WANDA, L’ULTIMA MAITRESSE
Il libro del giornalista Claudio Bernieri ridà voce
all’ultima tenutaria delle famigerate case chiuse, già
protagonista di un celebre testo di Indro Montanelli
Michela Altoviti*
Quando
si chiude una porta non sempre si apre un portone. E quando
una porta è chiusa dietro di essa c’è intimità, c’è un
ambiente protetto, c’è uno spazio personale e familiare,
anche, di certo intimo. Quando una porta è chiusa bisogna
bussare per entrare, bisogna essere autorizzati a farlo o
venire ammessi, per motivi diversi. Quando una porta è
chiusa e nessuno risponde alle nostre richieste, non resta
che sbirciare dalla serratura. Violando la privacy e
invadendo un mondo che appartiene ad altri.
Sarà
in libreria a fine ottobre Wanda, l’ultima maitresse
la raccolta delle memorie di Wanda Senigalliesi, l’ultima
tenutaria di una casa chiusa vivente, che racconta i suoi
sessant’anni di attività permettendoci di spiare oltre
quella porta serrata.
Colei che fu l’ispiratrice del
libro di Indro Montanelli Addio Wanda, ritrovata dal
giornalista de l’Europeo Claudio Bernieri – curatore
del testo – e fotografata dal reporter del settimanale Piero
Raffaelli nei sotterranei della stazione centrale di Milano
dieci anni fa, è ancora viva: a 96 anni ha dettato la sua
autobiografia ripercorrendo gli anni trascorsi dal 1933 ad
oggi. E la dettatura prevede una fedeltà al linguaggio della
protagonista: le abitudini, gli strumenti utilizzati durante
e per quegli atti di piacere nonché le parti del corpo
stimolate sono chiamate con il loro nome, senza filtri, a
volte con un’apparente volgarità mal celata, a volte per
mezzo di pseudonimi goliardici. E forse proprio la crudezza
di alcune pagine ha portato al rifiuto, per la pubblicazione
dell’opera, di oltre 30 case editrici. Oggi la Memoranda
di Massa Carrara sdogana il pudore e apre la porta a questa
storia e sui suoi protagonisti.
Si chiamano, però, case chiuse
quelle a cui abbiamo accesso attraverso queste pagine...
E in molti, Montanelli per primo,
hanno sostenuto e sostengono che sia stato un errore
abolirle, cosa che avvenne il 20 settembre 1958 con
l’entrata in vigore della Legge Merlin59. Va detto che lo
scopo primario di questo provvedimento, tuttora in vigore,
era quello di abolire lo sfruttamento della prostituzione. E
fazioso sarebbe riflettere sul valore morale di questo
obiettivo dichiarato. Piuttosto risulta significativo
evidenziare due aspetti derivanti: da un lato la
constatazione dell’aumento del fenomeno della prostituzione,
in barba alla abolizione dei cosiddetti bordelli,
dall’altro, di seguito, la domanda: è ipocrisia voler negare
la necessità, per alcuni, in effetti molti, di certi luoghi?
La riflessione è banale, ma
dovuta, e suscitata, inevitabilmente, dalla lettura del
libro in oggetto: si cerca altrove ciò che manca, ciò che si
crede diverso, nuovo, eccitante. Si lasciano abitudine,
noia, silenzio per provare altro nell’eccentrico, nel nuovo,
nel caotico. Perché è sempre altrove che ci si cerca, quando
ci si è persi, su qualunque strada si stia camminando, e non
è detto che ci si trovi. Ma è necessario un tentativo.
E così si va altrove, ma
sempre dietro una porta, in uno spazio intimo, chiuso,
protetto... non solo per nascondersi dagli sguardi ipocriti
o per tutelare una dignità che si crede perduta, o perdente,
ma per ritrovare una dimensione umana perché dietro la porta
c’è non solo un ambiente ma, spesso, un incontro. Che non ci
è dato di conoscere, né giudicare.
*Dice di sé.
Michela Altoviti. Vede oltre ciò che guarda e scorge oltre
ciò che trova. Scrive perchè ritiene che ogni manifestazione
del pensiero sia non tanto un modo per trovare risposte
quanto per condividere le domande. Scrive per curare il
livello di saturità cui le pare di pervenire per le troppe
idee e sensazioni. A volte crede che solo il silenzio
dovrebbe essere partorito.
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