SCIENZA

QUANDO NEL CIBO TROVI UN TESORO: ZENZERO,
FRUTTI DI BOSCO, CANNELLA, ALIMENTI AMICI DELLA SALUTE


 

Tiziana Stallone*

 

La solitudine è per lo spirito ciò che il cibo è per il corpo diceva Seneca, dando contemporaneamente a solitudine e cibo, una connotazione positiva per l’uomo e per il suo equilibrio psicofisico.

Per non scivolare in abusate affermazioni del tipo che non sempre le persone che crediamo amiche siano mosse da un nobile e sincero sentimento e che, migliore di queste, sia la solitudine, ispirandomi a Seneca, preferirei parlare di un altro tipo di amicizia, quella in cui credo con fermezza, l’amicizia che l’uomo può consolidare negli anni con il cibo. Gli alimenti, purtroppo, non sempre si conoscono come meriterebbero, eppure essi sono tra le poche cose che, se ben utilizzate, proprio come farebbe un amico, possono contribuire a rendere migliore la vita dell’uomo, allontanando le malattie e, con queste, le sofferenze.

Si parla e si è parlato spesso di cibi alleati della salute dell’uomo, attingendo ad esempi principalmente nel regno vegetale e decantando le qualità di frutta, verdura, legumi, come insostituibili fonti di fibre, sali minerali, oligoelementi e vitamine. Cibi vegetali dalle straordinarie proprietà antiossidanti, antagoniste dei fisiologici processi di invecchiamento cellulare, capaci di aggiungere anni alla vita e di migliorarne la qualità.

Negli ultimi anni, l’attenzione della scienza dell’alimentazione si è mossa favorevolmente verso i grassi, dapprima considerati temibili nemici di cuore e arterie, vedi colesterolo, ora ad alcuni di questi viene riconosciuta un’azione cosmetica, salutistica o simil terapeutica. Mi riferisco agli ormai noti acidi grassi della serie omega 3 e omega 6, che possono vantare ragguardevoli proprietà. I capostipiti della famiglia degli acidi grassi polinsaturi omega 3 e omega 6, rispettivamente l’acido alfa linolenico (ALA) e l’acido linoleico (LA), sono essenziali ovvero, come le vitamine, non sono sintetizzati dall’uomo, ma possono essere introdotti solamente attraverso l’alimentazione. Ricercarne consapevolmente le specifiche fonti, può contribuire significativamente al miglioramento della nostra salute. Questi acidi grassi essenziali, infatti, sono a monte di una catena di reazioni biochimiche che, se correttamente bilanciate, sono in grado, di produrre a loro volta altri acidi grassi, come ad esempio nel caso dei derivati dell’acido ALA, l’acido eicosapentaenoico (EPA) e docosaesaenoico (DHA), anche contenuti nel pesce, meglio se azzurro o di produrre molecole bioattive e poliedriche come le prostaglandine, in particolare quelle della serie 1 e della serie 3. Tali composti sinergizzano per attenuare la risposta allergica ed infiammatoria, proteggere l’apparato cardiovascolare o contribuire al corretto sviluppo e mantenimento di cervello, retina e per giovare al generale equilibrio del sistema nervoso.

Oltre all’azione antiossidante o antinfiammatoria gli effetti salutistici degli alimenti sono diversi, quali ad esempio quello ipotensivo, ipoglicemizzante o riequilibrante del quadro lipidico e quindi in grado di contrastare colesterolo e trigliceridi in eccesso e, non ultimo, alcuni cibi sembrano avere azioni antitumorali, poiché sono in grado di inibire la proliferazione delle cellule neoplastiche o di indurne la morte per apoptosi (una sorta di morte volontaria, programmata dalla cellula) o ancora ostacolare la formazione di vasi che alimentano il tumore.

Oltre alle proprietà di alcuni alimenti tipici della tradizione mediterranea, come aglio, broccoli, verza e pomodoro, descriverò anche quelle di alimenti meno noti scelti nel modello alimentare orientale, quali curcuma, zenzero, soia o semi di lino.

Iniziamo con il parlare delle spezie, partendo quelle più antiche ed apprezzate dell’estremo Oriente, e dello zenzero (zingiber officinale), una pianta erbacea di cui si utilizza principalmente il rizoma dove sono contenuti i principi attivi: l’olio essenziale (composto in prevalenza da zingiberene), gingeroli e shogaoli (principi responsabili del sapore pungente), resine e mucillagini. Lo zenzero è una spezia di pratica utilità, indicata in caso di nausea, vomito, indigestione.

Può essere anche un pronto rimedio per la nausea da viaggio, da assumere un’ora prima della partenza. L’effetto anti-nausea sembra essere legato alla sua capacità di bloccare i movimenti più regolari e intensi dello stomaco.

Se è vero che lo zenzero agisce sullo stomaco per ridurre la nausea, non funziona per tutte le forme del disturbo, come quella legata ai problemi dell’orecchio interno. Nelle nausee da gravidanza, l’effetto sul feto non è stato stabilito. Lo zenzero è anche utile per i dolori artritici e infiammatori ed in caso di trombosi. La pianta, infatti, riduce la sintesi di quella classe di prostaglandine e trombossani responsabili dei processi infiammatori e del dolore ad essi legato. Può essere utilizzato come decotto del rizoma polverizzato, come radice fresca, da aggiungere a zuppe, minestre, risotti, paste fredde o tisane, come radice candita o tintura. Si consiglia un dosaggio giornaliero di 3-10g di zenzero fresco a 2-4g di pianta secca.

Lo zenzero è squisito caramellato e ricoperto da granella di zucchero (10g non apportano molte calorie), da provarne il decotto preparato con bastoncini di cannella con aggiunta di fettine di arancio fresco, ottima, infine, è zuppa di verza, zenzero, curcuma, poco pepe e un filo di olio extravergine di oliva a crudo. Il rizoma di qualità è sempre turgido e privo di grinze ed il sapore dello zenzero nelle diverse forme deve rimanere pungente.

La cannella o cinnamomo è una spezia orientale, ma diffusa anche in Occidente. Vengono chiamate ugualmente cannella piante diverse.

Le due più frequentemente usate come spezie sono la Cinnamomum zeylanicum e la Cinnamomum aromaticum. La spezia si ricava dal fusto e dai ramoscelli della pianta che, un volta liberati del sughero esterno e trattati, assumono il classico aspetto di una piccola pergamena color nocciola. I principi attivi sono cromo, polifenoli e proantocianidine. Seppur è stato osservato un coinvolgimento della cannella nelle dislipidemie evidenziandone un ruolo nel riequilibrare i valori di trigliceridi e colesterolo LDL, i maggiori studi si sono concentrati sulle sue proprietà ipoglicemizzanti, ovvero in grado di abbassare il livello di glucosio nel sangue, in modelli animali e nell’uomo.

Il meccanismo di azione ipoglicemizzante è stato attribuito ad un’azione protettiva sulle beta cellule pancreatiche, produttrici di insulina l’ormone che promuove l’assorbimento degli zuccheri, rispetto al danno ossidativi e ad un’azione insulino sensibilizzante. La cannella risulterebbe attiva già in dose di 1-3g al dì.

Uno studio del 2003 ne attesta l’efficacia sull’uomo per ridurre la glicemia basale (18-20%) e i trigliceridi (23-30%) rispetto al placebo. Uno studio recente analizza una dose accettabile di cannella pari a 1g al dì su un tempo di 3 mesi su un parametro stabile e attendibile come l’emoglobina glicosilata, rispetto alla glicemia a digiuno.

I pazienti dello studio erano tutti in terapia con farmaci ipoglicemizzanti orali. L’assunzione della cannella nelle dosi indicate, mostra un vantaggio netto rispetto alla sola somministrazione del farmaco e in assenza di effetti collaterali.

Alcuni esperti mettono in guardia dall’uso della cannella che deve intendersi di supporto alle terapie ipoglicemizzanti e non in sostituzione di quest’ultime. In più la cumarina, in essa contenuta, è un fluidificante del sangue e può interferire con i farmaci anticoagulanti. La cannella si può assumere come infuso acquoso oppure può essere spolverata sugli alimenti come frutta, latte o yogurt.

La curcuma longa o zafferano delle Indie è una polvere di colore giallo intenso ottenuta dalla frantumazione del rizoma di una pianta tropicale della famiglia delle Zingiberaceae simile allo zenzero. Essa è uno dei componenti del curry. C’è un certo consenso sul fatto che la curcuma possa essere responsabile di significative differenze tra il tasso di alcuni tumori in India e quello dei Paesi occidentali.

Esistono, infatti, numerose evidenze sperimentali degli effetti antitumorali della curcuma in vitro su cellule tumorali di stomaco, intestino, colon, pelle e fegato. Il cancro al colon è il tipo di tumore su cui la curcuma sembra essere più efficace. Il principale principio attivo della curcuma è la curcumina assieme a una classe eterogenea di sostanze i curcuminoidi. La curcumina promuove la morte delle cellule tumorali (effetto pro-apoptotico) ed inibisce la formazione dei vasi che alimentano il tumore (effetto anti-angiogenetico). La curcumina ha anche un effetto anti-infiammatorio, poiché agisce come inibitore della cicloossigenasi ed è in grado sia di fermare la produzione del fattore di necrosi tumorale TNF, che di bloccare l’azione del TNF. La curcuma, quindi, sembra giovare anche all’artrite, una malattia di natura infiammatoria i cui attuali farmaci sono antiinfiammatori e la terapia a base di anti-TNF. La curcuma è di utilità anche nella prevenzione del morbo di Crohn, una malattia dell’intestino di natura infiammatoria.

La biodisponibilità della curcumina, relativamente bassa, può essere aumentata più di mille volte se essa viene assunta assieme ad una piccola quantità di pepe. L’assorbimento della curcumina viene anche favorito dall’aggiunta di grassi, come gli oli da condimento.

L’aggiunta quotidiana di un cucchiaino da tè di curcuma assieme ad un po’ di pepe e olio a zuppe, minestre, pasta fredda o riso rappresenta un modo semplice, rapido ed economico per ottenere un apporto di curcumina sufficiente utile nella prevenzione del cancro e delle patologie infiammatorie. Il costo di un’integrazione di curcuma, associata con piperina, il principio attivo del pepe, in compresse, è di circa venti volte superiore, rispetto alle comuni spezie. A voi le dovute considerazioni.

Tra gli aromi della tradizione mediterranea, che vantano proprietà nutraceutiche di tutto rispetto c’è l’aglio (allium sativa), ma anche ad altre piante della stessa famiglia come cipolle (allium cepa), porri (allium porrum), scalogno (allium ascalonium), erba cipollina (allium schoenoprasum). L’azione più documentata dell’aglio è quella fluidificante del sangue e di prevenzione della formazione di trombi.

Dato il suo effetto fluidificante, può interferire con i farmaci anticoagulanti e non dovrebbe essere assunto in prossimità di un intervento chirurgico. L’aglio agisce come vasodilatatore e ipotensivo. Studi epidemiologici, inoltre, mostrano una riduzione significativa nei soggetti studiati della probabilità di manifestare cancro allo stomaco e alla prostata. Le molecole responsabili di questi effetti anti-tumorali, sono sostanze fitochimiche contenenti zolfo ad esempio l’alliina, da cui deriva allicina ed altri composti solforati che vengono liberati in seguito alla frantumazione di questi ortaggi. L’aglio contiene anche quercitina, un inibitore della crescita tumorale. L’aglio e i suoi parenti frenano lo sviluppo del cancro, anche per l’azione protettrice nei confronti dei danni causati dalle sostanze cancerogene come le nitrosammine. L’aglio, infine, può eliminare alcuni organismi, ma non in modo definitivo e con continuità, pertanto non dovrebbe essere inteso come sostituto degli antibiotici.

Passiamo alle tisane nutraceutiche da sorseggiare agli intermezzi, ma con le quali si può scegliere di pasteggiare all’orientale. Il carcadè, la tisana che si ricava dai fiori di ibisco, consumata regolarmente in dose di due o tre tazze al giorno può ridurre in maniera apprezzabile la pressione sanguigna sistolica e diastolica, offrendo benefici cardiovascolari per le persone a rischio di sviluppare ipertensione arteriosa.

Il carcadè giova anche alle donne con struttura edematosa, che tendono ad accumulare liquidi per linfatismo durante l’ovulazione, in fase premestruale o in menopausa. L’ibisco può esercitare un effetto inibitorio sull’enzima ACE (enzima di conversione dell’angiotensina), impedendo la conversione dell’angiotensina I in angiotensina II, potente vasocostrittore. In letteratura, inoltre, sono noti i suoi effetti diuretici.

Il tè verde è la pianta da infuso che vanta il maggior numero di studi sulle sue proprietà benefiche. Come il tè nero esso viene preparato con le foglie della Camelia sinensis, ma nel tè verde vengono selezionate le foglie più giovani e i boccioli vergini, senza ricorrere alla fermentazione, che pur donando al tè il colore ed il particolare aroma, lo priva di importanti elementi antiossidanti e ne aumenta il contenuto di teina, una sostanza eccitante simile alla caffeina.

Per produrre il tè verde, le foglie fresche raccolte vengono rapidamente trattate con vapore o a secco per inattivare gli enzimi e prevenire la fermentazione. Oltre ad avere un’azione stimolante per la caffeina, le catechine del tè verde esercitano un’azione anti-ossidante in grado di neutralizzare i radicali liberi e ostacolare i fisiologici processi di invecchiamento cellulare. Studi epidemiologici affermano che l’apporto regolare di caffeina del tè o di altre fonti, aiuti a prevenire il morbo di Parkinson. Numerosi studi, realizzati nel corso degli ultimi anni, attribuiscono al tè verde, in particolare nella variante giapponese, un’azione di prevenzione sul cancro della vescica e della prostata. Il tè verde giapponese contiene grandi quantità di polifenoli, in particolare flavonoli e catechine.

Le catechine, come il gallato di epigallo catechina, sono molecole che possiedono potenziali proprietà antitumorali. Il tè verde potrebbe contribuire a limitare lo sviluppo del cancro, agendo a livello dell’angiogenesi, la crescita dei vasi sanguinei che alimentano il tumore, determinata dal tumore stesso. Per ottimizzare l’effetto protettivo offerto dal tè verde lasciate le foglie in infusione per otto o dieci minuti, allo scopo di permettere un’efficace estrazione dei principi attivi. Un’infusione inferiore a cinque minuti, porterebbe ad estrarre solo il 20% di sostanze anti-tumorali. Bevete sempre il tè appena fatto, cercando di assumerne non meno di tre tazze al giorno.

La soia è un altro alimento cardine dell’alimentazione orientale. Ci sono buone evidenze che i cibi a base di soia, aiutino ad abbassare il colesterolo LDL, probabilmente grazie al contenuto significativo di fitosteroli. Tuttavia è negli isoflavoni nella soia contenuti che la ricerca si concentra, per le possibili proprietà anticancro dei tessuti ormono-sensibili. In particolare contengono isoflavoni la farina di soia, i fagioli di soia, il miso, il tofu e il latte di soia, non ne contengono la salsa e l’olio di soia. La diversa incidenza di tumori su base ormonale tra Oriente e Occidente, principalmente seno e prostata, potrebbe derivare dal maggior consumo orientale di prodotti a base di soia, soprattutto se questo consumo inizia in età prepuberale. Studi epidemiologici dimostrano che donne in premenopausa che consumano abitualmente grandi quantità di soia, hanno rischio due volte inferiore, rispetto a chi non consuma soia, di sviluppare il cancro al seno. I dati sono invece controversi sugli effetti degli isoflavoni in menopausa e sulle donne con cancro al seno o che hanno avuto tumore al seno. È preferibile che le donne affette da cancro al seno o che ne sono guarite facciano un consumo estremamente moderato di soia. Gli isoflavoni contenuti nella soia sono polifenoli anche detti fitoestrogeni (genisteina, daidzeina, gliciteina), possiedono una struttura chimica simile a quella degli ormoni sessuali e possono dunque interferire con lo sviluppo dei tumori su base ormonale come il cancro al seno o alla prostata (azione anti-estrogenica simile al farmaco tamoxifene). I fitoestrogeni sono particolarmente consigliati agli obesi, i cui livelli di insulina e di estrogeni possono essere più alti delle persone normopeso. La chiave per sfruttare gli effetti anti-tumorali della soia consiste nel consumare gli alimenti integrali, ovvero i fagioli al naturale o tostati in quantità pari a circa 50g secchi al giorno. Si consiglia di bere un bicchiere di latte di soia al dì.

Anche la dieta mediterranea annovera numerosi alimenti attivi nella prevenzione delle neoplasie. Tra questi i vegetali appartenenti alla famiglia delle crucifere come cavolo cappuccio o verza, broccoli, cavolfiore, cavolini di Bruxelles. Studi epidemiologici dimostrano negli assidui consumatori di crucifere riduzione del 50% della probabilità di manifestare cancro alla vescica, al seno e alla prostata. Gli ortaggi della famiglia delle crucifere contengono elevate quantità di diverse sostanze antitumorali tra cui glicosinolati, isotiocianati, indoli, che frenano lo sviluppo del cancro, inducendo la morte delle cellule tumorali ed impedendo alle sostanze cancerose di provocare danni alle cellule, accelerandone la loro eliminazione. Le crucifere contengono anche sostanze ad azione battericida, che neutralizzano microorganismo come l’Helicobacter Pilori, potenzialmente dannosi per l’organismo. I broccoli e le altre crucifere dovrebbero essere consumati regolarmente seguendo la stagionalità almeno cinque volte a settimana. Una cottura rapida con poca acqua, al vapore, al forno, in padella e una buona masticazione delle crucifere, sono necessarie per sfruttare al massimo il potenziale antitumorale di questi ortaggi. Riutilizzare l’acqua di cottura per cuocere pasta o riso. Durante la lavorazione, i prodotti surgelati vengono sottoposi ad un processo di sbiancamento a temperature elevate, che riduce rispetto agli ortaggi freschi le proprietà anti-cancro.

I frutti di bosco come lampone, fragola, mirtillo nero, mirtillo rosso sono ricche di molecole antiossidanti (circa sei volte più concentrate rispetto al altri frutti come ad esempio la mela) e contribuiscono alla prevenzione delle neoplasie. Essendo frutti stagionali, non esistono studi epidemiologici, ma evidenze sperimentali in vitro e su animali. In diversi animali un regime alimentare che comprende fragole e lamponi per il 5% dell’alimentazione porta ad una riduzione significativa del cancro dell’esofago. I frutti di bosco costituiscono una fonte privilegiata di polifenoli dal potenziale antitumorale quali l’acido ellagico, antocianidine e proantocianidine. L’antitumorale più potente è l’acido ellagico e si trova nei semi dei lamponi e nella polpa delle fragole. L’acido ellagico inibisce la crescita dei vasi che autoalimentano il tumore, inibisce la trasformazione delle sostanze cancerogene in agenti tossici per la cellula e stimola i meccanismi di eliminazione delle sostanze cancerogene. Le antocianidine si trovano nei lamponi e nei mirtilli, e sono potenti antiossidanti e promuovono la morte delle cellule tumorali. Le proantocianidine sono abbondanti nei mirtilli rossi e in quelli neri. Sono dei potenti antiossidanti, inibitori della crescita tumorale e della crescita dei vasi che auto-alimentano il tumore. È preferibile consumare mirtilli rossi essiccati, anziché il succo, aggiungendoli per esempio ai cereali al mattino, o a un mix di frutta secca. I mirtilli neri e le altre bacche possono essere consumate tutto l’anno utilizzando eventualmente anche i prodotti surgelati in aggiunta allo yogurt, al gelato o altri dolci. I frutti di bosco in genere giovano al microcircolo venoso, rafforzando e promuovendo il ricambio del tessuto connettivo associato ai vasi.

Esiste un legame tra consumo di agrumi come limoni, arance, pompelmi, mandarini e la riduzione del rischio, fino al 40-60% di sviluppare alcuni tumori, soprattutto quelli che riguardano l’apparato digestivo, ovvero l’esofago, la bocca, la laringe, la faringe e lo stomaco. Gli agrumi oltre ad essere fonte preziosa di vitamina C, contengono circa duecento molecole attive diverse tra cui polifenoli, flavononi e terpeni. Gli agrumi possono agire direttamente sulle cellule tumorali impedendogli di riprodursi.

I Paesi che sono grandi consumatori di pomodoro, sotto forma di pomodoro fresco, ma anche di conserva, come l’Italia, la Spagna e il Messico, hanno un tasso di tumore alla prostata più basso dell’America del Nord (la riduzione del rischio è di circa il 30% nei tumori che insorgono intorno a sessantacinque anni). Il licopene, della famiglia dei carotenoidi, il pigmento responsabile del colore rosso del pomodoro, è il principale responsabile della sua attività anti-tumorale.

Il licopene è anche un potente antiossidante. Esso sembra contrastare il tumore alla prostata, attraverso un’azione diretta sugli enzimi prostatici, responsabili della crescita di questo tessuto. L’azione anti-tumorale del licopene è potenziata dalla cottura dei pomodori e dalla presenza di sostanze grasse, come ad esempio l’olio d’oliva. Pertanto anche la salsa concentrato di pomodoro e le conserve sono ricche di licopene. Sono sufficienti due pasti la settimana a base di salsa di pomodoro per ridurre il rischio del 25% di sviluppare tumore alla prostata. Non dimenticate di aggiungere anche l’olio extravergine di oliva e l’aglio!

Un’importante carenza nutrizionale dei Paesi occidentali è quella degli acidi grassi polinsaturi omega 3, il capostipite di questi, l’acido alfa linolenico o ALA, inoltre, è un omega essenziale e come le vitamine può essere introdotto solamente con l’alimentazione. I pesci grassi, i semi di lino, le noci e la frutta secca in genere, sono fonti importanti della famiglia degli acidi grassi omega 3. Tuttavia, per la pigrizia degli occidentali a consumare pesce e semi oleosi, nonché per l’eccesso nella nostra alimentazione di oli vegetali ricchi di acidi grassi della serie omega 6, abbondanti ad esempio nei prodotti da forno, l’equilibrio tra omega 3 e omega 6, appare significativamente spostato verso questi ultimi. Così da un ottimale rapporto 1:5, si passa ad un rapporto pari a 1:20. Lo squilibrio a favore dei grassi omega 6, è anche favorito dal fatto gli acidi grassi capostipiti delle due serie 3 e 6, ALA e LA, utilizzano lo stesso enzima la delta 6 denaturasi. L’eccesso alimentare di LA, pertanto, preclude anche la via biosintetica dell’ALA e degli omega 3. L’eccesso di omega 6, per delicati equilibri biochimici, promuove un’abnorme formazione di prostaglandine della serie 2, che incrementano il rischio vascolare, l’infiammazione e i fenomeni allergici.

I meccanismi d’azione dei grassi omega 3 sono la riduzione della produzione di molecole infiammatorie, che alterano il sistema immunitario e espongono al cancro. I grassi omega 3, inoltre, promuovono a loro volta la produzione di sostanze ad azione antiinfiammatoria, che rafforzano e proteggono il sistema immunitario, determinando una protezione verso il cancro.

Il lino (Linum usitatissimum), una pianta le cui proprietà risiedono nei semi e nell’olio da questi ricavato, è un importante integratore di omega 3, in particolare di ALA. Studi scientifici dimostrano che i semi di lino e l’olio di semi di lino, abbassano i livelli di colesterolo LDL e paiono coinvolti nella prevenzione dei tumori in particolare della prostata, del seno ed endometriosi. Hanno proprietà antinfiammatoria e sono antitrombotici. Il loro consumo è indicato in caso di ipercolesterolemia, disturbi infiammatori come il lupus e la sclerodermia, infiammazioni cutanee e affezioni bronchiali (attraverso l’applicazione di cataplasmi), patologie croniche intestinali e stipsi.

L’olio di semi di lino contiene acido ALA al 50% (percentuale largamente superiore agli altri oli), LA al 25%, acido oleico, monoinsaturo caratteristico dell’olio di oliva al 10-18%, acidi grassi saturi al 5-10% e vitamina E. I lignani contenuti nella buccia assieme alle mucillagini liberate dall’ammollo dei semi, esplicano un’azione lassativa. Sono consigliati 2-3 cucchiaini al dì, da masticare con cura e accompagnare con abbondante acqua, oppure 1-2 cucchiaini al dì, di olio spremuto a freddo. L’olio e i semi tritati per l’alta deperibilità dei costituenti vanno conservati in frigo in una bottiglia opacizzata e ben chiusa, l’olio non va mai cotto. Consumare la confezione dell’olio aperto preferibilmente entro un mese i semi entro 5 giorni.

Gli uomini possono convertire l’ALA in un altro omega-3, l’acido eicosapentaenoico (EPA), contenuto nel pesce, che è un precursore degli eicosanoidi, molecole antinfiammatorie, antiaterogeniche e anti-trombitiche. Gli uomini faticano, invece, a sintetizzare a partire dall’olio di lino l’acido docosaesaenoico (DHA) contenuto sempre nel pesce. Per questo è importante, integrare la nostra alimentazione, anche con un consumo abituale di pesce, almeno due volte la settimana. È preferibile il consumo di pesci grassi come sardine, sgombro, salmone meglio selvatico e non di allevamento.

Durante questa inevitabile selezione, sono consapevole di aver tralasciato, a malincuore, più di un alimento salutistico. Aggiungerei di non volermi con quanto detto sostituire ai consigli del vostro medico, né in alcun modo alle terapie farmacologiche. Prima di modificare la propria dieta o quella dei propri familiari, è sempre bene rivolgersi ad un nutrizionista o parlarne con il medico.

Mi piace concludere con un pensiero di Marco Valerio Marziale “l’importante non è vivere, ma vivere in buona salute”.



*Dice di sé.
Tiziana Stallone. Biologo nutrizionista e dottore di ricerca in anatomia. Libero professionista. Le sue passioni: lavoro, musica, cinema, alberi e cimiteri.








PAOLO VALLESI

Le amiche passano giorni al telefono
e in cuffia ascoltano la stessa musica
le amiche girano le sere in macchina
poi si nascondono in fondo a un cinema
e intanto aspettano di vivere
ed un ragazzo che non c’è …
le amiche credono nell’amicizia
e sono come te.
Le amiche scrivono diari e lettere
sono convinte che la vita è inutile
le amiche si amano però si invidiano
gelose e ambigue spesso si tradiscono
le amiche sono tutte vergini
e di cattive non ce n’è….
le amiche lasciano nell’aria
un buon odore come te.

(Da “Paolo Vallesi – Le amiche”, 1991)









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