QUESTIONARIO DI PROUST
RISPONDE CARLO DE BENEDETTI
Cesare Lanza
Sono
riuscito a distrarre, per qualche attimo fuggente, il
dominus del Gruppo L’Espresso/La Repubblica dalla sua
prioritaria attenzione per il lavoro imprenditoriale ed
editoriale, dalle varie polemiche (e tempeste) politiche, in
breve dall’attualità di ogni giorno, per sottoporgli - nel
testo originale - il celebre questionario di Marcel Proust.
Inattesamente, mostrando una lusinghiera simpatia per la
nostra rivista, De Benedetti si è interessato e divertito.
Ed ecco le sue risposte. Nella
sua lievità, e nei confini della suggestione letteraria,
proponiamo ai lettori un documento interessante sulla
personalità di un protagonista, controverso e influente, dei
nostri tempi. Secondo gli accordi, il resto della
conversazione, ahimè, resta rigorosamente riservato: se
pubblicato, susciterebbe chiasso, rumore, reazioni. Mi
auguro che un giorno, almeno per un libro di ricordi,
l’Ingegnere mi autorizzi una completa pubblicazione.
1. Il tratto principale del
mio carattere.
Determinazione e perseveranza.
2. La qualità che desidero in
un uomo d’azienda.
Che sappia affrontare le
questioni aziendali tenendo conto dei rapporti d’amicizia,
ma non se ne lasci distrarre.
3. La qualità che preferisco
in una donna.
Che mi insegni, tra l’altro,
(come ha fatto e fa mia moglie Silvia), le mille
sfaccettature della vita facendomene comprendere la bellezza
e la complessità.
4. Quel che apprezzo di più
nei miei amici.
La lealtà per prima cosa. Poi,
comunanza di idee e di ricordi, passione civile e politica.
5. Il mio principale difetto.
L’impulsività.
6. La mia occupazione
preferita.
Attualmente essere il
presidente del Gruppo Espresso, perché mi consente di unire
la mia passione imprenditoriale con una profonda passione
etica, sociale e politica. E poi viaggiare.
7. Il mio sogno di felicità.
La serenità di mente e di
cuore, difficile da raggiungere stabilmente.
8. Quale sarebbe, per me, la
più grande disgrazia.
Rivivere le umiliazioni, le
privazioni, la povertà, la disperazione dei giorni della
fuga in Svizzera durante la promulgazione delle leggi
razziali. Quindi, dover lasciare il mio Paese in una
condizione simile.
9. Quel che vorrei essere.
Più colto, più intelligente e
più giovane.
10. Il paese dove vorrei
vivere.
L’Italia.
11. Il colore che preferisco.
Il rosso.
12. Il fiore che amo.
La peonia.
13. L’uccello che preferisco.
L’aquila.
14. I miei autori preferiti in
prosa.
Fëdor Dostoevskij e Lev
Tolstoj.
15. I miei poeti preferiti.
Giacomo Leopardi, Salvatore
Quasimodo.
16. I miei eroi nella
finzione.
Non ne ho.
17. Le mie eroine preferite
nella finzione.
Non ne ho.
18. I miei compositori
preferiti.
Johann Sebastian Bach e
Wolfgang Amadeus Mozart.
19. I miei pittori preferiti.
Francis Bacon.
20. I miei eroi nella vita
reale.
Mio padre, Rodolfo De
Benedetti, a cui ho intitolato una Fondazione che si occupa
dello studio delle problematiche connesse alla riforma dello
Stato sociale. In pochi anni la Fondazione è diventata
un punto di riferimento a livello europeo nell’analisi delle
tematiche relative al Welfare State.
21. Le mie eroine nella
storia.
Giovanna D’Arco.
22. I miei nomi preferiti.
Rodolfo.
23. Quel che detesto più di
tutto.
Gli indifferenti e gli idioti
abbastanza preparati, come li definisce Fernando Savater.
Ossia uomini e donne ripiegati su se stessi, che non si
preoccupano d’altro che dei loro diritti e mai dei loro
doveri.
24. I personaggi storici che
disprezzo di più.
Adolf Hitler e Vittorio
Emanuele III.
25. L’impresa militare che
ammiro di più.
Lo sbarco in Normandia.
26. La riforma che apprezzo di
più.
Quella che non è attesa
dall’alto, ma che deve avvenire in ciascuno di noi: dopo
aver preso atto della realtà della crisi deve scattare in
noi la voglia di rinascere… La valorizzazione dei talenti,
la costruzione di una società più aperta e più giusta...
27. Il dono di natura che
vorrei avere.
Essere capace di non sbagliare
mai, ma è impossibile. Essere capace di vedere più lontano.
28. Come vorrei morire.
Padrone del mio destino.
29. Stato attuale del mio
animo.
Godo di buona salute, ho
accanto l’unica donna che abbia mai veramente amato, ho un
ottimo rapporto con i miei figli, faccio esattamente quello
che desidero… sono sereno e appagato.
30. Le colpe che mi ispirano
maggiore indulgenza.
Quelle che derivano dal
desiderio di fare. Al contrario, quelli che non fanno
niente, o che non tentano niente o quelli che vivono di
quello che gli ha lasciato il papà. Quella gente lì non mi
ha mai fatto particolare simpatia.
31. Il mio motto.
Provarci sempre.
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