MONDO

CIPRO, CULLA DELLA CIVILTÀ CLASSICA, PRONTA ALL SFIDE DEL FUTURO


L’isola di Venere, nonostante la questione irrisolta dell’occupazione turca, festeggia il cinquantesimo anniversario della propria indipendenza: una pietra miliare nella lotta del popolo cipriota per la sua libertà


 

Athena Mavronicola Droushiotis*

Da lungo tempo Cipro e Italia sono paesi amici, collocati nel comune contesto Mediterraneo e, più recentemente, dalla comune adesione all’Unione europea. Tali relazioni risalgono ai tempi remotissimi dell’antichità e sono sempre rimaste, nei secoli, costanti e durature. Si può affermare che nei nostri due Paesi è nata e si è sviluppata la civiltà greco-romana, dalla quale trae le sue radici culturali l’Europa odierna.

I primi mercanti ciprioti sono fruttuosamente sbarcati nel meridione durante il periodo miceneo e la loro presenza nella Magna Grecia è stata ininterrotta per tutta l’antichità classica. Non appena Roma emerse come grande potenza, ben presto la pax romana si estese fino a includere anche Cipro. L’isola di Venere non tardò, a sua volta, a conquistare i cuori dei romani: celebri poeti hanno cantato la cypria dea dell’amore e degustato il vino aromatico della nostra isola.

Un nuovo impulso nelle relazioni tra Cipro e l’Italia fu dato dalle Crociate e più tardi, nel 1489, dal fatto che Cipro divenne dominio della Serenissima Repubblica. Fu il punto di avvio per un periodo di intensi scambi culturali, con centinaia di eruditi ciprioti che si stabilivano preferibilmente nell’Italia settentrionale per frequentare le celebri università di Padova e di Bologna. Nel frattempo, altrettanti italiani si trasferivano a Cipro, portando in quest’isola ospitale e opulenta idee europee, innovazioni culturali, perfino mode poetiche, come il petrarchismo.

Durante il periodo della dominazione ottomana, che inizia non appena ebbe piegato, nell’agosto 1571, l’eroica resistenza del capitano veneto Marcantonio Bragadin a Famagosta, l’Italia, ed in particolare Venezia, è stata un insostituibile rifugio per i ciprioti che non sopportavano il nuovo dominatore.

I ciprioti, mercanti, marinai o semplici profughi, ben presto emersero come elemento dinamico della popolosa comunità greco-ortodossa di Venezia.

Molti di loro hanno continuato a battersi contro gli ottomani e si sono arruolati nel corpo scelto degli Stradiotti, interamente composto da guerrieri greci, con compiti di difesa dei confini terrestri della Serenissima dalle scorrerie turche.

La massiccia presenza di ortodossi tra i sudditi della Serenissima ha peraltro contribuito a far emergere un inedito, per l’epoca, clima di tolleranza religiosa che ha avuto serie conseguenze anche in altri paesi d’Europa, dal momento che ha svolto una funzione di incoraggiamento di quei sovrani che mal sopportavano gli eccessi della Santa inquisizione.

Il ricco e vivace clima culturale di Venezia ha anche dato un grande slancio allo sviluppo delle lettere greche. Per molti secoli Venezia è stata un centro culturale di primaria importanza per i ciprioti. Era là che si redigevano i libri, là si istruiva la classe dirigente, là nascevano e da lì si diffondevano le nuove idee di libertà e di giustizia.

Queste strette relazioni di Cipro con l’Italia trovano oggi un nuovo ambito all’interno dell’Unione europea. L’Italia, paese fondatore del Mercato comune, ha sempre sostenuto con convinzione la candidatura di Cipro per l’adesione, fino al suo felice completamento nel 2004. Come è noto, già durante i negoziati di preadesione i paesi membri dell’Unione europea avevano adottato una risoluzione saggia: avevano deciso, infatti, che l’assenza di una soluzione della questione di Cipro non avrebbe costituito un impedimento all’adesione della repubblica di Cipro all’Unione europea.

Al momento dell’adesione, inoltre, hanno specificato che era tutta l’isola di Cipro ad aderire all’Ue, ma che i territori che si trovano fin dal 1974 sotto occupazione militare turca, nei quali viene impedito alla repubblica di Cipro di esercitare la sua sovranità, l’applicazione delle regole comunitarie viene sospesa.

In questa maniera, l’adesione di Cipro all’Ue è stata frutto di una serie di decisioni coraggiose dei leader europei. Decisioni che hanno incoraggiato gli sforzi del governo cipriota per raggiungere una soluzione in favore della riunificazione dell’isola. In questo sforzo Cipro ha avuto il sostegno dell’Italia, paese in eccellenti rapporti con la Turchia, quindi in grado di trasmettere i segnali giusti.

Negli ultimi due anni ha notevolmente contribuito alla cooperazione tra i due paesi anche l’amicizia personale e la collaborazione sviluppatasi tra il Presidente del consiglio Silvio Berlusconi ed il Presidente della repubblica di Cipro Demetris Christofias, nonché tra i ministri degli Esteri Marcos Kyprianou e Franco Frattini, che già avevano avuto modo di cooperare nella loro qualità di commissari europei. Egualmente molto importante si è dimostrata anche l’eccellente azione diplomatica nel nuovo ambasciatore d’Italia a Nicosia Alfredo Bastianelli.

Oggi l’Italia è il secondo partner commerciale di Cipro e la bilancia commerciale verte costantemente in suo favore. I ciprioti apprezzano molto la cucina italiana, il design italiano e particolarmente la moda italiana.

Si può senz’altro dire che non c’è casa di moda italiana che non sia presente nel mercato cipriota.

I ciprioti seguono con vivo interesse quanto succede in Italia. Ma questo interesse non è reciproco. Purtroppo, sono ben pochi gli italiani che conoscono Cipro e ancor di meno sono coloro che conoscono la questione di Cipro. Questo non vale per il mondo politico italiano: con pochissime eccezioni, la stragrande maggioranza del mondo politico italiano conosce il problema e cerca di aiutare a risolverlo. È stato anche formato spontaneamente in Parlamento un numeroso gruppo di amicizia tra Italia e Cipro.

L’insufficiente informazione dell’opinione pubblica italiana credo sia da addebitare ad alcune generiche semplificazioni. Si potrebbe dire, molto schematicamente, che spesso alcuni media italiani presentano la questione di Cipro né più né meno come l’eterna controversia tra il “sud greco” e il “nord turco”. È evidente che le cose non stanno affatto così.

La questione di Cipro consiste nel fatto che un piccolo paese indipendente, membro dell’Onu, è stato nel 1974 vittima dell’invasione da parte del suo potente vicino, la Turchia. La Turchia ha sfruttato, infatti, l’occasione offertale dall’infame colpo di stato organizzato contro il legittimo governo di Cipro dal regime militare allora al potere ad Atene e usò il pretesto di “proteggere” la comunità turco-cipriota (circa il 18% della nostra popolazione) al fine di imporre la sua presenza militare sull’isola per motivi geostrategici. Il ministro degli Esteri di Ankara Ahmet Davudoglu lo riconosce esplicitamente nella sua nota opera intitolata Profondità strategica: “Anche se non ci fosse una comunità turco-cipriota a Cipro, sarebbe egualmente essenziale per la Turchia avere il controllo dell’isola”, ha scritto.

La perdurante occupazione turca di quasi il 37% del territorio cipriota è un delitto ai danni di tutto il popolo cipriota, tanto dei greco-ciprioti quanto dei turco-ciprioti. Lo dimostra il fatto che gli stessi turco-ciprioti mal volentieri sopportano la situazione di occupazione militare e di illegalità imposta dalle baionette turche e reagiscono, come spesso avviene in questi casi, “votando con i piedi”: in altre parole, si procurano (visto che ne hanno diritto) il passaporto della repubblica di Cipro ed emigrano in qualche paese europeo, di preferenza in Gran Bretagna.

Oggi si calcola che nei territori occupati i turco-ciprioti rimasti siano in numero inferiore rispetto ai coloni che il regime di occupazione trasporta illegalmente, ma costantemente, dall’Anatolia per impiantarli a Cipro.

Questa insufficiente informazione degli italiani su Cipro si riflette anche sul turismo. Sono migliaia i turisti italiani che ogni anno visitano Cipro.

Alcuni tra questi sono vittime della massiccia e dispendiosa campagna pubblicitaria organizzata dalla Turchia e dal regime di occupazione per attrarre turisti stranieri ed in particolare italiani, promuovendo i territori occupati come “Cipro nord” senza altre specificazioni.

Noi, come ambasciata, cerchiamo di spiegare a coloro che vogliono visitare la nostra isola due importanti fatti.

Il primo riguarda la natura illegale dello stato fantoccio nei territori occupati. Il visitatore italiano si troverà in un territorio in cui la legalità internazionale non ha alcun valore e di certo non ci sono rappresentanze diplomatiche in grado di offrire qualsiasi tipo di sostegno al villeggiante straniero. Lo stato fantoccio che mira alla loro valuta turistica è un’entità separatista condannata più volte dalle Nazioni unite ed in particolare con due risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu, la 541/83 e la 550/84. Queste risoluzioni non solo condannano la proclamazione dello stato fantoccio e chiedono il suo annullamento, ma esigono da tutti i paesi di non riconoscerlo e di non favorirlo in alcun modo.

Il secondo, e forse più importante fatto, riguarda l’uso abusivo delle proprietà greco – cipriote da parte degli usurpatori turchi. Ciò che in buona fede ignorano i visitatori dei territori occupati è che quasi tutte le strutture alberghiere in funzione, oppure i terreni sui quali sono state edificate quelle più recenti, appartengono a proprietari greco-ciprioti, profughi espulsi con la violenza dalle loro case e dalle loro proprietà.

Numerose corti europee ed internazionali hanno sentenziato che i profughi greco-ciprioti conservano per intero tutti i loro diritti di proprietà e che lo sfruttamento dei loro immobili dagli occupanti è illegale e abusiva. Una volta informati su questa situazione molti turisti italiani, tratti in inganno dalla fuorviante pubblicità turca, spesso si rifiutano di prendere parte, anche indirettamente, a questo gigantesco abuso e cancellano il loro viaggio nei territori occupati.

È un segnale importante della sensibilità che mostra il popolo italiano verso il dramma di Cipro quando riceve un’informazione corretta e completa sulla reale situazione nell’isola.

Quest’anno festeggiamo il 50simo anniversario della proclamazione d’indipendenza della repubblica di Cipro. È un anniversario importante.

L’affrancamento dal giogo coloniale britannico e la proclamazione dell’indipendenza di Cipro costituiscono una pietra miliare nella lotta del nostro popolo per la sua libertà. È stato il coronamento di una dura lotta anticoloniale che si è ispirata – ed ha ispirato a sua volta – il più vasto movimento anticoloniale e di liberazione di quell’epoca, in ogni angolo del pianeta.

Questa indipendenza, però, è stata sottoposta a forti vincoli. L’ambito istituzionale che è stato imposto al popolo di Cipro prevedeva molteplici tutele straniere e disfunzioni costituzionali che hanno piantato il seme del dissidio tra le due comunità di Cipro, aprendo la strada all’ingerenza straniera. Ingerenza che ha raggiunto il suo culmine con il proditorio colpo di stato dei colonnelli di Atene, che ha offerto a sua volta un’occasione d’oro all’invasione turca del 1974.

Nonostante le distruzioni provocate dall’invasione turca (lo sradicamento, i profughi, i lutti) i ciprioti sono riusciti non solo a sopravvivere, ma anche a portare a termine l’immane opera della ricostruzione.

Questo sforzo ha portato, nello spazio di pochi decenni, Cipro a entrare, come dicevamo, a far parte dell’Unione europea e l’economia cipriota all’interno della zona dell’euro: coronamento della tradizionale vocazione europea dell’isola.

Il 50simo anniversario che festeggiamo trova il governo di Cipro impegnato a fondo per risolvere la questione di Cipro. I negoziati diretti tra le due comunità, iniziati nel 2008 sotto l’egida delle Nazioni unite e su iniziativa del Presidente Christofias, si sono posti l’obiettivo di riunificare Cipro sulla base concordata di una federazione bizonale e bicomunitaria, con un’unica sovranità, una cittadinanza e una personalità internazionale.

Il Presidente Christofias continua instancabile i suoi sforzi per raggiungere una soluzione equa, durevole e funzionale della questione di Cipro, nell’interesse di tutto il popolo di Cipro, greco-ciprioti, turco-ciprioti, maroniti, armeni e cattolici di rito latino.

Purtroppo, la parte turca non ha corrisposto finora alle proposte ragionevoli e moderate del Presidente. La chiave per la soluzione della questione continua a trovarsi ad Ankara. Ed Ankara finora si è limitata a creare false impressioni in operazioni mediatiche: non cessa di proclamare di avere fretta a risolvere la questione, ma i fatti e gli atteggiamenti mostrano che non ha alcun interesse a farlo.

Nonostante le difficoltà e l’atteggiamento finora deludente della parte turca, il Presidente Christofias non rinuncia agli sforzi. Proprio per questo, agli inizi dello scorso agosto ha sottoposto un nuovo pacchetto di proposte che prevedono le seguenti misure:

• la consegna della città recintata di Varosha alle Nazioni unite, in modo da restaurarla e permettere agli abitanti legittimi di farvi ritorno, e, parallelamente, permettere l’apertura del porto di Famagosta sotto l’egida dell’Unione europea;

• di raccordare nei negoziati intercomunitari tre aspetti importanti della questione di Cipro: quello delle proprietà dei greco-ciprioti nei territori occupati, quello della restituzione dei nostri territori e quello riguardante il ritiro dall’isola dei coloni turchi stabilitisi illegalmente.

• il terzo aspetto della proposta riguarda la convocazione di una conferenza internazionale sotto l’egida delle Nazioni Unite e con la partecipazione dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza, dell’Unione europea, delle tre potenze garanti, della repubblica di Cipro e delle due comunità dell’isola. Questa conferenza dovrà occuparsi solo e unicamente degli aspetti internazionali della questione di Cipro, quelli cioè riguardanti le garanzie internazionali, i problemi di sicurezza, ma specialmente il ritiro delle forze armate straniere e dei coloni.

Vorrei concludere con un breve cenno alla relazione che c’è tra la questione di Cipro e il processo della Turchia per l’adesione all’Unione europea.

È un argomento spesso in primo piano sia nella stampa che nell’agenda politica italiana.

Mi capita talvolta di leggere sui giornali italiani articoli che parlano di un ipotetico veto di Cipro all’adesione della Turchia all’Unione europea.

La verità è che Cipro sostiene l’adesione della Turchia all’Unione europea, con le condizioni e le clausole valide per tutti i paesi candidati ed in base al ragionamento che una Turchia europea sarà di fatto costretta a cambiare atteggiamento e comportamento verso Cipro. Purtroppo, però, questo finora non è avvenuto.

La Turchia ritiene di poter aderire all’Ue alle sue condizioni e si rifiuta di riconoscere un paese membro, come è la repubblica di Cipro.

E non solo. Si rifiuta tenacemente perfino di applicare il protocollo di Ankara, da essa sottoscritto, che le impone di normalizzare i suoi rapporti con la repubblica di Cipro e di permettere alle navi e agli aerei con bandiera cipriota di fare scalo ai suoi porti e aeroporti.

Questo ostinato rifiuto di Ankara di adempiere le ragionevoli condizioni dell’Unione europea, ma anche gli scarsi progressi nell’armonizzazione della sua normativa interna agli standard europei, sono i veri ostacoli al processo di adesione e non l’immaginario veto di Cipro.

Se la Turchia vuole veramente entrare a far parte della famiglia europea, deve smettere di comportarsi come una potenza militare regionale e fare propri i valori fondativi dell’Europa: deve cioè trasformarsi in un paese pacifico e democratico che mantiene rapporti di buon vicinato con i paesi confinanti e ritiene inconcepibile mantenere truppe di occupazione di territori stranieri. Sono certa che anche gran parte dell’opinione pubblica italiana concorda con questa netta presa di posizione del governo di Cipro.

L’ottimo livello delle relazioni di Cipro con l’Italia è stato constatato anche dal Presidente della repubblica di Cipro Demetris Christofias nella sua visita a Roma nel settembre 20009 e nei suoi colloqui con il Presidente della repubblica Giorgio Napolitano e il Presidente del consiglio Silvio Berlusconi, dando nuovo impulso alla cooperazione tra i due paesi sia a livello bilaterale che nell’ambito della comune famiglia europea.



*Dice di sé.
L’Ambasciatore Athena Mavronicola Droushiotis è laureata in giurisprudenza e in scienze politiche. È stata rappresentante permanente ad interim presso le Nazioni unite e Ambasciatore a Praga e a Madrid. È ambasciatore della repubblica di Cipro in Italia dal dicembre 2006, accreditata anche presso la Svizzera, Malta e San Marino. Il marito, James C. Droushiotis, è ambasciatore della repubblica di Cipro a L’Aja.



 

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