L’ITALIA DEI FRATELLI COLTELLI DI GIORGIO BOCCA


L’originale e personale ricostruzione della storia del nostro Paese attraverso una raccolta di articoli dalla fine del fascismo ai giorni nostri


 

Fabio Marson*

 

Raccogliere articoli dal 1943 ai giorni nostri è di per sé un’operazione delicata. Intitolare il volume Fratelli coltelli – un binomio che in comune ha solo la rima – è un esempio di sintesi da manuale. È proprio questo che Giorgio Bocca racconta nel suo nuovo libro edito da Feltrinelli: quanto sia delicata e disomogenea la storia dell’Italia dalla caduta del fascismo. Ma c’è di più, nascosto nel sottotitolo L’Italia che ho conosciuto: se da una parte sembra voler ribadire il diritto alla soggettività, dall’altra ha il sapore genuino di un racconto a quattrocchi.

Le prime pagine sono dedicate all’Italia di chi ha perso, viste dall’interno delle interminabili riunioni notturne a palazzo Venezia tra un Duce non più condottiero e i suoi più vicini gerarchi, pronti a dichiarare la fine del regime all’insaputa degli italiani. A leggere queste righe, si ha l’impressione di entrare in un cinema quando il film è già iniziato, e le prime immagini che accolgono lo spettatore ritraggono il Mussolini uomo, stanco e malato, sostenuto solo dal tenero sostegno di moglie e amante prima del declino definitivo. È un inizio lucido che da subito scende a patti con il lettore: qui si fa un certo tipo di giornalismo. Non troverai un manuale di storia né ritratti oggettivi, ma la mia storia e i miei ritratti. Del resto, come dice Pennac, il lettore ha pure il diritto di non finire il libro.

Così, di articolo in articolo, come se facesse scorrere delle diapositive, Bocca passa a raccontare cosa successe dopo la caduta del fascismo. La guerra partigiana, quella guerra dei borghesi che l’ha visto protagonista, i ricordi di battaglie e bevute (compresa una sbronza a Villa Agnelli) sui monti del nord Italia, in un periodo in cui non si sapeva bene cosa fare, ma qualcosa andava fatto. Tutto, purché ci si guadagnasse, agli occhi del mondo, il diritto a vivere in una democrazia.

Finché la democrazia arrivò.

Finita la guerra, placatasi la lotta tra bande partigiane ed espulso l’invasore tedesco, inizia un’altra battaglia, poco armata ma non per questo meno rischiosa: la ricostruzione.

Nuovo rullo di diapositive, nuovi ritratti: Enrico Mattei (un uomo pulito e timido), l’aiuto americano, la Fiat e la cavalcata di Torino come portabandiera della rinascita economica, incentrata sulle tre punte automobile, gomme e benzina.

La televisione e Mike Bongiorno sono il collante definitivo di un Paese non ancora unito, che tuttavia trova nuovi canali di sfogo per manifestare campanilismi grotteschi mai estinti. Come quando, per un quiz televisivo del signor Mike, la città di Mondovì si trova a fronteggiare quella di Montefiascone: la città è in subbuglio, tutti uniti per far bella figura, tutti pronti a dare il massimo, compreso il Sindaco che non dorme da 3 giorni per prepararsi adeguatamente.

È l’ingenua speranza che ci si possa arricchire o diventar celebre così da un giorno all’altro, con i milioni del signor Mike.

È un’Italia che sembra distante anni luce dal marasma generale della guerra, apparentemente sano e forte ma che, sotto la superficie, cova dissensi e malumori.

È il ‘68, l’anno della rivoluzione studentesca, che per lo scrittore piemontese non è stata affatto rivoluzionaria, perché scatenata dai figli dei borghesi senza mai impensierire gli affari di “papà”.

Si impara a convivere con tutto, con gli studenti, con gli operai in sciopero, con la Dc e il Pci, che forse non riescono a cogliere le vere potenzialità del Paese. Si riesce a convivere perfino con le stragi dei (spesso) giovanissimi brigatisti rossi e con i diktat economico-politici della mafia, che dal piccolo paese di Corleone arriva a dare segnali forti alla politica italiana. Pronti, anche loro, a scendere in campo.

Bocca non risparmia neppure gli articoli, a suo tempo molto criticati, in cui ha cercato di capire la Lega nord e il suo punto di forza, l’ondata di novità che, seppur rozza, ha saputo sbloccare il congelamento dei partiti storici. Perché nei fiumi in piena, si salvano i natanti leggeri, mentre i grossi e pesanti si spaccano.

Le ultime pagine le dedica a Berlusconi. Poche, ma inedite. In una concisione che stupisce riassume nella figura del Cavaliere l’intera Storia dall’ultimo dopoguerra. Un uomo pubblico e televisivo, che non ha problemi a nascondere i suoi vizi e le sue azioni politicamente discutibili, un democratico autoritario che con la nostra democrazia, nata dalla guerra di liberazione, soffre di una vera e propria incompatibilità di carattere.

Così si conclude, lasciando intendere che forse la Storia si ripete davvero. Dopotutto, noi italiani siamo pronti ad ogni evenienza, abilissimi a convivere con la nostra identità, composta da amore fraterno e violenza affilata.



*Dice di sé.
Fabio Marson. Triestino, cinefilo, bassista, a volte clown involontario. Ama i gatti, i libri e dormire all’aria aperta. Gli piace viaggiare, rigorosamente senza soldi. Una volta capito questo, avete capito quasi tutto di lui.




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