INTRODUZIONE
“SOCRATE 2000”, PER SOSTENERE I GIOVANI E IL VALORE
DELLA MERITOCRAZIA
Cesare Lanza
La
seconda iniziativa è una mia, sincera e dolorosa, espiazione
che mi sono inflitto per la mia anima, di fronte alla
vecchiaia incombente.
Ho
fondato un movimento di opinione, assolutamente apolitico e
trasversale come si dice oggi, che si chiama "Socrate.
Ritorno al merito". È un movimento aperto a tutti coloro che
credono nell'indispensabilità del ritorno alla meritocrazia.
Intendiamoci: non mi illudo certo che si possa eliminare
l'abitudine, eterna, dei favoritismi, delle spintarelle, dei
cosiddetti calci nel sedere, insomma delle raccomandazioni,
o addirittura dei favori di scambio, delle scalate grazie ai
servilismi o alle prostituzioni, che alimentano in maniera
alluvionale le cronache giudiziarie e gossipare di questi
ultimi mesi. Il fenomeno, insito nelle debolezze dell'animo
umano, è invincibile e ineliminabile. Non siamo utopisti nè
moralisti. Ma pensiamo che, in Italia, si sia andati ormai
al di là di ogni, pur generoso, confine. Insomma, quel che è
troppo, è troppo. Vogliamo dare un piccolo contributo a un
valore tanto prezioso quanto, oggi con particolare violenza,
oltraggiato: il merito. La fiducia è che poi il merito, alla
fine, possa e debba prevalere. Perciò abbiamo dedicato
questa iniziativa al nome di Socrate, un'icona e un simbolo.
Socrate, infatti, non scrisse una riga, ma pensava, e
parlava con i suoi seguaci e con chiunque incontrasse per la
strada. Non ebbe riconoscimenti, anzi fu contestato,
avversato, processato e infine condannato a morte. Non si
sottrasse alla pena, che pur considerava ingiusta. E disse
di no a chi voleva indurlo alla fuga. Morì dignitosamente,
senza tremare. Dopo millenni, il suo pensiero e la sua
persona, tramandati dai discepoli e dai filosofi, dagli
ammiratori e dagli studiosi, sono e continueranno ad essere
oggetto di attenzione e riflessione.
Il
merito ha dunque vinto, contro ogni ostacolo.
Milioni di giovani di oggi, meritevoli, certo non sono
novelli Socrate e comunque non possono aspettare millenni.
Hanno merito, hanno qualità, ma trovano sbarrata ogni strada
per emergere. Da chi? Da chi non possiede qualità, ma sa
come trovare scorciatoie, mortificanti e sempre più diffuse,
per affermarsi: senza studiare, senza applicarsi senza saper
fare qualcosa, senza sacrifici. Ciò che mi amareggia di più
è che i giovani meritevoli di oggi sono, per lo più,
rassegnati, frustrati, rifugiati nelle mura di casa. Non si
battono più, sono disillusi. I più fortunati si
trasferiscono all'estero e così il nostro Paese perde
potenzialità, risorse straordinarie.
Sto
scrivendo un libello, "Lettera di scuse", dedicato a un mio
nipotino, ma idealmente a tutti i ragazzi nati in questo
millennio. Il titolo, presumo, dice tutto. I miei coetanei e
io - sono nato nel 1942 - non pensavamo di lasciare
un'Italia in queste condizioni. Sognavamo. Avevamo
illusioni. Pensavamo che l'uscita dalla guerra e il '68 ci
avessero dato l'ispirazione e gli stimoli, la forza,
l'entusiasmo, la determinazione per rendere grande e
luminoso questo Paese all'epoca devastato. Oggi c'è un
benessere evidente rispetto a quell'epoca, si buttano soldi
per le superfluità, ci sono molti televisori nelle case (e
nelle seconde e terze case), le automobili sono alla portata
di tutti, al ristorante si va quotidianamente, non si
rivoltano i cappotti, i ciabattini non esistono più. Però...
Abbiamo rubato l'anima ai nostri ragazzi. Non vedo passione,
non vedo cuore, non vedo speranze. L'ignoranza dei nostri
ragazzi è colossale. La disoccupazione è disperante. Abbiamo
fatto scempio delle nostre bellezze naturali. Potrei andare
avanti per tutte le pagine di questa rivista,
squalificandomi come un retore che non voglio essere. La
colpa di tutto il disastro è solo nostra: certo non volevamo
coscientemente questo disastro, ma un disastro è stato.
Sostengo che ai nostri giovani lasciamo una pesante eredità
, fatta di debiti e di problemi terrificanti. E tuttavia non
è neanche questo l'aspetto più demoralizzante. Il vero
problema è che i ragazzi di oggi - per colpa nostra, ripeto,
e solo nostra - crescono soggiogati dal cinismo, senza
ideali, e si lasciano vivere, senza progetti.
Le
scuse non bastano, nel tempo che mi resta vorrei fare
qualcosa di più. Chi
condivide queste idee e questa malinconica condizione
spirituale, chi vuol cambiare almeno un po’ le cose, è
affettuosamente invitato a darmi una mano: per saperne di
più, si può consultare il sito www.socrate2000.com e
scrivermi all'indirizzo, con cui mi firmo qui sotto.
cesare@lamescolanza.com
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