SCIENZA
QUANDO NEL CIBO TROVI UN TESORO: ZENZERO, FRUTTI DI
BOSCO, CANNELLA, ALIMENTI AMICI DELLA SALUTE
Tiziana Stallone*
La
solitudine è per lo spirito ciò che il cibo è per il corpo
diceva Seneca, dando contemporaneamente a solitudine e cibo,
una connotazione positiva per l’uomo e per il suo equilibrio
psicofisico.
Per non scivolare in abusate affermazioni del tipo che
non sempre le persone che crediamo amiche siano mosse da un
nobile e sincero sentimento e che, migliore di queste, sia
la solitudine, ispirandomi a Seneca, preferirei parlare di
un altro tipo di amicizia, quella in cui credo con fermezza,
l’amicizia che l’uomo può consolidare negli anni con il
cibo. Gli alimenti, purtroppo, non sempre si conoscono come
meriterebbero, eppure essi sono tra le poche cose che, se
ben utilizzate, proprio come farebbe un amico, possono
contribuire a rendere migliore la vita dell’uomo,
allontanando le malattie e, con queste, le sofferenze.
Si parla e si è parlato spesso di
cibi alleati della salute dell’uomo, attingendo ad esempi
principalmente nel regno vegetale e decantando le qualità di
frutta, verdura, legumi, come insostituibili fonti di fibre,
sali minerali, oligoelementi e vitamine. Cibi vegetali dalle
straordinarie proprietà antiossidanti, antagoniste dei
fisiologici processi di invecchiamento cellulare, capaci di
aggiungere anni alla vita e di migliorarne la qualità.
Negli ultimi anni, l’attenzione
della scienza dell’alimentazione si è mossa favorevolmente
verso i grassi, dapprima considerati temibili nemici di
cuore e arterie, vedi colesterolo, ora ad alcuni di questi
viene riconosciuta un’azione cosmetica, salutistica o simil
terapeutica. Mi riferisco agli ormai noti acidi grassi della
serie omega 3 e omega 6, che possono vantare ragguardevoli
proprietà. I capostipiti della famiglia degli acidi grassi
polinsaturi omega 3 e omega 6, rispettivamente l’acido alfa
linolenico (ALA) e l’acido linoleico (LA), sono essenziali
ovvero, come le vitamine, non sono sintetizzati dall’uomo,
ma possono essere introdotti solamente attraverso
l’alimentazione. Ricercarne consapevolmente le specifiche
fonti, può contribuire significativamente al miglioramento
della nostra salute. Questi acidi grassi essenziali,
infatti, sono a monte di una catena di reazioni biochimiche
che, se correttamente bilanciate, sono in grado, di produrre
a loro volta altri acidi grassi, come ad esempio nel caso
dei derivati dell’acido ALA, l’acido eicosapentaenoico (EPA)
e docosaesaenoico (DHA), anche contenuti nel pesce, meglio
se azzurro o di produrre molecole bioattive e poliedriche
come le prostaglandine, in particolare quelle della serie 1
e della serie 3. Tali composti sinergizzano per attenuare la
risposta allergica ed infiammatoria, proteggere l’apparato
cardiovascolare o contribuire al corretto sviluppo e
mantenimento di cervello, retina e per giovare al generale
equilibrio del sistema nervoso.
Oltre all’azione antiossidante o
antinfiammatoria gli effetti salutistici degli alimenti sono
diversi, quali ad esempio quello ipotensivo,
ipoglicemizzante o riequilibrante del quadro lipidico e
quindi in grado di contrastare colesterolo e trigliceridi in
eccesso e, non ultimo, alcuni cibi sembrano avere azioni
antitumorali, poiché sono in grado di inibire la
proliferazione delle cellule neoplastiche o di indurne la
morte per apoptosi (una sorta di morte volontaria,
programmata dalla cellula) o ancora ostacolare la formazione
di vasi che alimentano il tumore.
Oltre alle proprietà di alcuni
alimenti tipici della tradizione mediterranea, come aglio,
broccoli, verza e pomodoro, descriverò anche quelle di
alimenti meno noti scelti nel modello alimentare orientale,
quali curcuma, zenzero, soia o semi di lino.
Iniziamo con il parlare delle
spezie, partendo quelle più antiche ed apprezzate
dell’estremo Oriente, e dello zenzero (zingiber
officinale), una pianta erbacea di cui si utilizza
principalmente il rizoma dove sono contenuti i principi
attivi: l’olio essenziale (composto in prevalenza da
zingiberene), gingeroli e shogaoli (principi responsabili
del sapore pungente), resine e mucillagini. Lo zenzero è una
spezia di pratica utilità, indicata in caso di nausea,
vomito, indigestione.
Può essere anche un pronto
rimedio per la nausea da viaggio, da assumere un’ora prima
della partenza. L’effetto anti-nausea sembra essere legato
alla sua capacità di bloccare i movimenti più regolari e
intensi dello stomaco.
Se è vero che lo zenzero agisce
sullo stomaco per ridurre la nausea, non funziona per tutte
le forme del disturbo, come quella legata ai problemi
dell’orecchio interno. Nelle nausee da gravidanza, l’effetto
sul feto non è stato stabilito. Lo zenzero è anche utile per
i dolori artritici e infiammatori ed in caso di trombosi. La
pianta, infatti, riduce la sintesi di quella classe di
prostaglandine e trombossani responsabili dei processi
infiammatori e del dolore ad essi legato. Può essere
utilizzato come decotto del rizoma polverizzato, come radice
fresca, da aggiungere a zuppe, minestre, risotti, paste
fredde o tisane, come radice candita o tintura. Si consiglia
un dosaggio giornaliero di 3-10g di zenzero fresco a
2-4g di pianta secca.
Lo zenzero è squisito caramellato
e ricoperto da granella di zucchero (10g non apportano molte
calorie), da provarne il decotto preparato con bastoncini di
cannella con aggiunta di fettine di arancio fresco, ottima,
infine, è zuppa di verza, zenzero, curcuma, poco pepe e un
filo di olio extravergine di oliva a crudo. Il rizoma di
qualità è sempre turgido e privo di grinze ed il sapore
dello zenzero nelle diverse forme deve rimanere pungente.
La cannella o cinnamomo è
una spezia orientale, ma diffusa anche in Occidente. Vengono
chiamate ugualmente cannella piante diverse.
Le due più frequentemente usate
come spezie sono la Cinnamomum zeylanicum e la Cinnamomum
aromaticum. La spezia si ricava dal fusto e dai
ramoscelli della pianta che, un volta liberati del sughero
esterno e trattati, assumono il classico aspetto di una
piccola pergamena color nocciola. I principi attivi sono
cromo, polifenoli e proantocianidine. Seppur è stato
osservato un coinvolgimento della cannella nelle
dislipidemie evidenziandone un ruolo nel riequilibrare i
valori di trigliceridi e colesterolo LDL, i maggiori studi
si sono concentrati sulle sue proprietà ipoglicemizzanti,
ovvero in grado di abbassare il livello di glucosio nel
sangue, in modelli animali e nell’uomo.
Il meccanismo di azione
ipoglicemizzante è stato attribuito ad un’azione protettiva
sulle beta cellule pancreatiche, produttrici di insulina
l’ormone che promuove l’assorbimento degli zuccheri,
rispetto al danno ossidativi e ad un’azione insulino
sensibilizzante. La cannella risulterebbe attiva già
in dose di 1-3g al dì.
Uno studio del 2003 ne attesta
l’efficacia sull’uomo per ridurre la glicemia basale
(18-20%) e i trigliceridi (23-30%) rispetto al placebo. Uno
studio recente analizza una dose accettabile di cannella
pari a 1g al dì su un tempo di 3 mesi su un parametro
stabile e attendibile come l’emoglobina glicosilata,
rispetto alla glicemia a digiuno.
I pazienti dello studio erano
tutti in terapia con farmaci ipoglicemizzanti orali.
L’assunzione della cannella nelle dosi indicate, mostra un
vantaggio netto rispetto alla sola somministrazione del
farmaco e in assenza di effetti collaterali.
Alcuni esperti mettono in guardia
dall’uso della cannella che deve intendersi di supporto alle
terapie ipoglicemizzanti e non in sostituzione di
quest’ultime. In più la cumarina, in essa contenuta, è un
fluidificante del sangue e può interferire con i farmaci
anticoagulanti. La cannella si può assumere come infuso
acquoso oppure può essere spolverata sugli alimenti come
frutta, latte o yogurt.
La curcuma longa o
zafferano delle Indie è una polvere di colore giallo intenso
ottenuta dalla frantumazione del rizoma di una pianta
tropicale della famiglia delle Zingiberaceae simile allo
zenzero. Essa è uno dei componenti del curry. C’è un certo
consenso sul fatto che la curcuma possa essere responsabile
di significative differenze tra il tasso di alcuni tumori in
India e quello dei Paesi occidentali.
Esistono, infatti, numerose
evidenze sperimentali degli effetti antitumorali della
curcuma in vitro su cellule tumorali di stomaco,
intestino, colon, pelle e fegato. Il cancro al colon è il
tipo di tumore su cui la curcuma sembra essere più efficace.
Il principale principio attivo della curcuma è la curcumina
assieme a una classe eterogenea di sostanze i curcuminoidi.
La curcumina promuove la morte delle cellule tumorali
(effetto pro-apoptotico) ed inibisce la formazione dei vasi
che alimentano il tumore (effetto anti-angiogenetico). La
curcumina ha anche un effetto anti-infiammatorio, poiché
agisce come inibitore della cicloossigenasi ed è in grado
sia di fermare la produzione del fattore di necrosi tumorale
TNF, che di bloccare l’azione del TNF. La curcuma, quindi,
sembra giovare anche all’artrite, una malattia di natura
infiammatoria i cui attuali farmaci sono antiinfiammatori e
la terapia a base di anti-TNF. La curcuma è di utilità anche
nella prevenzione del morbo di Crohn, una malattia
dell’intestino di natura infiammatoria.
La biodisponibilità della
curcumina, relativamente bassa, può essere aumentata più di
mille volte se essa viene assunta assieme ad una piccola
quantità di pepe. L’assorbimento della curcumina viene anche
favorito dall’aggiunta di grassi, come gli oli da
condimento.
L’aggiunta quotidiana di un
cucchiaino da tè di curcuma assieme ad un po’ di pepe e olio
a zuppe, minestre, pasta fredda o riso rappresenta un modo
semplice, rapido ed economico per ottenere un apporto di
curcumina sufficiente utile nella prevenzione del cancro e
delle patologie infiammatorie. Il costo di un’integrazione
di curcuma, associata con piperina, il principio attivo del
pepe, in compresse, è di circa venti volte superiore,
rispetto alle comuni spezie. A voi le dovute considerazioni.
Tra gli aromi della tradizione
mediterranea, che vantano proprietà nutraceutiche di tutto
rispetto c’è l’aglio (allium sativa), ma anche
ad altre piante della stessa famiglia come cipolle (allium
cepa), porri (allium porrum), scalogno (allium
ascalonium), erba cipollina (allium schoenoprasum).
L’azione più documentata dell’aglio è quella fluidificante
del sangue e di prevenzione della formazione di trombi.
Dato il suo effetto
fluidificante, può interferire con i farmaci anticoagulanti
e non dovrebbe essere assunto in prossimità di un intervento
chirurgico. L’aglio agisce come vasodilatatore e ipotensivo.
Studi epidemiologici, inoltre, mostrano una riduzione
significativa nei soggetti studiati della probabilità di
manifestare cancro allo stomaco e alla prostata. Le molecole
responsabili di questi effetti anti-tumorali, sono sostanze
fitochimiche contenenti zolfo ad esempio l’alliina, da cui
deriva allicina ed altri composti solforati che vengono
liberati in seguito alla frantumazione di questi ortaggi.
L’aglio contiene anche quercitina, un inibitore della
crescita tumorale. L’aglio e i suoi parenti frenano lo
sviluppo del cancro, anche per l’azione protettrice nei
confronti dei danni causati dalle sostanze cancerogene come
le nitrosammine. L’aglio, infine, può eliminare alcuni
organismi, ma non in modo definitivo e con continuità,
pertanto non dovrebbe essere inteso come sostituto degli
antibiotici.
Passiamo alle tisane
nutraceutiche da sorseggiare agli intermezzi, ma con le
quali si può scegliere di pasteggiare all’orientale. Il
carcadè, la tisana che si ricava dai fiori di ibisco,
consumata regolarmente in dose di due o tre tazze al giorno
può ridurre in maniera apprezzabile la pressione sanguigna
sistolica e diastolica, offrendo benefici cardiovascolari
per le persone a rischio di sviluppare ipertensione
arteriosa.
Il carcadè giova anche alle donne
con struttura edematosa, che tendono ad accumulare liquidi
per linfatismo durante l’ovulazione, in fase premestruale o
in menopausa. L’ibisco può esercitare un effetto inibitorio
sull’enzima ACE (enzima di conversione dell’angiotensina),
impedendo la conversione dell’angiotensina I in angiotensina
II, potente vasocostrittore. In letteratura, inoltre, sono
noti i suoi effetti diuretici.
Il tè verde è la pianta da
infuso che vanta il maggior numero di studi sulle sue
proprietà benefiche. Come il tè nero esso viene preparato
con le foglie della Camelia sinensis, ma nel tè verde
vengono selezionate le foglie più giovani e i boccioli
vergini, senza ricorrere alla fermentazione, che pur donando
al tè il colore ed il particolare aroma, lo priva di
importanti elementi antiossidanti e ne aumenta il contenuto
di teina, una sostanza eccitante simile alla caffeina.
Per produrre il tè verde, le
foglie fresche raccolte vengono rapidamente trattate con
vapore o a secco per inattivare gli enzimi e prevenire la
fermentazione. Oltre ad avere un’azione stimolante per la
caffeina, le catechine del tè verde esercitano un’azione
anti-ossidante in grado di neutralizzare i radicali liberi e
ostacolare i fisiologici processi di invecchiamento
cellulare. Studi epidemiologici affermano che l’apporto
regolare di caffeina del tè o di altre fonti, aiuti a
prevenire il morbo di Parkinson. Numerosi studi, realizzati
nel corso degli ultimi anni, attribuiscono al tè verde, in
particolare nella variante giapponese, un’azione di
prevenzione sul cancro della vescica e della prostata. Il tè
verde giapponese contiene grandi quantità di polifenoli, in
particolare flavonoli e catechine.
Le catechine, come il gallato di
epigallo catechina, sono molecole che possiedono potenziali
proprietà antitumorali. Il tè verde potrebbe contribuire a
limitare lo sviluppo del cancro, agendo a livello
dell’angiogenesi, la crescita dei vasi sanguinei che
alimentano il tumore, determinata dal tumore stesso. Per
ottimizzare l’effetto protettivo offerto dal tè verde
lasciate le foglie in infusione per otto o dieci minuti,
allo scopo di permettere un’efficace estrazione dei principi
attivi. Un’infusione inferiore a cinque minuti, porterebbe
ad estrarre solo il 20% di sostanze anti-tumorali. Bevete
sempre il tè appena fatto, cercando di assumerne non meno di
tre tazze al giorno.
La soia è un altro
alimento cardine dell’alimentazione orientale. Ci sono buone
evidenze che i cibi a base di soia, aiutino ad abbassare il
colesterolo LDL, probabilmente grazie al contenuto
significativo di fitosteroli. Tuttavia è negli isoflavoni
nella soia contenuti che la ricerca si concentra, per le
possibili proprietà anticancro dei tessuti ormono-sensibili.
In particolare contengono isoflavoni la farina di soia, i
fagioli di soia, il miso, il tofu e il latte di soia, non ne
contengono la salsa e l’olio di soia. La diversa incidenza
di tumori su base ormonale tra Oriente e Occidente,
principalmente seno e prostata, potrebbe derivare dal
maggior consumo orientale di prodotti a base di soia,
soprattutto se questo consumo inizia in età prepuberale.
Studi epidemiologici dimostrano che donne in premenopausa
che consumano abitualmente grandi quantità di soia, hanno
rischio due volte inferiore, rispetto a chi non consuma
soia, di sviluppare il cancro al seno. I dati sono invece
controversi sugli effetti degli isoflavoni in menopausa e
sulle donne con cancro al seno o che hanno avuto tumore al
seno. È preferibile che le donne affette da cancro al seno o
che ne sono guarite facciano un consumo estremamente
moderato di soia. Gli isoflavoni contenuti nella soia sono
polifenoli anche detti fitoestrogeni (genisteina, daidzeina,
gliciteina), possiedono una struttura chimica simile a
quella degli ormoni sessuali e possono dunque interferire
con lo sviluppo dei tumori su base ormonale come il cancro
al seno o alla prostata (azione anti-estrogenica simile al
farmaco tamoxifene). I fitoestrogeni sono
particolarmente consigliati agli obesi, i cui livelli di
insulina e di estrogeni possono essere più alti delle
persone normopeso. La chiave per sfruttare gli effetti
anti-tumorali della soia consiste nel consumare gli alimenti
integrali, ovvero i fagioli al naturale o tostati in
quantità pari a circa 50g secchi al giorno. Si consiglia di
bere un bicchiere di latte di soia al dì.
Anche la dieta mediterranea
annovera numerosi alimenti attivi nella prevenzione delle
neoplasie. Tra questi i vegetali appartenenti alla famiglia
delle crucifere come cavolo cappuccio o verza, broccoli,
cavolfiore, cavolini di Bruxelles. Studi epidemiologici
dimostrano negli assidui consumatori di crucifere riduzione
del 50% della probabilità di manifestare cancro alla
vescica, al seno e alla prostata. Gli ortaggi della famiglia
delle crucifere contengono elevate quantità di diverse
sostanze antitumorali tra cui glicosinolati, isotiocianati,
indoli, che frenano lo sviluppo del cancro, inducendo la
morte delle cellule tumorali ed impedendo alle sostanze
cancerose di provocare danni alle cellule, accelerandone la
loro eliminazione. Le crucifere contengono anche sostanze ad
azione battericida, che neutralizzano microorganismo come l’Helicobacter
Pilori, potenzialmente dannosi per l’organismo. I
broccoli e le altre crucifere dovrebbero essere consumati
regolarmente seguendo la stagionalità almeno cinque volte a
settimana. Una cottura rapida con poca acqua, al vapore, al
forno, in padella e una buona masticazione delle crucifere,
sono necessarie per sfruttare al massimo il potenziale
antitumorale di questi ortaggi. Riutilizzare l’acqua di
cottura per cuocere pasta o riso. Durante la lavorazione, i
prodotti surgelati vengono sottoposi ad un processo di
sbiancamento a temperature elevate, che riduce rispetto agli
ortaggi freschi le proprietà anti-cancro.
I frutti di bosco come
lampone, fragola, mirtillo nero, mirtillo rosso sono ricche
di molecole antiossidanti (circa sei volte più concentrate
rispetto al altri frutti come ad esempio la mela) e
contribuiscono alla prevenzione delle neoplasie. Essendo
frutti stagionali, non esistono studi epidemiologici, ma
evidenze sperimentali in vitro e su animali. In diversi
animali un regime alimentare che comprende fragole e lamponi
per il 5% dell’alimentazione porta ad una riduzione
significativa del cancro dell’esofago. I frutti di bosco
costituiscono una fonte privilegiata di polifenoli dal
potenziale antitumorale quali l’acido ellagico,
antocianidine e proantocianidine. L’antitumorale più potente
è l’acido ellagico e si trova nei semi dei lamponi e nella
polpa delle fragole. L’acido ellagico inibisce la crescita
dei vasi che autoalimentano il tumore, inibisce la
trasformazione delle sostanze cancerogene in agenti tossici
per la cellula e stimola i meccanismi di eliminazione delle
sostanze cancerogene. Le antocianidine si trovano nei
lamponi e nei mirtilli, e sono potenti antiossidanti e
promuovono la morte delle cellule tumorali. Le
proantocianidine sono abbondanti nei mirtilli rossi e in
quelli neri. Sono dei potenti antiossidanti, inibitori della
crescita tumorale e della crescita dei vasi che
auto-alimentano il tumore. È preferibile consumare mirtilli
rossi essiccati, anziché il succo, aggiungendoli per esempio
ai cereali al mattino, o a un mix di frutta secca. I
mirtilli neri e le altre bacche possono essere consumate
tutto l’anno utilizzando eventualmente anche i prodotti
surgelati in aggiunta allo yogurt, al gelato o altri dolci.
I frutti di bosco in genere giovano al microcircolo venoso,
rafforzando e promuovendo il ricambio del tessuto connettivo
associato ai vasi.
Esiste un legame tra consumo di
agrumi come limoni, arance, pompelmi, mandarini e la
riduzione del rischio, fino al 40-60% di sviluppare alcuni
tumori, soprattutto quelli che riguardano l’apparato
digestivo, ovvero l’esofago, la bocca, la laringe, la
faringe e lo stomaco. Gli agrumi oltre ad essere fonte
preziosa di vitamina C, contengono circa duecento molecole
attive diverse tra cui polifenoli, flavononi e terpeni. Gli
agrumi possono agire direttamente sulle cellule tumorali
impedendogli di riprodursi.
I Paesi che sono grandi
consumatori di pomodoro, sotto forma di pomodoro fresco, ma
anche di conserva, come l’Italia,
la Spagna e il Messico, hanno un tasso di
tumore alla prostata più basso dell’America del Nord (la
riduzione del rischio è di circa il 30% nei tumori che
insorgono intorno a sessantacinque anni). Il licopene, della
famiglia dei carotenoidi, il pigmento responsabile del
colore rosso del pomodoro, è il principale responsabile
della sua attività anti-tumorale.
Il licopene è anche un potente
antiossidante. Esso sembra contrastare il tumore alla
prostata, attraverso un’azione diretta sugli enzimi
prostatici, responsabili della crescita di questo tessuto.
L’azione anti-tumorale del licopene è potenziata dalla
cottura dei pomodori e dalla presenza di sostanze grasse,
come ad esempio l’olio d’oliva. Pertanto anche la salsa
concentrato di pomodoro e le conserve sono ricche di
licopene. Sono sufficienti due pasti la settimana a base di
salsa di pomodoro per ridurre il rischio del 25% di
sviluppare tumore alla prostata. Non dimenticate di
aggiungere anche l’olio extravergine di oliva e l’aglio!
Un’importante carenza
nutrizionale dei Paesi occidentali è quella degli acidi
grassi polinsaturi omega 3, il capostipite di questi,
l’acido alfa linolenico o ALA, inoltre, è un omega
essenziale e come le vitamine può essere introdotto
solamente con l’alimentazione. I pesci grassi, i semi di
lino, le noci e la frutta secca in genere, sono fonti
importanti della famiglia degli acidi grassi omega 3.
Tuttavia, per la pigrizia degli occidentali a consumare
pesce e semi oleosi, nonché per l’eccesso nella nostra
alimentazione di oli vegetali ricchi di acidi grassi della
serie omega 6, abbondanti ad esempio nei prodotti da forno,
l’equilibrio tra omega 3 e omega 6, appare
significativamente spostato verso questi ultimi. Così da un
ottimale rapporto 1:5, si passa ad un rapporto pari a 1:20.
Lo squilibrio a favore dei grassi omega 6, è anche favorito
dal fatto gli acidi grassi capostipiti delle due serie 3 e
6, ALA e LA, utilizzano lo stesso enzima la delta 6
denaturasi. L’eccesso alimentare di LA, pertanto, preclude
anche la via biosintetica dell’ALA e degli omega 3.
L’eccesso di omega 6, per delicati equilibri biochimici,
promuove un’abnorme formazione di prostaglandine della serie
2, che incrementano il rischio vascolare, l’infiammazione e
i fenomeni allergici.
I meccanismi d’azione dei grassi
omega 3 sono la riduzione della produzione di molecole
infiammatorie, che alterano il sistema immunitario e
espongono al cancro. I grassi omega 3, inoltre, promuovono a
loro volta la produzione di sostanze ad azione
antiinfiammatoria, che rafforzano e proteggono il sistema
immunitario, determinando una protezione verso il cancro.
Il lino (Linum usitatissimum),
una pianta le cui proprietà risiedono nei semi e nell’olio
da questi ricavato, è un importante integratore di omega
3, in
particolare di ALA. Studi scientifici dimostrano che i semi
di lino e l’olio di semi di lino, abbassano i livelli di
colesterolo LDL e paiono coinvolti nella prevenzione dei
tumori in particolare della prostata, del seno ed
endometriosi. Hanno proprietà antinfiammatoria e sono
antitrombotici. Il loro consumo è indicato in caso di
ipercolesterolemia, disturbi infiammatori come il lupus e la
sclerodermia, infiammazioni cutanee e affezioni bronchiali
(attraverso l’applicazione di cataplasmi), patologie
croniche intestinali e stipsi.
L’olio di semi di lino contiene
acido ALA al 50% (percentuale largamente superiore agli
altri oli), LA al 25%, acido oleico, monoinsaturo
caratteristico dell’olio di oliva al 10-18%, acidi grassi
saturi al 5-10% e vitamina E. I lignani contenuti nella
buccia assieme alle mucillagini liberate dall’ammollo dei
semi, esplicano un’azione lassativa. Sono consigliati 2-3
cucchiaini al dì, da masticare con cura e accompagnare con
abbondante acqua, oppure 1-2 cucchiaini al dì, di olio
spremuto a freddo. L’olio e i semi tritati per l’alta
deperibilità dei costituenti vanno conservati in frigo in
una bottiglia opacizzata e ben chiusa, l’olio non va mai
cotto. Consumare la confezione dell’olio aperto
preferibilmente entro un mese i semi entro 5 giorni.
Gli uomini possono convertire
l’ALA in un altro omega-3, l’acido eicosapentaenoico (EPA),
contenuto nel pesce, che è un precursore degli eicosanoidi,
molecole antinfiammatorie, antiaterogeniche e
anti-trombitiche. Gli uomini faticano, invece, a
sintetizzare a partire dall’olio di lino l’acido
docosaesaenoico (DHA) contenuto sempre nel pesce. Per questo
è importante, integrare la nostra alimentazione, anche con
un consumo abituale di pesce, almeno due volte la settimana.
È preferibile il consumo di pesci grassi come
sardine, sgombro, salmone meglio selvatico e non di
allevamento.
Durante questa inevitabile
selezione, sono consapevole di aver tralasciato, a
malincuore, più di un alimento salutistico. Aggiungerei di
non volermi con quanto detto sostituire ai consigli del
vostro medico, né in alcun modo alle terapie farmacologiche.
Prima di modificare la propria dieta o quella dei propri
familiari, è sempre bene rivolgersi ad un nutrizionista o
parlarne con il medico.
Mi piace concludere con
un pensiero di Marco Valerio Marziale “l’importante non è
vivere, ma vivere in buona salute”.
*Dice di sé.
Tiziana Stallone. Biologo nutrizionista e dottore di ricerca
in anatomia. Libero professionista. Le sue passioni: lavoro,
musica, cinema, alberi e cimiteri.
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PAOLO VALLESI
Le amiche
passano giorni al telefono
e in cuffia
ascoltano la stessa musica
le amiche
girano le sere in macchina
poi si
nascondono in fondo a un cinema
e intanto
aspettano di vivere
ed un ragazzo
che non c’è …
le amiche
credono nell’amicizia
e sono come te.
Le amiche
scrivono diari e lettere
sono convinte
che la vita è inutile
le amiche si
amano però si invidiano
gelose e
ambigue spesso si tradiscono
le amiche sono
tutte vergini
e di cattive
non ce n’è….
le amiche
lasciano nell’aria
un buon odore
come te.
(Da “Paolo Vallesi – Le amiche”, 1991)
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