SCIENZA
VOLETE DAVVERO DIMAGRIRE? EVITATE I CIBI GRASSI E LA
LETTURA DI SCIOCCHI LIBRI
Da leggere Le linee guida per
una sana alimentazione italiana, perché nessun metodo ha
senso se circoscritto ad un breve periodo, né esistono
sistemi che tolgono in fretta i chili senza possibili
effetti collaterali
Tiziana Stallone*
È
arrivata l’estate e, con essa, i libri che promettono di
restituirci un fisico per il quale non sentirsi a disagio in
abiti leggeri, con braccia e ginocchia scoperte o, peggio,
in costume, per la temuta prova. A nulla servono i sensi di
colpa per l’abbonamento della palestra inutilizzato, per i
troppi pasti luculliani, ora è estate, tempo di agire,
dobbiamo riparare in fretta. Uno o più integratori
alimentari, un ciclo di massaggi, qualche lampada, la giusta
crema ed un libro, un bel libro che parla di diete efficaci,
potranno esserci di aiuto.
Potranno esserci d’aiuto?
Da
nutrizionista, lo confido in camera caritatis,
esistono diversi timori che mi assalgono nella professione.
Quello di risultare pedante, è uno di questi, di far
avvertire il mio indice puntato quando parlo o scrivo, su
chi è reo confesso di qualche eccesso di troppo, sia esso in
cibo o in accidia. Per questo cerco di muovermi come alleata
e complice, e non come castigatrice, di chi vuole perder
peso. Ho il timore, inoltre, di essere più monotona, che
utile. Perché di diete si è detto tanto, troppo, ed è
possibile ripetersi in considerazioni spesso più teoriche
che di pratico riscontro.
Queste sono le stesse perplessità che avverto ora, mentre
scrivo di diete estive lampo e di libri che le sostengono
dei quali ne sottolineerò, vi anticipo, più la pericolosità,
che l’efficacia. Consapevole che susciterei forse più
simpatia e pubblico se caldeggiassi o proponessi io stessa
un metodo risolutivo per perder subito peso, ho scelto
invece la via della prudenza, affinché anche per scegliere
un libro si usi spirito critico.
Non
per captatio benevolentiæ, ma in tutta sincerità, vi
parlo da nutrizionista ed anche da ex-sperimentatrice di
diete proposte dai libri di stagione, diete rivelatesi poi
inefficaci, tentate per lo più durante un’adolescenza
piuttosto sedentaria, quando perdevo e riprendevo chili a
mo’ di yoyo. Diete che si accompagnavano all’uso di
integratori e trattamenti estetici, spesso anche onerosi,
almeno per le mie tasche.
Nessun metodo, sia esso estetico, nutrizionale o
comportamentale, ha senso se circoscritto ad un breve
periodo, né esistono sistemi che tolgano in fretta i chili
senza possibili effetti collaterali o senza rischi di
recidive.
Il
nostro fisico, i nostri tessuti, inoltre, subiscono uno
stress nel dimagrire. Il solo visualizzare la pelle che si
tende e rilascia più volte nel mettere e togliere chili,
fino ad assumere irreversibilmente l’aspetto di un elastico
slabbrato, credo sia un esempio incisivo, per desistere dal
tentare rimedi troppo repentini, sulla scia dell’estate
quando, per comprensibili motivi, avvertiamo maggiormente la
necessità di una soluzione al problema del peso.
Per
dare un messaggio propositivo, più che di critica sterile, a
chi desidera acquistare un libro di nutrizione, invito a
considerare proprio questa estate, come l’inizio di
comportamenti e scelte alimentari da perpetuare nel tempo.
Se il futuro sarà quello di ingrassare nuovamente, è meglio
non dimagrire affatto, per non rimetterci in salute.
Iniziare a dimagrire da questa estate, stimolati da una
buona lettura, servirà a far pace con le proprie forme
corporee, a rasserenarsi sul piano psichico, e questo è il
caso dei più giovani che dal corpo sono maggiormente
condizionati e, soprattutto, a migliorare il proprio stato
di salute per prevenire l’insorgenza di patologie.
Per
fortuna, oggi, in libreria ci sono diversi di libri di
qualità. Veniamo ai metodi che io stessa metterei in pratica
per compiere una scelta, di fronte ad uno scaffale pieno di
libri.
Il titolo è per me già
indicativo del messaggio che il libro vuole comunicare,
almeno nella maggior parte dei casi. Diffiderei, dunque, di
quei titoli che promettono dimagrimenti ultra-veloci, metodi
rivoluzionari, facili, risolutivi, che sottendono la
mancanza di impegno e fatica. Improbabili anche titoli che
promettono dimagrimenti localizzati, del tipo: la dieta
giusta per un ventre a tartaruga, per bicipiti seducenti o
per glutei marmorei. Alla facilità delle promesse, spesso
segue la banalità dei contenuti.
Di grande attrazione possono
essere anche i titoli che si riferiscono alla brevità del
tempo richiesto per raggiungere i risultati, come un minuto
al giorno o in forma in una settimana. Ripensando al
passato, a vent’anni impiegai circa un anno di alimentazione
equilibrata, senza troppe rinunce, ed attività fisica
costante, per perdere dieci chili e, ad anno trascorso,
c’era ancora da lavorare.
Non tengo nemmeno in
considerazione, per forma mentis, titoli bizzarri che
associano il dimagrimento alle fasi lunari, alle
congiunzioni astrali, al segno zodiacale, al gruppo
sanguigno, alla fisionomica o non so cos’altro.
I titoli che si avvertono come
possibili, affatto bizzarri, e che non danno l’impressione
di ottenere sconti sulla fatica, senza in minimo sacrificio,
sono quelli a mio parere che preannunciano testi di maggiore
spessore.
Autore. Anche
se nella mia biblioteca esistono piacevoli libri che
raccontano di nutrizione, scritti da chi di nutrizione non
si occupa di mestiere, ma da cultori della materia o
giornalisti scientifici, in genere preferisco i libri
scritti da un nutrizionista o in collaborazione con questi.
L’esercizio della professione è quello che fa propria la
materia, la rende applicabile, e arricchisce di aneddoti la
narrazione, aneddoti che risultano di estrema utilità al
lettore. Al contrario, quando le conoscenze teoriche non
sono accompagnate e corroborate dalla pratica, la
trattazione rimane, almeno per quanto mi riguarda, generica
e talvolta imprecisa Ho trovato ottimi testi scritti anche
da ricercatori, molti dei quali biochimici, che si occupano
di nutrizione di laboratorio o che compiono indagini
epidemiologiche.
Il nutrizionista che esercita la
professione in autonomia, almeno in Italia, è un medico o un
biologo e per esercitare la professione di nutrizionista è
necessario essere iscritti all’ordine dei Medici o
all’ordine dei Biologi. In più, la presenza aggiuntiva oltre
alla laurea di specializzazioni, dottorati, master o corsi
di perfezionamento è garanzia di un curriculum professionale
di qualità. Al contrario, meno chiare sono espressioni del
tipo “esperto in” oppure “ha studiato questo o quello”, che
non si configurano in un titolo definito.
Bibliografia.
Apprezzo sempre i libri corredati di copiose citazioni
bibliografiche, soprattutto se fanno riferimento non ai
testi dell’autore, ma ad articoli scientifici di valenza
internazionale.
Carattere di stampa.
Faccio fatica a leggere libri di poche pagine, e scritti con
caratteri talmente grandi da consentire poche righe per
pagina. È sicuramente un mio limite.
Metodi. Non
amo per natura divieti di alcun genere, semmai comprendo i
ridimensionamenti, anche in tema di nutrizione. Se mi si
vieta un cibo, di istinto lo desidero. Pertanto, libri in
cui uno o più alimenti vengono messi sotto accusa, banditi
per presunta tossicità, intolleranza o influenza sul peso
corporeo, siano essi carboidrati, lieviti, latte e derivati,
non suscitano in alcun modo il mio interesse. Allo stesso
modo ritengo pericolosi, testi che caldeggiano digiuni o
segnalano questo o quell’alimento portentoso, sia esso
pompelmo piuttosto che limone, o minestrone.
Ogni scelta alimentare
restrittiva e monotona può essere pericolosa, ancor di più
se suggerita ad un vasto pubblico, che potrebbe essere
indotto a provare autonomamente, senza una opportuna
anamnesi, senza il doveroso accertamento dello stato di
salute, senza l’osservazione di analisi cliniche, anche se
sul libro vi fosse cautelamene scritto di farsi seguire da
un nutrizionista.
Diete iperproteiche.
Sconsiglierei tutti i libri che propongono le diete
iperproteiche spinte, figlie della Atkins, ovvero di una
dieta a basso contenuto di zuccheri, che punta a soddisfare
le richieste energetiche soprattutto attraverso grassi e
proteine. Il dottor Robert Atkins ideò la dieta omonima
negli anni settanta per prevenire e curare il diabete.
Le diete iperproteiche, puntano a
mantenere costanti i livelli di insulina, ormone lipogenico
per eccellenza, cioè stimolatore della sintesi di grassi,
trasformando l’organismo in una macchina brucia grassi.
Ricordiamo che i carboidrati sono essenziali per
l’organismo, che ogni giorno ha bisogno di almeno
180 grammi
di glucosio per garantire il corretto funzionamento del
sistema nervoso centrale e del metabolismo. Diffidare dunque
dalle diete che bandiscono completamente pane, pasta,
patate, pizza e, addirittura, la frutta. Proponendo in
sostituzione di quest’ultima tristissime e costose
integrazioni in pillole.
Bruciando prioritariamente grassi
il nostro corpo produrrebbe metabolici di scarto, i corpi
chetonici. Queste sostanze abbassano il pH del sangue,
rendendolo più acido e potrebbero causare nausea, cefalea,
affaticamento e, in casi estremi, coma.
I possibili effetti collaterali
imputabili alle diete iperproteiche spinte includono
costipazione, osteoporosi (un elevato apporto proteico
aumenta l’eliminazione di calcio con le urine), insonnia,
ipercolesterolemia, tumore al colon e malattie
cardiovascolari, crisi ipoglicemiche specie su pazienti con
obesità importante, iperproduzione di urea con conseguente
affaticamento renale, disidratazione, depressione del tono
dell’umore.
Diete dissociate o legate a
complicate associazioni alimentari. Il filo
conduttore delle diete che si definiscono dissociate è
rappresentato dalla possibilità di guadagnare in benessere e
linea, attraverso la corretta associazione dei vari
alimenti.
In particolare, la dieta
dissociata classica e le sue varianti si basano su regole
molto rigide, che proibiscono l’associazione di certi cibi
all’interno dello stesso pasto o, addirittura, della stessa
giornata. Tale concetto è stato ripreso e rivisitato da
altri autori, dando origine ad una lunga lista di diete
basate, almeno in parte, sulla teoria delle “buone e cattive
combinazioni alimentari”. A seguire alcuni esempi di
associazioni.
1) Non
associare all’interno dello stesso pasto cibi ricchi di
proteine con altri a base di carboidrati, soprattutto se
ricchi di zuccheri;
2)
Evitare di abbinare fonti proteiche di diversa natura (ad
esempio carne e pesce o legumi e latticini);
3)
Mangiare carboidrati complessi pasta, pane e zuccheri
semplici (frutta, dolci) in pasti separati, disertando la
classica abitudine di concludere il pasto con frutta e
dessert.
Alcuni aspetti di questo modello
alimentare meritano la giusta attenzione. Lodevoli sono, per
esempio, i consigli di aumentare la quota di alimenti
vegetali nella propria dieta, di distribuire l’assunzione
calorica in almeno tre pasti principali e di non esagerare
con grassi e condimenti. Le associazioni alimentari
rischiano, però, di sottrarre inutilmente gusto, fantasia,
spontaneità ed equilibrio alla propria dieta.
L’utilità del dividere la pasta
dalla carne, o il pesce dai formaggi dovrebbe essere quella
di agevolare la digestione e favorire il dimagrimento. In
realtà non esistono alimenti esclusivamente proteici o
contenenti solo carboidrati. Dividere il primo dal secondo
non ha dunque alcun senso, se non quello di indurre a
mangiare una sola portata, contenendo in questo modo le
calorie.
Inoltre, il pancreas quando il
cibo giunge nel duodeno, secerne assieme tutti gli enzimi
digestivi e non selettivamente un enzima alla volta sulla
base degli alimenti ingeriti.
Diete monoalimento, del
minestrone o simili. Sono tra le diete più
seguite e conosciute. Il calo di peso è determinato dalla
limitazione qualitativa degli alimenti e non da quella
quantitativa. In genere viene prevista l’eliminazione
completa di grassi e carboidrati, note fonti di energia.
Verdure e ortaggi, sotto forma di brodaglie, sono consentiti
in quantità illimitate. Ho letto anche di diete a base di
succo d’acero o di sola frutta per lunghi periodi.
Sconsiglio questo tipo di diete, e le letture ad esse
associate, proprio perché fortemente sbilanciate; diete i
cui effetti collaterali si sovrappongono ai regimi
iperproteici. Alimentazioni di questo tipo si accompagnano
sempre ad un’importante perdita di massa muscolare.
L’unico libro che mi sento di
consigliare poiché gratuito e scaricabile da internet, è
quello relativo alle “linee guida per una sana alimentazione
italiana”, elaborato dall’Istituto nazionale per la
nutrizione”, INRAN, reperibile all’indirizzo
http://www.inran.it/648/linee_guida.html.
Sono già state redatte numerose
stesure e revisioni di questo documento affinché possa
essere sempre aggiornato in base alle ultime acquisizioni
scientifiche ed anche alla continua evoluzione delle
abitudini alimentari della popolazione.
Il
libro si articola nei seguenti dieci punti:
1. Controlla il peso e
mantieniti sempre attivo
2. Più cereali, legumi,
ortaggi, e frutta
3. Grassi: scegli la qualità e
limita la quantità.
4. Zuccheri, dolci e bevande
zuccherate: nei giusti limiti
5. Bevi ogni giorno acqua in
abbondanza
6. Il sale? Meglio poco
7. Bevande alcoliche? Se si
solo in quantità controllata
8. Varia spesso le tue scelte
a tavola
9. Consigli speciali per
persone speciali
10. La sicurezza dei tuoi cibi dipende
anche da te
A
tutti voi, buona lettura!
Desidero ringraziare la mia collega e amica dottoressa Carla
Guerra, coscienzioso biologo nutrizionista, per i numerosi
suggerimenti nella stesura di quest’articolo.
*Dice di sé.
Tiziana Stallone. Tiziana Stallone. Biologo nutrizionista e
dottore di ricerca in anatomia. Libero professionista. Le
sue passioni: lavoro, musica, cinema, alberi e cimiteri.
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UMBERTO ECO
Senza un occhio che
lo legga, un libro reca segni che
non producono concetti, e quindi è muto.
Questa
biblioteca è nata forse per salvare i
libri che contiene,
ma ora vive per seppellirli.
(Da “ Il
nome della rosa”, 1980)
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