COSTUME
IL PRIMO GOSSIP DELLA STORIA NACQUE DA UNA MELA E DA UN
SERPENTE: E FU FATALE ALL’UMANITÀ
E nel tempo la strada del
pettegolezzo si dividerà per distinguersi: da una parte
quello che siamo abituati a considerare gossip e dall’altra
la satira vera, che riguarda società, economia, politica,
scienza, religione
Elda Lanza*
There
is only one thing in the world
worse than being talked about,
and
that is not being talked about.
Oscar
Wilde
The
Picture of Dorian Gray
Gossip è parola della lingua
inglese che significa ‘chiacchiera’ e ‘pettegolezzo’. Al
tempo in cui sono cresciuta io, la stessa cosa si definiva
potin. E uno come Dagospia si sarebbe chiamato potinier:
volete mettere?
Il passaggio dalla lingua
francese alla più spiccia lingua inglese credo sia stato
dovuto alla pronuncia: per pronunciare esattamente potin
(pr. poten e potinié) bisognava conoscere la lingua, mentre
chiunque è in grado di pronunciare gossip senza sbagliare. E
tutto va.
Scorrendo le Lettere al
Direttore di qualsiasi giornale, anche di gossip, leggo
che molti – tutti sarebbe troppo – ritengono il gossip
un’indecenza di cattivo gusto.
Intervistati in televisione – un
salotto televisivo non lo si nega a nessuno – lettori e
direttori, fotografi e giornalisti, martiri e promossi dal
gossip, ammettono che il gossip è indecente. Che fa male.
Che mente. Che crea inutile sofferenza o effimero successo.
I maitre à pensée disquisiscono sul rapporto tra mente e
corpo, ammettendo che forse vince il corpo. Non si sa mai.
Guardando un’edicola di giornali,
in qualsiasi parte del mondo, ho contato un certo numero di
quotidiani e di riviste di informazione, e migliaia di
testate con indecenti corpi nudi, che fanno male, che
mentono, che creano inutile sofferenza e successo effimero.
Tutte destinate ai parrucchieri: conoscete qualcuno che
compri queste riviste? Io, no. La fonte è sempre il
parrucchiere: meno male che c’é.
Il primo gossip della storia
dell’umanità mi lascia perplessa, perché riguarda Adamo e
Eva. Erano soli. C’erano soltanto lui e soltanto lei in
tutto il creato: situazione ideale per farla franca. Invece
la voce si è sparsa subito, il tam-tam dell’accaduto ha
attraversato cieli terre e mari, anche con dovizia di
particolari piccanti. Appena espulso dal paradiso terrestre,
Adamo non ha pianto, non ha chiesto perdono, non ha invocato
le solite scuse che la carne è debole: si è accoppiato con
Eva (cfr. la Genesi). E noi da secoli e secoli ci
stiamo raccontando la loro marachella, davvero improponibile
tra causa ed effetto, portandone conseguenze sproporzionate:
per una mela questi si sono giocati, anche a nome nostro, il
paradiso terrestre e noi donne partoriamo con dolore. Ma non
potevano aspettare?
Poiché oltre loro c’era soltanto
il serpente, dobbiamo dedurre che il primo gossip
dell’umanità porta la firma di un serpente. Che sia per
questo che uno come Dagospia spesso viene paragonato a un
serpente dalla lingua biforcuta?
Sempre con una mela, questa volta
persino d’oro, Elena regina di Troia fu indotta in
tentazione e tradì il re suo marito. Se in quella occasione
Elena fosse stata moglie virtuosa, non ci sarebbe stata la
guerra di Troia – e oggi forse al vernacolo di strada
mancherebbe un aggettivo di colore per definire le donne
incapaci di dire di no. Ma il serpente si chiamava Paride,
ed era il meglio della gioventù locale.
Se il tradimento di Elena ha
portato lutto agli Achei, almeno questa volta
all’umanità ha regalato l’Odissea e l’Iliade che ci premiano
da secoli.
Questo per dire, scherzando, che
il gossip non è invenzione moderna da tabloid. Se Adamo e
Eva appartengono alla leggenda della storia dell’umanità e
Elena al mito, da migliaia di anni il pettegolezzo, a volte
soltanto ironico e piccante, spesso profondamente malvagio,
ha sempre e soltanto avuto un unico scopo: intontire le
masse e distrarle dai problemi seri della politica, della
finanza, della scienza, della religione. Ma su questo punto
possiamo tornare più tardi. Incuriosisce invece quanto il
gossip abbia attraversato la storia e le vicende umane,
dandone testimonianza.
La corte egizia è ricca di storie
piccanti, intorno alle spregiudicate figure dei faraoni,
delle loro mogli, concubine, madri, figlie e sorelle.
Amenhofis III - 1300 anni a.C. –
il faraone eretico, noto fino a noi per aver contrapposto al
potere politeista del clero tebano di Amon il solo dio Aton,
è indicato dalla storia con il soprannome di il donnaiolo
per aver avuto a disposizione almeno 365 donne diverse,
raccolte tutte in una splendida dimora con parco
lussureggiante, dove nacque il più famoso Akhenaton, marito
dodicenne di Nefertiti (la bellezza che viene da lontano)
e della quale tutti conosciamo le vicende. Per arrivare a
Cleopatra, indecisa tra faraoni e condottieri romani,
fratelli e imperatori.
La storia della giovane e pare
bellissima Cleopatra – alla quale il gossip dell’epoca
attribuì probabilmente doti e nefandezze difficilmente
riscontrabili, come quella del suo corpo peloso e
l’invenzione dello strappapeli a base di miele, del suo naso
adunco e della sua statura minuta – ha riempito cronache
antiche e recenti, con film e romanzi. Si sa che fosse
figlia illegittima del faraone Tolomeo XII, che aveva avuto
da par suo un’altra figlia dalla moglie/sorella e una sola
figlia legittima da una moglie ripudiata. Si sa che
Cleopatra succedette al padre con il fratellino di dieci
anni, Tolomeo XIII, che era anche suo sposo, che presto
ripudiò per concedersi a Cesare –per interesse - e a Marco
Antonio – per amore. Fino alla morte, dignitosissima.
E anche qui – sarà un caso? – c’è
di mezzo un serpente; un aspide, per la storia. Le faccende
non migliorano se passiamo ai Romani. Basta prenderne
qualcuno a caso, iniziando per esempio da Messalina, nel 1°
secolo d. C. Costretta a sposarsi a quindici anni con il più
che cinquantenne cugino della madre, fu eletta imperatrice
di Roma nel 41. Passò alla storia attraverso i pettegolezzi
dell’epoca che la volevano puttana. Le cronache raccontano
che irretisse e pretendesse nel suo letto i sudditi più
giovani e aitanti, che superasse le prostitute più famose in
gare di piacere, che lei stessa si travestisse da prostituta
per adescare gli uomini sulla pubblica piazza. Il tribuno
che la uccise, nel ‘48, pronunciò una frase che restò famosa
nella storia di Roma, almeno quanto le gesta di Cesare: “Se
la tua morte sarà pianta da tutti i tuoi amanti, piangerà
mezza Roma”.
I serpenti dell’epoca si
chiamavano Persio e Giovenale.
Poiché vizi e potere spesso
convivono, e il potere è soprattutto maschio, Le vite dei
Cesari di Gaio Svetonio Tranquillo non è soltanto una
storia storicamente attendibile, ma la cronistoria di
pettegolezzi e aneddoti di cattiva condotta e pessima
reputazione. Il medioevo, morigerato di nome e meno di
fatto, si rivela a tutti gli effetti un lungo periodo
segnato dal gossip. A scrivere erano in pochi, che tuttavia
attraverso i racconti orali riuscivano a raggiungere un
pubblico sempre più vasto. Cominciarono a circolare piccoli
aneddoti che descrivevano la vita dei potenti, la loro
quotidianità, miserie e nobiltà, per renderli più vicini al
popolo. Spesso erano aneddoti che raccontavano vittorie
brillanti, festività, cerimonie, morti e matrimoni. Le
nefandezze riguardavano soprattutto papi libertini e sovrani
cornificati. A volte erano pettegolezzi che sorprendevano,
ma che li rendevano ‘umani’. Anche il famoso Galateo di
Giovanni Della Casa era un raffinato pettegolezzo della vita
di corte dei suoi tempi, ad uso di chi voleva propiziarsi i
favori del principe.
Dobbiamo invece alla penna amara
di Liutprando da Cremona la descrizione non santa della
morte di papa Giovanni XII – deceduto, sembra, tra le
braccia di una donna, probabilmente sposata.
Lasciati i serpenti e impugnata
la penna d’oca, i gossip dell’epoca raccontano soprattutto
storie d’amore. Non sempre lecite, ma sicuramente tali da
ispirare anche i poeti: quale storia più romantica, illecita
e sublime di quella di Paolo e Francesca?
Regalata alla storia, per
espiarsi nella pietà, da un gossiparo d’eccezione:
Dante Alighieri. Infatti, chi più e meglio di lui, ha saputo
cogliere e divulgare le nefandezze politiche e morali degli
uomini e delle donne del suo tempo in un libro eterno?
Capisco che considerare la Divina
Commedia un enorme tragico gossip sia improprio e un onore
esagerato per gli scribacchini di oggi; ma quante cose ci
erano state nascoste dalla storia che invece Dante ha
smascherato, proprio nell’Inferno?
Subito dopo Dante al proscenio
del gossip si affacciò un altro grande, Pietro Aretino, che
con “Il flagello dei principi” riuscì a suscitare nel
popolo l’invidia e la rabbia verso i potenti. Cacciato da
Roma per ordine di papa Adriano VI, che per molto tempo era
stato il suo bersaglio preferito, pare che alla sua morte
abbia avuto una lapide così concepita: “Qui giace l’Aretin,
poeta tosco; di tutti parlò mal fuorché di Cristo,
scusandosi col dir, non lo conosco”.
Sembra che si debba far risalire
a lui anche l’uso delle ‘pasquinate’, foglietti anonimi che
dileggiavano clero e nobiltà. Si trattava di scritti che
sconfinavano nella satira e che venivano appesi di nascosto
sulla statua di tale Pasquino, forse un calzolaio o un
barbiere, eretta nel centro di Roma. Questo uso delle
pasquinate ebbe seguito anche in altre città rendendo
celebri a Venezia il Gobbo di Rialto e a Firenze il
Porcellino della Loggia.
Il pettegolezzo diventò calunnia,
e fu duramente represso. Andare in giro a leggere foglietti
su una statua, con il timore di essere sorpresi e
condannati, non doveva essere stato facile neppure per
l’epoca. Oltre al fatto che foglietti e maldicenze essendo
anonimi rendevano lecito il dubbio che non rispondessero
sempre a verità.
Fu quindi necessario aspettare i
primi giornali, le gazzette, per avere pettegolezzi scritti
non più in punta di penna ma di rotativa.
Sembra che nell’ottocento il
potin fosse soprattutto destinato alle signore. Nelle loro
gazzette di bon vivre si raccontava di fidanzamenti e
matrimoni; di cappellini o di abiti sfoggiati all’Opera; di
mariti, e più spesso amanti, di attrici e di chanteuses.
Gli scritti critici o fortemente ironici passavano raramente
la censura, ma anche per questo erano elemento tenuto in
grande considerazione: non si trattava di semplice
pettegolezzo, ma di aperta contestazione al potere, alla
nobiltà sfaccendata, ai cattivi costumi.
È a questo punto che arrivano il
cinema, il teatro, e lo star system che riportano le cose al
loro posto. Il pettegolezzo si identifica con l’audience.
Con la necessità del parlate pure male di me purché se ne
parli.
Questo nuovo genere di gossip
nasce in America. E lancia una particolarità,
l’identificazione del personaggio cinematografico con
l’attore o l’attrice che l’hanno interpretato. I gossip
raccontano amori che oltre lo schermo continuano, felici o
infelici, nella vita dei due protagonisti del film. Di
orfani cinematografici che nella vita ritrovano genitori
scomparsi. E il sistema regge bene per attori come Charlie
Chaplin, ma anche per personaggi fortemente caratterizzati
come Clark Gable, la platinata Jean Harlow, la diabolica
Joan Crawford, la fatale Greta Garbo o la piccola ingenua
Mary Pickford… Ogni gossip era costruito sul personaggio che
questi attori continuavano a interpretare caratterizzando
film e vita privata. Non è stato raro il caso, a questo
proposito, che alcuni di loro abbiano preso un po’ troppo
sul serio il racconto della loro vita e del loro
personaggio: esempio recente e malinconico, la vita e la
morte di Marilyn Monroe.
Un film di straordinario successo
come La dolce vita di Federico Fellini autorizzò la
nascita di un nuovo tipo di gossip, quello fotografico. Che
dal film ebbe anche un nuovo protagonista, il paparazzo,
e assegnò al gossip un nuovo scenario: la strada.
Erano nati intanto giornali di
genere diverso, storie fotografiche a puntate – come Grand
Hotel delle edizioni Del Duca, o Bolero Film di Mondadori,
che creavano nuovi eroi e nuovi spazi. Al pettegolezzo
arrivarono anche testate di informazione sociale e politica,
affidate a firme eccentriche come quelle di Camilla Cederna
e di Irene Brin, che diedero uno stile nuovo, ironico e
inconfondibile al pettegolezzo.
E nel 1952 arriva la televisione.
E arrivo io, prima presentatrice di una Tv che non c’era.
Giornalista, avrei dovuto soltanto scrivere testi per una
presentatrice ancora da trovare; ma dopo quattordici provini
è stato deciso che era più semplice farmi scrivere i testi e
farmeli dire davanti a una telecamera. Da autore ignoto sono
diventata la prima presentatrice della televisione italiana.
Storia raccontata molte volte, ma qui ha senso ripeterla
soltanto per rispondere a una domanda che mi è stata rivolta
spesso: anche allora per arrivare davanti alle telecamere
era necessario accettare qualche compromesso?
La risposta è no. La televisione
stava nascendo, si sperimentava, pagava pochissimo e aveva
un bacino di utenza ridicolo. Nessuno si accorgeva del
nostro lavoro, della nostra bravura o della nostra bellezza.
Nessuno ci riconosceva quando andavamo a fare la spesa.
Soprattutto nessuno di noi aveva idea di che cosa sarebbe
diventata quella televisione. Che bisogno c’era di
compromessi? Di questo sono sicura: le nostre sono state
tutte storie di grandi amori che hanno resistito al tempo e
al successo. E il gossip TV era ancora lontano.
Il gossip televisivo è arrivato
molto più tardi, è storia recente. È iniziato quando
l’apparenza, l’improntitudine di servire ignoranza per
simpatia e forme per sostanza hanno sostituito la
professionalità e la scuola. Quando lavorare in TV è
diventato merce di scambio. Il successo misurato non da come
lo fai ma da quanto lo fai. Da chi ti protegge. Da chi
sposerai.
In questi casi il gossip serve.
Mantiene viva l’attenzione su un personaggio, lo riporta
all’attenzione del pubblico sovrano, cioè
dell’audience. È diventato un gioco che ha le sue regole: il
gossip ti sbatte in prima pagina, la gente morbosamente si
interessa di te e tu interessi alla televisione perché
aumenti l’audience che serve alla pubblicità.
Io ho sempre detto, e non da ora
– qualcuno se lo ricorda – che la pubblicità avrebbe salvato
la televisione e l’avrebbe rovinata. Purtroppo è quello che
sta succedendo.
Quindi non è il gossip, per
becero e volgare che sia – e spesso è anche divertente,
perché no? – a oscurare la televisione. È quel circuito poco
virtuoso che mette in relazione pubblicità programmi e
audience. E del quale il gossip, a qualunque livello, è
prezioso carburante.
A questo punto della storia, la
strada del pettegolezzo si divide per distinguersi: da una
parte quello che siamo abituati a considerare gossip –
becero, gentile, sorridente, amaro, inutile, forchettone e
altro, e che riguarda uno star-system di secondo grado,
dall’altra la satira vera, che invece riguarda la società,
l’economia, la politica, la scienza e la religione.
La satira è il morso del villano
al piede del potente, la metafora del Re nudo.
Il gossip deve far guadagnare un
sacco di persone. Niente di male: purché satira e gossip
siano onesti.
C’è un altro aspetto del gossip
che andrebbe approfondito: in America uno dei soliti
sondaggi ha stabilito che il gossip aumenta l’autostima.
Come possa aumentare la stima di sé in una ragazza
semisconosciuta e seminuda tra le braccia di un calciatore
miliardario, forse è intuibile. Ma il politico colto in
flagrante tra le braccia di un escort, e sbattuto in prima
pagina, in che senso si sente migliore?
Mi sembra più interessante
sull’argomento un recente studio di psicologia della
comunicazione che esordisce con questa affermazione:
L’interesse per il pettegolezzo nasce dalla constatazione
della sua onnipresenza. Questa necessità, che emerge
spontanea dalla curiosità di sapere i fatti degli altri,
anche sconosciuti, senza distinzione di età, sesso, classe,
mestiere, esercitata attraverso i comuni mezzi di
comunicazione di massa, si impossessa delle facoltà mentali
e fisiche degli individui, impedendogli di concentrarsi su
altro.
Due miliardi di persone sono
state incollate davanti a un teleschermo per seguire le fasi
del matrimonio di due ragazzi, in Inghilterra. Sapendo tutto
della loro vita, il loro passato, le scaramucce e le
riconciliazioni, le amicizie, gli studi, il guardaroba, le
manie, i vizi e le virtù. Se a un certo punto della
trasmissione si fosse oscurato lo schermo e fosse apparsa
una domanda, una qualunque che riguarda la nostra vita, (in
questo momento abbiamo alcune domande sul tavolo alle quali
ci verrà chiesto di rispondere) come avrebbero reagito quei
due miliardi di persone in tutto il mondo?
*Dice di sé.
Elda Lanza. Scrittrice e giornalista ha consegnato in questi
giorni un sequel di tre romanzi gialli a dieci editori. Tre
hanno detto di sì. Ora le mancano una mela e un serpente
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