IDEE TELEVISIVE PER UNA LOCATION PARTICOLARE: L’OBITORIO
Fabio Marson, Andrea Spadoni,
Vanessa Mustari, Cinzia Canafoglia, Placido Cavallaro,
Michela Altoviti, Chiara Alivernini
L’impianto logistico è quello di una morgue room,
coloro che vi lavorano e che vi transitano i
personaggi.
Questi gli spunti per un progetto televisivo a cui
hanno lavorato gli allievi di Studio 254. Sono stati,
dunque, immaginati gag, situazioni, personaggi,
ipotesi su morti, parenti e personale che vi lavora,
seguendo il filone comico grottesco della commedia
all’italiana.
Qui di seguito gli stralci degli scritti più
interessanti.
Fabio
Marson
Exit
Malgrado
l’opinione pubblica ritenga la morte un fenomeno naturale,
un soffio che passa e porta via, la realtà dimostra che le
cose non stanno proprio così.
Presso il
piccolo obitorio dell’ospedale San Camillo de Lellis, oltre
al personale di servizio, operano quattro strani personaggi:
sono attivi, pieni di vita e sentimenti, ma terrorizzati
all’idea di morire. Malgrado siano già morti.
Dopo aver
trascorso una vita burrascosa e lontana da ogni concetto di
santità, i quattro defunti si sono ritrovati abbandonati
all’obitorio, dove nessuno si è mai presentato per avviare
le pratiche di sepoltura. Vivono assieme in una stanza che
nessuno utilizza, segretissima, in attesa di trovare il
coraggio necessario per fare i conti con se stessi, con la
vita che hanno condotto e con il grande salto a cui non ci
si può sottrarre.
Grazie alle
loro paure e insicurezze, però, il medico legale Giampietro
Saitta si è reso conto di un lato della morte che non aveva
mai considerato: cosa comporta per una persona dover fare i
conti all’improvviso con la propria vita? Quanto si può
soffrire nel rendersi conto degli errori commessi e non aver
più la possibilità di sistemare le cose?
Tutti i neo
deceduti devono affrontare queste e altre difficoltà non
appena accolti in obitorio. Il tempo a loro disposizione è
limitato, perché nel giro di una settimana o poco più, i
familiari completano le carte per il funerale. E il corpo,
ovviamente, va abbandonato prima della sepoltura. Il dottor
Saitta, dunque, si ritrova a dover fare sia il medico legale
che lo psicologo funebre. Grazie all’aiuto dei quattro
ospiti, Giampietro si prodiga nell’aiutare questi neo
deceduti a sistemare i propri problemi prima che avvenga la
sepoltura. Forse anche lui ha qualche conto da regolare con
se stesso e con altri esseri viventi? Probabile, perché
oltre alle situazioni dei defunti, Giampietro si trova
quotidianamente in mezzo alle situazioni dei vivi che lo
circondano, spesso ben più assurde e complicate di quelle
ultraterrene.
Giampietro
Saitta
Medico
Legale
È un
bell’uomo di mezza età, sportivo, molto in gamba e
competente, di buona cultura senza sfoggi. Sembra il
ritratto dell’uomo perfetto, ma solo a prima vista. Tre
matrimoni alle spalle e almeno cinque figli accertati. E non
è riuscito a mantenere in piedi neppure una famiglia. Il
problema di fondo, oltre al debole per le donne altrui, è
l’egocentrismo. Oltre a ciò, compensa la sua eccezionale
capacità professionale con un’insicurezza talmente forte da
risultare, a volte, debilitante: se non ha al suo fianco la
persona giusta a rassicurarlo nel momento giusto, va in
tilt. Saitta è consapevole di questo suo deficit, e per
timore di fallire sul lavoro (ormai l’unica cosa che gli
resta), è diventato insopportabilmente pignolo. Tutto deve
seguire l’ordine corretto delle cose, i tempi devono essere
quelli stabiliti e non sono ammessi gli imprevisti.
Cadaveri
capricciosi permettendo.
I neo
defunti si aggrappano a lui come ultima (disperata)
soluzione per risolvere i loro problemi; ciò lo costringe a
continui salti mortali (l’Inferno per un pignolo come lui)
per evitare guai anche nella sua vita privata, in particolar
modo nei confronti dei figli, che non hanno una grande
opinione del padre, e nei confronti di Elena, forse l’unica
donna giusta per lui.
Chantal
Lahitte
Anatomopatologa
Chantal è
la giovane e promettente anatomopatologa dell’obitorio. Ha
26 anni, ha studiato a Milano ma è originaria del Camerun.
La sua provenienza da un paese lontano che non vede quasi
mai e la sua forza di volontà che l’ha portata a lottare per
ottenere le borse di studio le regala un fascino di mistero
e voglia di vivere che esalta ogni suo gesto. È felice di
essere riuscita nel suo obbiettivo: ha dimostrato alla
famiglia e agli amici che è stata in grado di superare le
mille difficoltà e raggiungere un posto di lavoro
rispettato. Tuttavia, c’è un fondo di amarezza. Per
inseguire il sogno della scienza ha dovuto rinunciare a
molte delle sue passioni, come la pittura. In Camerun poi è
rimasto Philippe, il ragazzo che ha sempre sognato di
sposare. Malgrado le tante promesse di sposarsi, lui, una
volta che lei è partita, non si è fatto più sentire. Chantal,
dopo quest’esperienza dolorosa, ha perso molta fiducia nel
proprio futuro sentimentale.
È una
ragazza molto preparata e ambiziosa: non vuole passare la
sua vita chiusa in quell’obitorio, lei sogna la ricerca
universitaria, magari in India, dove i soldi sono di meno ma
c’è più bisogno di aiuto. Estremamente curiosa, il suo
desiderio di conoscere è così forte in lei da renderla
sensibilissima nei confronti di tutto ciò che è esotico o di
nicchia. Viventi e defunti compresi. Un tipo di cultura che
il più accademico Saitta non riesce proprio a capire né
apprezzare.
I
quattro defunti
Rodolfo
Martino
Ex barbone
Rodolfo era
un anziano barbone, meglio conosciuto in città come Euro,
perché chiedeva sempre un euro ai passanti. Le leggende
intorno alla sua vita sono innumerevoli, e lui le ammette
tutte. Dal suo passato in politica ai suoi viaggi a bordo
delle navi. Spesso, queste leggende trovano conferme anche
al di fuori di lui, il che è strabiliante. Ha certamente
avuto una vita incredibile, ha fatto di tutto ovunque, ma
non vuole mai raccontarlo. Così come non vuole mai svelare
come si sia ridotto a chiedere soldi alla gente e a vivere
in un garage abbandonato in periferia. Malgrado il passato
pietoso, ha una dignità molto forte: ingenuo per tante cose
ma acutissimo per altre, la sua saggezza è stata forgiata
sulla strada, e si basa su principi base e universali,
spesso leggermente distorti in favore di se stesso.
Scorbutico e realista, nasconde dietro al volto vecchio e
malandato una sensibilità profonda per chi soffre, che porta
direttamente a un sincero altruismo.
Tobia
Roncella
ex
musicista
Giovane
musicista trentenne, è stato il batterista del famosissimo
gruppo Living Lizard, band rivelazione degli ultimi 5 anni.
La sua morte, però, è ignota a tutti. Dopo essere morto per
un banale incidente domestico, i produttori della band si
sono riuniti per decidere. La decisione è stata che la morte
non era abbastanza rock per incrementare le vendite, dunque
hanno optato per nascondere quanto successo e rimpiazzare il
musicista con un sosia. Nessuno sa che sia morto. Il gruppo
da lui fondato continua ad avere sempre successo, sfruttando
le sue idee.
Saverio
Trebbi
ex killer
Saverio è
un uomo sui quarant’anni, serio, con molto fascino. Lavorava
per la gente che conta nel campo della criminalità
organizzata, era considerato uno dei migliori. Completamente
privo del senso dell’umorismo, ragiona con una logica fredda
e impeccabile, senza accenni di umanità. Una volta trovatosi
all’obitorio, si vede costretto a fare i conti con il
proprio passato. Un killer che lavora per i defunti non può
fare a meno di re-incontrare molte delle persone che ha
fatto fuori. Da vivo conduceva una doppia vita: oltre alla
professione di killer, che era la sua principale attività,
si è trovato per caso a fare il comico televisivo,
raggiungendo una discreta notorietà.
È morto in
un agguato organizzato dai suoi stessi superiori. Lo
ritenevano un traditore, e ciò gli brucia molto.
Monica
Vileanu
ex
prostituta
Monica
aveva ventinove anni quando ha dato alla luce Mathias. Ha
partorito da sola, in mezzo al bosco, perché nessuno doveva
sapere di quel bambino. Chi è il padre? Monica non vuole
dirlo, e sembra che ci siano molte persone in vita a
saperlo. È il segreto che l’ha portata in braccio alla
morte. Ha partorito il figlio di un uomo che non poteva per
nessun motivo avere quel figlio.
Monica è
cresciuta in una comitiva di artisti di strada rumeni, e
grazie a loro è arrivata in Italia, clandestina. Per
l’Italia, quindi, lei non è mai esistita. L’alternativa era
tornare ad abitare le fogne di Bucarest assieme a centinaia
di altri nullatenenti come loro. In Italia Monica è
cresciuta, ha imparato a fare il clown, un mestiere come
tanti che poteva darle da vivere. Finché, per una serie di
problemi economici e di amicizie sbagliate, è finita a fare
la prostituta. Conviveva con Fernando, un uomo spagnolo a
metà tra il magnaccia e l’innamorato romantico. Poi ha
conosciuto Paolo, un avvocato conosciuto in un bordello,
disposto ad aiutarla. Poi il mistero, legato alla sua morte
per mano di ignoti in un bosco.
Andrea
Spadoni
Lo
conosco pene
Obitorio
ospedale San Raffaele – Milano
Due bare,
una famiglia, una colf, una lettera e il medico legale. Un
incredibile intreccio tra dramma e tradimenti che ruota
attorno al mistero sull’identità dei morti, irriconoscibili
perché hanno i volti sfigurati dall’esplosione di una
bombola del gas in una palazzina. La notizia della tragedia
sconvolge un quadretto familiare perfetto e fa scoprire un
segreto che mai era venuto a galla. All’obitorio, i primi a
giungere sono moglie e figlia di un padre di famiglia,
impeccabile, serio e puntuale sul lavoro, che in quei
momenti si trovava da solo in casa. Tra le macerie, però,
spunta un altro corpo. Dalla conta degli inquilini manca
solo quel silenzioso uomo, riservato, sconosciuto in zona.
Qual è la
bara giusta? Al riconoscimento con il medico legale, accade
qualcosa di strabiliante. Moglie e figlia possono scoprire
le bare, non sanno scegliere un cadavere. A raccolta
arrivano anche gli altri parenti che piangono su entrambe le
bare. Poco dopo, prima di procedere alla chiusura, giunge,
di tutta fretta, anche la colf di famiglia. Dalla borsa le
cade una lettera: “Macho, non ti dimenticherò”. Quelle
parole scatenano l’inferno all’obitorio dell’ospedale. La
moglie chiede spiegazioni, la colf confessa la sua relazione
con il marito di lei, la figlia fugge via. Gli altri parenti
quasi prendono a botte quella donna che aveva sempre
lavorato nell’ombra e sembrava insospettabile. Nella
confusione generale, il medico legale pone una domanda: “Non
voglio sapere chi lui amasse, ma chi è di questi due”. Si fa
coraggio la colf dello scandalo: alza il velo delle due bare
e ha dubbi fino a quando non toglie pantaloni e mutande a
entrambi i cadaveri e sicura dice: “È lui il mio Macho”.
Come lo ha riconosciuto? Semplice, dalla dimensione del
pene.
Vanessa
Mustari
Notti
non proprio ordinarie
Era un
giorno come gli altri all’obitorio. Un ambiente
disinfettato, o almeno così si supponeva, pieno di
piastrelle color acqua tanto che pareva di stare sotto un
fondale. Acqua e acciaio, accoppiata strana. Insolito
binomio come quello di due guardiani notturni: Peppe e
Rodolfo. Non erano dei veri i propri guardiani, non erano
dei veri e propri inservienti, né dei dottori, in pratica la
loro occupazione altalenava nel campo dei “non veri e
propri”.
Fatto sta
che c’erano ogni notte e lì, all’obitorio, accoglievano i
nuovi arrivati, per così dire, e controllavano che chi
entrava con le proprie gambe non ne uscisse con un altro
paio. Eh si! Perché anche questo accadeva, che dei cadaveri
che giungevano a pezzi nei sacchetti, certi matti
prendessero, che so, una gamba, un piede o una mano. Con un
tizio una volta era successo e alla domanda:
“Ma che ci
dovevi fare?”
“Non è
ovvio? Mi serviva un fermacarte!”
Di questo e
di peggio capitava là dentro e non è che quei due angeli
custodi fossero talvolta meno spostati di quelli che
andavano a prendersi i fermacarte all’obitorio piuttosto che
all’Ikea.
Una persona
qualunque un obitorio lo immagina silenzioso, tranquillo,
freddo, un posto quasi macabro insomma. E chi può dirlo
meglio di due sciagurati Death Boys?
Perché
Death Boys? Lo si capisce al volo: tre di notte, stanze
chiuse, tavolo per le autopsie tirato a lucido e corridoi
vuoti…o quasi.
“Guarda che
stavolta te spacco.”
“Se se,
l’ho già sentita sta storia e n’dovina com’è che finisce
sempre?”
“Ma statte
zitto và che se non fossi arto tre metri cor cavolo che
arrivavi primo!”
“Ma va va.
Dai femminè, attacca.”
Rodolfo
accende la radiolina e partono i Beach Boys con la loro
celebre Surf in Usa. Ed ecco che sfrecciano per il
corridoio con delle barelle a mo di surf, tutti e due in
piedi.
“Dajeee,
daje!”
L’abilità
non stava solo nel non cadere e spaccarsi a terra il melone,
ma nell’arrivare per primo e passare attraverso la porticina
che dava sulla stanza dove le persone riconoscevano i morti
ignoti oppure dove i parenti salutavano i cari un’ultima
volta. Per tale motivo ai due era sembrato molto appropriato
chiamare quella stanza “il punto d’arrivo” perché, come
diceva sempre Peppe:
“Quanno te
tocca te tocca, tutti lì annamo a finì”.
Cinzia Canafoglia
Obitorio di una città di
provincia
Viene
portato all’obitorio un uomo di 50 anni, morto
all’improvviso per cause ancora da stabilire tramite
autopsia.
L’uomo è un
ricco commerciante, molto conosciuto in città e appartenente
a una delle famiglie più eleganti e snob.
Man mano
che si sparge la notizia della sua morte, conoscenti,
parenti e curiosi, cominciano ad arrivare in obitorio. In un
clima di persone affrante, che piangono con lo sguardo basso
e scuotendo la testa sulla triste disgrazia, ribadendo le
grandissime qualità dell’uomo, arriva la vedova del defunto.
Vedova, anche se i due si erano lasciati due anni prima, e
la loro storia matrimoniale era stata ricca di colpi di
scena su cui la gente della città aveva potuto fare bei
romanzi.
Lei, donna
molto bella e appariscente, giunge con il suo nuovo
compagno, insieme al quale ha avuto una bambina. Col marito
invece, aveva avuto due figli ormai ventenni.
All’ingresso della donna in obitorio, c’è un momento di gelo
a cui segue un fitto chiacchiericcio, si discute
sull’opportunità della presenza della vedova. Non è amata in
città, è considerata una donna senza scrupoli e
opportunista, che ha pubblicamente umiliato il marito con le
sue avventure.
La vedova
comincia una scena tragicomica, si avvicina a ognuna delle
persone presenti, piangendo, simulando svenimenti e dicendo
che lei ha amato moltissimo suo marito, che lui è stato il
grande amore della sua vita e che questa tragedia non
riuscirà mai a superarla. Il nuovo compagno, intanto, la
osserva in disparte. I parenti di lei, imbarazzatissimi,
tentano invano di trascinarla fuori per porre fine a quella
scena pietosa.
In fondo
alla stanza, appartato rispetto a tutti gli altri c’è un
uomo sulla quarantina, alto, magro con una leggera barba
incolta. Sguardo basso, viso senza espressione, sta lì
immobile e tutti si chiedono chi sia.
“Ma
una notizia un po’ originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall’arco scocca
vola veloce di bocca in bocca”.
(Bocca di rosa – F. De Andrè).
Una donnina presente, la fedele domestica del defunto,
inizia un passaparola che toglierà in pochi minuti la
curiosità a tutti: è l’amante segreto di lui, l’uomo che il
defunto ha sempre amato e con cui ha vissuto una vita
parallela.
“Io sola so quanto si siano amati…” dice l’anziana
domestica.
Placido Cavallaro
Obitorio comunale: forse è l’unico posto andò l’apparenza
non conta… qui ve guardano dentro sul serio!
Il
Servizio mortuario è collocato nello stesso blocco dei
servizi territoriali con accesso dal parcheggio pubblico.
Personaggi
Personale
Responsabile: Stefano Forti, 55 anni e da 23 anni
lavora all’obitorio, divorziato è alla ricerca di una nuova
compagna. Ama la buona cucina e la Lazio. A volte porta le
sue avventure a lavoro, “signore” sempre molto appariscenti
e loquaci.
Operatori necrofori: Claudio Buchi, giovane, 28 anni
circa, è al suo primo impiego. La crisi economica lo porta
all’obitorio. In realtà è un architetto con l’hobby per gli
sport estremi: subacquea, paracadutismo, lotta greco-romana.
Ama piacere alle donne ma nasconde un disturbo narcisistico.
Mente agli amici sul suo vero lavoro.
Giovanni Gorti, 43 anni marito e
padre esemplare e figlio d’arte, il padre e il nonno
lavoravano all’obitorio: ne va fiero.
Portinaio
Gaspare Martini, romano de Roma vive
in borgata ed è romanista (odia i laziali e quindi il
responsabile dell‘obitorio). Ha l’hobby dell’orto e spesso
intrattiene la gente con i suoi racconti su carciofi e
ravanelli. Incurante delle buone maniere a un dottore che si
trovava per la prima volta all’obitorio disse: “a dottò se
vede che sei novellino, non te toccà che li consumi… da qui
ne passano tanti”.
Per arrotondare il magro stipendio va contro la legge e
consiglia ai parenti dei deceduti la ditta di onoranze
funebri, a suo dire, più qualificata ovvero quella che paga
a lui la pubblicità.
Salma: Signora Adelaide, 83 anni romana ex salumiera.
Parenti della salma: Genero. Flavio, professore di
Greco, frustrato per non essere mai riuscito a pubblicare un
libro sull’Edipo Re.
Figlia. Amalia, casalinga. Insoddisfatta del marito.
Attività
Il
servizio mortuario si occupa della gestione della salma dal
momento della presa in carico presso il reparto in cui
avviene il decesso, fino al momento di partenza del feretro
per l’espletamento delle esequie funebri. I tecnici
necrofori eseguono tali adempimenti post-mortem nel rispetto
della dignità dei defunti e dei familiari.
Fa
caldo e gli ospiti vanno a male… si accelerano i tempi delle
visite necroscopiche, sennò non si respira!
Prima scena
All’obitorio arriva una salma. Il portinaio va dal direttore
per avvertirlo, incurante della forma irrompe nello studio
del capo che è in dolce compagnia. L’amica del direttore fa
in tempo a nascondersi sotto la scrivania.
Portinaio: “A Bill Clinton… vedi che ci sono clienti!”.
Michela Altoviti
È sempre notte fonda
Personaggi fissi:
–
il prete per l’estrema unzione
–
l’addetto delle pompe funebri con una vena filosofica
(figura semiseria e riflessiva che lancia spunti fraintesi
dal suo collega)
–
addetto2 (figura grottesca e scanzonata che banalizza e
sdrammatizza le situazioni, anche involontariamente)
– la Morte (personificazione della protagonista delle
gag comiche)
Personaggi variabili:
–
il defunto
–
i familiari e gli amici del defunto
L’idea generale, da sviluppare in maniera più dettagliata, è
quella di fare anche riferimento a casi famosi riprendendo
quindi situazioni note o meno note, come, ad esempio, quella
di Richard Yates: quando le figlie dovettero prendere una
decisione circa il corpo del padre conservato nella cella
frigorifera di un’agenzia di pompe funebri – bocciando
l’idea della sepoltura gratuita nel cimitero dei veterani
dell’Alabama, convenendo che al padre questa soluzione non
sarebbe piaciuta – si accordarono per pagare la cremazione;
all’ultimo momento, però, il direttore dell’agenzia di
onoranze funebri scoprì che esisteva una terza figlia e si
rifiutò di procedere senza la sua firma. Le altre due eredi
si dice che scherzarono sul fatto di caricare il corpo del
padre nella vecchia Mazda e di spedire tutto a casa, ma di
fatto qualche settimana in più della cella frigorifera
risultò non comportare alcun sovrapprezzo...
Chiara Alivernini
Dialogo per una puntata pilota della fiction
Stanchi morti
Alfredo (inserviente per le pulizie) sta canticchiando sulle
note di Knocking on Heaven’s door mentre pulisce con
mocio per terra
Alfredo – Mama put this badge on me… I can’t use them any
moooore… yeah… (iniziando a scatenarsi) it’s getting dark to
dark to see… ye-ye-yeah! Feel like I m knocking on heaven s
door… no no… no no no! Kno-kno-knocking on heaven’s door!
Baby!
Tim e Paolo, portantini, gli si fanno alle spalle e lo
terrorizzano con un applauso corredato da urla alle spalle.
Tim – Bravooo!
Paolo – Hai mai pensato ad un torneo di guitar hero?
Alfredo (in palese accento siculo) – Ancora voi due!
Tim – E chi vuoi che sia, qua ci siamo solo noi!
Paolo – E i morti.
Alfredo – Eh via, non si dicono queste cose qui dentro che
porta male! (tocca uno dei suoi cornetti rossi, appesi alla
vita assieme a una fila d’aglio)
Paolo – Ma è la pura e semplice verità!
Tim – Amico, qui siamo all’obitoorio! (imitando un tono
infernale)
Alfredo (toccandosi) – Già ma noi qui siamo vivi.
Tim e Paolo si guardano poi unisono – Per ora.
Alfredo – Sentite, cip e ciop, io qui devo lavorare, qui
dentro ci sono anche persone che sudano, capito? Io sgobbo
tutto il giorno, mi faccio il mazzo, non come certa gente
che non fa nulla tutto il giorno quindi vaffanc…
Frattanto Tim e Paolo si sono scansati e entra il dottore.
Dottor G. – Dov’è che dovrei andare, Alfredo?
Alfredo – co… come? N… no, dottore… mi… mi scusi… non
intendevo lei…
Tim e Paolo sghignazzano ai lati.
Dottor G. – Ad ogni modo, a lavoro! TUTTI quanti. (alludendo
agli altri due)
Tim – Agli ordini signore! (sull’attenti come un soldato)
Paolo – Subito signore!
Tim – Ma prima dottore se la fa raccontare una barzelletta?
Dottor G. (guardando una cartella e firmando dei fogli
risponde distrattamente) – Se proprio non puoi farne a meno,
Tim.
Tim – Bene! Allora un uomo si sveglia dal coma. Le sue prime
parole?
Dottor G. – Non lo so…
Tim – Altri 5 minuti!
Tim e Paolo ridono pazzamente.
Dottor G. – Mi spiace deludervi, ragazzi, ma questa è
vecchia.
Paolo – No, QUESTA è vecchia, dottò!
Scopre la morta.
Alfredo – AHHH! (istintivamente tocca i suoi amuleti)
Dottor G. – Sì, va bene, posatela lì per favore, non state
maneggiando un vassoio di pasticcini.
Mentre la portano Alfredo si scansa e i due gli fanno i
versi dei fantasmi mentre lo superano.
Paolo – Uff! Questa nonnina è leggera come una piuma.
Tim – Concordo, fratello, sembra fatta d’aria.
Nipote (apparendo, vestito di nero, sembra uno iettatore) –
Benché nella vita la cara zia Amalia riuscisse ad essere…
moolto pesante…
Dottor G. – E lei sarebbe?
Nipote – Adolfo Gervasi. Nipote della vittim… eh, della
signora. Scusatemi, sono un fan di Montalbano.
Tim – La capisco, anche io!
Dottor G. – Vi prego, voi due, uscite da questa stanza e
tornate ai vostri impieghi. E lei… la prego, Alfredo, torni
al suo lavoro. Qui mi sembra tutto pulitissimo. La chiamerò
se avrò bisogno di lei.
Alfredo – Come vuole lei, signor dottore. (esce)
Tim e Paolo – Sissignore… (Escono)
Dottor G. – E dunque… ecco… volevo porgerle innanzi tutto le
mie più sentite condoglianze.
Nipote – Grazie, anche a lei.
Il
dottore rimane interdetto ma l’altro sembra serissimo. È
davanti alla signora morta e sospira.
Dottor G. – Po… posso aiutarla in qualche modo?
Nipote – La ringrazio, dottore. Avete già fatto tanto. (si
mette a piangere)
Dottor G. (tra sé) – Oggi cominciamo bene…
Compone un numero al telefono
Dottor G. – Michele? Sì, sono io. Sì, volevo chiederti se
potresti portarmi uno… (guarda il tipo) due caffè.
Sì, grazie. Sì, zucchero. Ah, e … due bicchieri d’acqua,
anche. Grazie. (chiude il telefono) Spero che le possa far
piacere ecco… un caffè.
Nipote – Grazie per il pensiero, ma la zia non beve mai
caffè.
Silenzio.
Dottor G. – Ehm… no-non per sua zia… intendevo per lei LEI.
Nipote – OH, grazie, sì a me piace il caffè.
Dottor G. – … bene.
Silenzio. Il Dottor G. si schiarisce la gola.
Nipote – Ha la tosse?
Dottor G. – Un leggero pizzicore…
Nipote – Non dovrebbe trascurarla. Al giorno d’oggi si può
anche morire di tosse.
Il
Dottore si gratta.
Nipote – Eh… (sospirando) io non la vedo bene…
Dottor G. – Le assicuro che era solo un pizzicore!
Nipote – Non lei, dottore. Intendevo la zia.
Dottor G. – … ah…
Silenzio.
Nipote – è così… pallida…
Dottor G. – Beh, ecco, presumo che lo sia perché… è morta…
Nipote – Sì. Probabilmente ha ragione lei.
Silenzio.
Nipote – Ad ogni modo arriverà la truccatrice a rassettarla
un poco. Alla zia piace essere in ordine. Sempre.
Soprattutto per le occasioni importanti.
Dottor G. – E questa indubbiamente lo è… (a parte fa un
gesto come dire: questo è matto)
Michele (il barista – n.b. accento palesemente napoletano) –
Allora, due caffè, due acque, più zucchero.
Dottor G. – Grazie, Michele. Posa pure qui sul tavolo.
(toglie le carte per fare spazio)
Michele – madonna du Carmine! È una morta quella?
Dottor G. – Sai com’è siamo in un obitorio!
Michele – Ma… ma… com’è successo?
Nipote – La zia è morta piacevolmente nel sonno. (si fa il
segno della croce)
Dottor G. – E smettila di fissarla così.
Michele – Mi dispiace dottore… è solo che… così da vicino…
io non avevo mai visto una persona morta…
Vanessa (la truccatrice, entrando n.b molto sexy) –
Perdonatemi… è qui la signora Gervasi?
Dottor G. – Sì, prego…
Vanessa – Ma… Augusto!
Dottor G. – Vanessa?!
Vanessa – Che sorpresa! (lo abbraccia)
Michele si fissa a guardarle il sedere, incantato. Il Dott
gli fa segno di smetterla.
Dottor G. – Quanto tempo!
Vanessa – Eh, sì, un mare! Come stai? E così sei un dottore,
eh! Ce l’hai fatta!
Dottor G. – Già. E tu volevi fare la cantante…
Vanessa – Già. E invece sono un’estetista. Ma sono felice.
Dottor G. – Beh, è un mestiere rispettabilissimo.
Michele – Dove lavora? Magari potrei venirmi a far bello da
lei…
Dottor G. – Non badare a lui… (sotto voce) scherza con tutte
ma in realtà è gay.
Vanessa – Capisco. Vieni quando vuoi, tesoro! Anzi, nel
frattempo ecco prendi questo, è un campioncino di smalto.
Omaggio.
Michele resta interdetto.
Dottor G. – Michele, ascolta, porteresti alla signorina…
cosa vuoi dal bar?
Vanessa – Oh, beh io in realtà…
Dottor G. – Dio, è vero, mi dispiace! Che terribile mancanza
di tatto. Tu cercavi la signora… è forse una tua parente o…?
Vanessa – Oh, no. No, no. Ecco, io sono qui per lavoro.
Dottor G. – Lavoro?
Vanessa – Sì. Per truccarla.
Dottor G. – Oh. (dopo una pausa) Beh, in questo caso… posso
offrirti qualcosa?
Vanessa – Un cappuccino, grazie.
Michele – Ma le pare… (esce)
Vanessa – Oh Dio ma perché avete fatto venire anche un
esorcista?
Il
Dottore fa segno di stare zitta col dito.
Vanessa – Oh, mi dispiace … è un … vostro dipendente?
Nipote – Sono il nipote della signora.
Vanessa – Ups… mi dispiace. Ecco… condoglianze…
Nipote – Grazie.
Vanessa – Veramente una bella signora.
Nipote – Già. Era stata miss da giovane.
Vanessa – Capisco. Beh, allora sono fortunata, direi… questa
è la prima miss che trucco?
Il
dottore ride istericamente per darle spago, l’altro resta
impassibile.
Vanessa (posando la sua valigetta e aprendola) – Di… di che
colore preferisce che la trucchi?
Nipote – Aspetti che domando.
Mentre il nipote si piega sull’anziana, Vanessa guarda il
dottore con aria interrogativa e lui le fa cenno che il
tizio è matto.
Nipote – Dice che gradirebbe un leggero pesca sulle guance.
Che si intona all’abito.
Vanessa – Giusto… e… ehm gli occhi di che colore li
preferisce la nonna?
Nipote – Dice che quello lo vorrebbe intonato al colore dei
suoi occhi.
Vanessa – Capisco… e… ehm… soltanto che… gli occhi…
Nipote – Sì?
Vanessa – Ecco… sono chiusi…
Nipote – Certo che lo sono. È morta. Ma può aprirli se
vuole, faccia pure. Non le darà fastidio.
Vanessa riguarda il dottore, preoccupata. Lui le fa cenno di
aspettare, sfoglia la cartella clinica, poi le suggerisce a
bassa voce…
Dottor G. – Blu.
Vanessa (piano) – Grazie.
|