 1976 con una
sentenza della Corte Costituzionale che autorizza la libertà
di trasmissione televisiva via etere anche in ambito locale:
è la fine del monopolio della televisione di Stato e
l’inizio degli anni della cosiddetta “occupazione
dell’etere”. Nel 1978 un’emittente che trasmetteva già da
qualche tempo via cavo in un quartiere dell’hinterland
milanese cambia la modalità di trasmissione passando alle
frequenze via etere: il quartiere è Milano 2, la rete prende
il nome di Telemilano 58 e la proprietà è acquisita da una
società di una importante holding finanziaria: il gruppo
Fininvest. Il resto è storia dei nostri giorni.
La sede storica di Tele Biella,
un ex convitto nel centro cittadino, oggi è raso al suolo,
ma l’emittente locale esiste ancora ed è tuttora diretta dal
suo fondatore Peppo Sacchi e gestita da una Onlus insieme
alla moglie Ivana Ramella. Nel 1997 è stato scoperto da
alcuni abitanti di Biella un cavo coassiale che collegava
due palazzi in via Oberdan, un reperto storico del 1973, di
quando il principio di libertà si poteva tradurre nella
frase: “È consentito tutto ciò che non è espressamente
vietato”. Nel 1998 Peppo ha pubblicato il libro
autobiografico “Il crepuscolo della Tv” che comincia con una
dedica che riporto a conclusione della nostra storia: “A
coloro che non possono più leggerci. A coloro che ancora lo
possono, perché aiutino a non dimenticare.”
*Dice di sé.
Ivan Villa. Napoletano di nascita e figlio adottivo di
“Mamma Roma”, rutila da qualche anno nel mondo dello
spettacolo. Fin da età non sospetta ha sempre sognato di
“fare la televisione” e nei momenti di dormiveglia, da
qualche tempo, immagina di essere il produttore del “Saturday
night live”. Quando è del tutto sveglio, più normalmente, è
un direttore di produzione free-lance in programmi come “La
Talpa” o “Buona Domenica”. Se non avesse fatto questo
mestiere, avrebbe quantomeno provato a farlo.
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BARAK OBAMA
So che a volte
la tv vi dà l’impressione di poter diventare
ricchi e famosi senza dover davvero
lavorare, diventando una star del basket
o un rapper, o protagonista di un reality.
Ma è poco probabile, la verità è che il
successo è duro da conquistare.
(Da “Discorso di
apertura anno scolastico 2009-2010”, 2009)
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ARISA
Il successo ha cambiato
gli altri, non me.
(Da “www.leggo.it”,
2009)
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