MASS MEDIA
CONFALONIERI: VERONICA GUADAGNA DI PIÙ, PERÒ LEI È LA MOGLIE
Il presidente di Mediaset,
amico del Premier dai tempi dell’oratorio, in questa
intervista ad Aldo Cazzullo fa il punto su politica,
Mondadori, Milan e anche sul divorzio del secolo.
“Berlusconi al Quirinale? Non ce lo vedo, lui è fatto per i
ruoli operativi”, “Corruzione in politica: ma perché i
ministri non fanno il mutuo, come tutti gli altri?” (1)
Aldo Cazzullo*
“Quando una persona che conosci da sessant’anni riesce
ancora a stupirti, dev’essere un fenomeno. Io ho conosciuto
Silvio bambino all’oratorio, sono diventato suo amico al
ginnasio, ma in questi giorni lui riesce ancora a stupirmi.
Ha una resistenza alle pressioni quasi sovrumana. Uno dei
suoi segreti è sempre stata la fisicità; come ha capito
Belpoliti, che è di sinistra ma nel suo libro sul corpo di
Berlusconi ha intuizioni giuste.
Anche
ora, che è sempre charmeur ma ha i suoi anni, Silvio
ha una forte fisicità. Con qualche aiutino, d’accordo. Ma
quando deve gasare qualcuno, ha un magnetismo che mi ricorda
il Senofonte dell’Anabasi, o i condottieri raccontati da
Tucidide. Del resto i leader naturali sono sempre stati
molto fisici. Come Mussolini. De Gaulle. O il Fidel Castro
che parlava otto ore di fila”.
Presidente Confalonieri, Berlusconi parla di un’«entità
esterna» che lavora contro il governo. Condivide?
“Ci
hanno sempre provato. Fa parte del gioco. I magistrati –
anche se non tutti – e la stampa di sinistra hanno sempre
considerato Berlusconi un intruso. Non dico sia un
complotto; è una coincidenza di strategie. Ovunque
l’opposizione tenta di far cadere i governi; la differenza è
che in Italia l’opposizione non la fanno i partiti di
sinistra, che sono messi malissimo, ma una parte dell’establishment.
Ero contrario alla discesa in campo proprio perché, siccome
Berlusconi è un genio ma io non sono un pirla, sapevo che ci
sarebbe successo tutto questo”.
Che
idea si è fatto dello scandalo delle case?
“Non
è una bella cosa. Facessero un mutuo, come tutti... Scajola
è un mio amico, non voglio dare giudizi. A Di Pietro, che
restituì i soldi in una scatola di cartone, hanno perdonato
tutto; ad altri no”.
Nella
lista Anemone ci sono anche i restauri di Palazzo Grazioli,
dove lei dorme quando è a Roma.
“Bisogna distinguere. Se uno ha commissionato dei lavori, e
li ha pagati, non c’è niente di male. Se li ha fatti in
cambio di favori, è un altro discorso. Ma certo Silvio non
ha bisogno di fare soldi con la politica: ne ha già tanti...
A Palazzo Grazioli ha fatto fare molti lavori, e ha speso
parecchio; anche se non è casa sua, è in affitto dal duca”.
Nessun problema, quindi?
“No,
il problema c’è. Alla politica un tempo si avvicinavano
uomini mossi da grandi ideali: il cattolico solidarista, il
comunista che voleva cambiare il mondo, il liberale con il
culto della libertà. Valori che non ci sono più. La
rivoluzione di Berlusconi ha dato un’occasione agli
agnostici della politica: uomini sempre rimasti ai margini,
esasperati dal politichese e dalle formule astruse, stufi
dall’austerità e dal cattocomunismo, naturalmente di destra
anche perché considerati dalla sinistra come baluba,
ignoranti, stupidi, mentre erano in realtà disimpegnati, un
po’ egoisti, al limite un po’ gretti. Tra loro ci sono
quelli che vogliono il Suv e l’orologio firmato, il che non
è un male: Enrichissez-vous!. È un male l’eccesso. È
un male cedere al vizio capitale dell’avidità. E la
corruzione va punita”.
Ce ne
sono anche nell’entourage di Berlusconi?
“Chi
può escluderlo? I ministri non guadagnano molto, ma hanno
uno status e soddisfazioni che dovrebbero bastare; che si
accontentino. Detto questo, attenti a disconoscere il lavoro
di un Bertolaso. Io non so se abbia frequentato queste
signorine. So che in un anno ha dato casa agli aquilani. E
ricordo le vergogne del passato. Ricordo il Belice.
Quand’ero amministratore del Giornale sono stato in Irpinia,
con Montanelli ed Egisto Corradi, a portare i primi
prefabbricati, frutto della generosità dei lettori. Gettarci
fango addosso da soli, evocare Dracula come fa
la Guzzanti,
è da vecchia Italia. L’Italia che chiama francesi e spagnoli
per far guerra al vicino”.
Veronica “guadagnerà” più di lei.
“È
anche giusto. Io per Berlusconi sono come un fratello; lei è
stata la moglie”.
Con
Veronica lei ha sempre tenuto i contatti, vero?
“La
conosco da 25 anni, anche di recente l’ho sentita. Penso che
se la coppia è bene assortita e dà vita a una famiglia sana
questo sia un valore da difendere. Veronica non doveva
presentare Silvio come una persona diversa da quella che è.
Anche perché lui è stato un marito forse discutibile, ma un
padre meraviglioso”.
Ora
nelle aziende entrano i figli. Non è pericoloso, quando a
comandare si è in cinque?
“Nel
gruppo c’è spazio per chi merita. Berlusconi è un uomo
fortunato, anche con i figli: Pier Silvio è un imprenditore
che crede nel prodotto, lo trova, lo crea (vedi la pay tv
digitale); Marina è molto brava con la holding e in
Mondadori, ha spiccato senso dei conti, ha fiuto per gli
investimenti. Gli altri sono giovani. Barbara ha 25 anni, si
sta laureando. Luigi, di cui dicono molto bene, ne ha 21.
Sono già sparpagliati nei vari consigli. Veronica è stata
una buona madre, ha insegnato ai figli principi sani. Se
sono intelligenti, si accorderanno”.
A
Mediaset arriva Eleonora, vero?
“Per
quel che ne so, sta facendo un giro di orizzonte nel gruppo.
È molto preparata, ha girato, è stata in America. Parla
molto bene l’inglese, come i suoi fratelli. Parlare le
lingue è importante. Poi certo se non sei intelligente dirai
sciocchezze in tre lingue. Se lo sei, puoi anche parlare
solo in milanese; un interprete lo si trova sempre”.
La Mondadori
ha qualche difficoltà.
“La Mondadori
è gestita bene. Le difficoltà le ha, in tutto il mondo, la
carta stampata. Funzionano i periodici di gossip, meno gli
altri. I quotidiani poi sono troppo “gonfi": hai la
sensazione che non riuscirai mai a leggerli. Dovreste farli
più smilzi, come il Foglio del mio amico Ferrara, che va
sempre letto; anche se ora è diventato un po’ troppo prete”.
E il
Milan?
“Ci
vogliono troppi soldi. È un’epoca difficile. Un’epoca per
petrolieri: non a caso investono gli sceicchi. E il nostro
sceicco è Moratti”.
Il 22
maggio tiferà Inter o Bayern?
“Senta, io andavo a vedere il Milan di Nordhal, con Silvio e
suo padre: tram fino a piazzale Lotto, poi a San Siro a
piedi. Ho seguito il Milan in B, ho visto la Cavese espugnare il nostro tempio. E vuole che
tifi Inter? Il tifo è anche gufare. Riconosco però che
l’ultima campagna acquisti di Moratti è stata eccellente, e
Mourinho è antipatico ma bravissimo”.
Chi
allenerà il Milan?
“Io
avrei tenuto Leonardo. Ma Silvio sa scegliere gli
allenatori. Sacchi lo prese dal Parma. Capello lo chiamavano
il maggiordomo di Berlusconi, ora è il numero 1 al mondo”.
Il
governo dura tre anni? O si va a votare prima?
“Votare è sempre un rischio, l’elettorato è imprevedibile. E
poi il senso di responsabilità lo impedisce: la crisi è
ancora qui, ci sono cose da fare subito. So che Silvio aveva
promesso molto: la defiscalizzazione, la semplificazione.
Tutte le rivoluzioni del resto restano incompiute: è
successo a quella francese e a quella russa; in Italia non
si parla forse di Risorgimento incompiuto, di Resistenza
tradita? Oggi tutti si riempiono la bocca con le riforme, ma
alcune vanno fatte davvero, a cominciare dalla giustizia:
non puoi aspettare dieci anni per riscuotere un credito”.
Berlusconi punta al Quirinale?
“Sinceramente: non lo vedo. Non ne abbiamo mai parlato,
anche perché parlarne prima porta un po’ sfortuna. Ma
Berlusconi è fatto per i ruoli operativi. E al Quirinale non
sono mai andati i leader, ma figure di compromesso.
Berlusconi potrebbe essere un presidente alla Sarkozy; però
la nostra Costituzione affida al presidente un compito
diverso, per quanto importante. L’unico che giocò un ruolo
in prima persona fu Cossiga. Ho detestato Scalfaro, non mi è
piaciuto Ciampi; ora Napolitano sta facendo bene”.
Volevate davvero vendere a Murdoch?
“Era
il ‘98, Silvio era in piena traversata del deserto. Vole va
liberarsi delle accuse sul conflitto d’interessi. E non si
era ancora accorto di quanto fossero bravi i suoi figli, che
lo fermarono; con amore, ma lo fermarono”.
Quindi riconosce che il conflitto di interessi c’è.
“Certo che c’è. Ma ormai è endemico: scegli Berlusconi e
prendi tutto. E c’è anche la libertà di stampa. Questi
poveri diavoli che gridano alla dittatura non fanno certo il
gioco della sinistra. Perché un italiano legge queste
classifiche, in cui il suo Paese viene dopo il Burundi, e
gli girano”.
De
Benedetti dice: “Berlusconi ha fatto mascalzonate
incredibili, ma non è una cattiva persona”.
“Da
che pulpito! Mi disturba parlare di De Benedetti. Non doveva
chiedere quei 750 milioni. La divisione della Mondadori è
stata fatta vent’anni fa, d’accordo anche con le forze
politiche”.
Ma
non avete comprato la sentenza?
“A
parte il fatto che si parla di un giudice su tre, Berlusconi
aveva comprato la Mondadori dai Formenton.
Per fortuna De Benedetti riconosce che Silvio ha creato una
grande azienda dal nulla. Repubblica invece non l’ha creata
De Benedetti, ma Scalfari: che mi sta antipatico anche più
di Mourinho, che quando parla con Dio è pretenzioso, ma è
stato un grande giornalista e anche un grande imprenditore”.
Con
Fini come finirà?
“Fini
e Berlusconi hanno il dovere di andare d’accordo. Non devono
amarsi; del resto neppure Forlani e De Mita si amavano; ma
nessuno dei due metteva in discussione l’unità del partito”.
La Milano di
oggi come la trova?
“La
mia città mi piace sempre. Milano non va mai in crisi,
perché a Milano c’è tutto: la moda, l’editoria, la
finanza... Gli intelligentoni vanno all’estero, tornano e
sentenziano: Milano non è New York, non è Parigi. Bella
scoperta! Neppure l’Italia è l’America. Ora ce l’hanno con
gli alberi in piazza Duomo. A parte il fatto che ho
nostalgia della piazza Duomo con i tram che sferragliavano,
dico un paradosso sapendo di dirlo: se Milano ha il record
degli ultracentenari, è perché l’aria è buona. Oppure gli
anziani sono mitridatizzati”.
La Moratti
com’è?
“Ancora? Ho già parlato di suo cognato...”.
E la
nuova Scala?
“Non
mi convince. La Scala è un tempio, ha bisogno
di un sommo sacerdote: Toscanini, Abbado, Muti”.
In tv
cosa guarda?
“A 73
anni si ha paura di sprecare tempo. Vedo i cofanetti della
Bbc con il teatro di Shakespeare, beninteso coi sottotitoli.
I dvd di Wagner, Verdi, Mozart. La musica classica su Sky.
Le news, il calcio e qualche bel programma di
intrattenimento sulle nostre reti. Ma non confondo l’alto e
il basso, non mi piace questo sincretismo banalizzante tra
la grande cultura e il pop. Apprezzo Baglioni e Dalla, ma
non li confondo con Chopin e Bach. Leggo volentieri Amis,
Coetzee, McEwan, anche per tenermi in esercizio con
l’inglese; mi è piaciuto il libro di Aldo Nove sui precari,
ho trovato Gomorra un’opera coraggiosa, un utile choc. Ma
Shakespeare è Shakespeare, Dostoevskij è Dostoevskij”.
1) Intervista di Aldo
Cazzullo a Fedele Confalonieri, pubblicata sul
Corriere della Sera il
14 maggio 2010. Titolo originale: “Confalonieri: punire
la corruzione. I ministri facciano il mutuo”.
*Dice di sé.
Aldo Cazzullo. È considerato un giornalista politico ma la
sua passione sono gli esteri.
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Susanna Tamaro
I libri servono a capire e a capirsi, e a
creare un universo comune anche in
persone lontanissime.
(Da “Cara Mathilda. Lettere a un’amica”,
1997)
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Andrea De Carlo
Possiamo trasformare la vita in una specie
d’avventura da libro illustrato, se
vogliamo. Non c’è nessun limite a quello che
si può inventare, se solo usiamo le risorse
che adesso vengono rovesciate per alimentare
questo mondo detestabile.
(Da “Due di due”, 1989)
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