COSTUME

IL PRIMO GOSSIP DELLA STORIA NACQUE DA UNA MELA E DA UN SERPENTE:
E FU FATALE ALL’UMANITÀ


E nel tempo la strada del pettegolezzo si dividerà per distinguersi: da una parte quello che siamo abituati a considerare gossip e dall’altra la satira vera, che riguarda società, economia, politica, scienza, religione


 

Elda Lanza*

 

COSTUME - Adamo ed Eva, Albrecht Dürer, 1507There is only one thing in the world

worse than being talked about,

and that is not being talked about.

Oscar Wilde

The Picture of Dorian Gray

 

Gossip è parola della lingua inglese che significa ‘chiacchiera’ e ‘pettegolezzo’. Al tempo in cui sono cresciuta io, la stessa cosa si definiva potin. E uno come Dagospia si sarebbe chiamato potinier: volete mettere?

Il passaggio dalla lingua francese alla più spiccia lingua inglese credo sia stato dovuto alla pronuncia: per pronunciare esattamente potin (pr. poten e potinié) bisognava conoscere la lingua, mentre chiunque è in grado di pronunciare gossip senza sbagliare. E tutto va.

Scorrendo le Lettere al Direttore di qualsiasi giornale, anche di gossip, leggo che molti – tutti sarebbe troppo – ritengono il gossip un’indecenza di cattivo gusto.

Intervistati in televisione – un salotto televisivo non lo si nega a nessuno – lettori e direttori, fotografi e giornalisti, martiri e promossi dal gossip, ammettono che il gossip è indecente. Che fa male. Che mente. Che crea inutile sofferenza o effimero successo. I maitre à pensée disquisiscono sul rapporto tra mente e corpo, ammettendo che forse vince il corpo. Non si sa mai.

Guardando un’edicola di giornali, in qualsiasi parte del mondo, ho contato un certo numero di quotidiani e di riviste di informazione, e migliaia di testate con indecenti corpi nudi, che fanno male, che mentono, che creano inutile sofferenza e successo effimero. Tutte destinate ai parrucchieri: conoscete qualcuno che compri queste riviste? Io, no. La fonte è sempre il parrucchiere: meno male che c’é.

Il primo gossip della storia dell’umanità mi lascia perplessa, perché riguarda Adamo e Eva. Erano soli. C’erano soltanto lui e soltanto lei in tutto il creato: situazione ideale per farla franca. Invece la voce si è sparsa subito, il tam-tam dell’accaduto ha attraversato cieli terre e mari, anche con dovizia di particolari piccanti. Appena espulso dal paradiso terrestre, Adamo non ha pianto, non ha chiesto perdono, non ha invocato le solite scuse che la carne è debole: si è accoppiato con Eva (cfr. la Genesi). E noi da secoli e secoli ci stiamo raccontando la loro marachella, davvero improponibile tra causa ed effetto, portandone conseguenze sproporzionate: per una mela questi si sono giocati, anche a nome nostro, il paradiso terrestre e noi donne partoriamo con dolore. Ma non potevano aspettare?

Poiché oltre loro c’era soltanto il serpente, dobbiamo dedurre che il primo gossip dell’umanità porta la firma di un serpente. Che sia per questo che uno come Dagospia spesso viene paragonato a un serpente dalla lingua biforcuta?

Sempre con una mela, questa volta persino d’oro, Elena regina di Troia fu indotta in tentazione e tradì il re suo marito. Se in quella occasione Elena fosse stata moglie virtuosa, non ci sarebbe stata la guerra di Troia – e oggi forse al vernacolo di strada mancherebbe un aggettivo di colore per definire le donne incapaci di dire di no. Ma il serpente si chiamava Paride, ed era il meglio della gioventù locale.

Se il tradimento di Elena ha portato lutto agli Achei, almeno questa volta all’umanità ha regalato l’Odissea e l’Iliade che ci premiano da secoli.

Questo per dire, scherzando, che il gossip non è invenzione moderna da tabloid. Se Adamo e Eva appartengono alla leggenda della storia dell’umanità e Elena al mito, da migliaia di anni il pettegolezzo, a volte soltanto ironico e piccante, spesso profondamente malvagio, ha sempre e soltanto avuto un unico scopo: intontire le masse e distrarle dai problemi seri della politica, della finanza, della scienza, della religione. Ma su questo punto possiamo tornare più tardi. Incuriosisce invece quanto il gossip abbia attraversato la storia e le vicende umane, dandone testimonianza.

La corte egizia è ricca di storie piccanti, intorno alle spregiudicate figure dei faraoni, delle loro mogli, concubine, madri, ­figlie e sorelle.

Amenhofis III - 1300 anni a.C. – il faraone eretico, noto fino a noi per aver contrapposto al potere politeista del clero tebano di Amon il solo dio Aton, è indicato dalla storia con il soprannome di il donnaiolo per aver avuto a disposizione almeno 365 donne diverse, raccolte tutte in una splendida dimora con parco lussureggiante, dove nacque il più famoso Akhenaton, marito dodicenne di Nefertiti (la bellezza che viene da lontano) e della quale tutti conosciamo le vicende. Per arrivare a Cleopatra, indecisa tra faraoni e condottieri romani, fratelli e imperatori.

La storia della giovane e pare bellissima Cleopatra – alla quale il gossip dell’epoca attribuì probabilmente doti e nefandezze difficilmente riscontrabili, come quella del suo corpo peloso e l’invenzione dello strappapeli a base di miele, del suo naso adunco e della sua statura minuta – ha riempito cronache antiche e recenti, con film e romanzi. Si sa che fosse figlia illegittima del faraone Tolomeo XII, che aveva avuto da par suo un’altra figlia dalla moglie/sorella e una sola figlia legittima da una moglie ripudiata. Si sa che Cleopatra succedette al padre con il fratellino di dieci anni, Tolomeo XIII, che era anche suo sposo, che presto ripudiò per concedersi a Cesare –per interesse - e a Marco Antonio – per amore. Fino alla morte, dignitosissima.

E anche qui – sarà un caso? – c’è di mezzo un serpente; un aspide, per la storia. Le faccende non migliorano se passiamo ai Romani. Basta prenderne qualcuno a caso, iniziando per esempio da Messalina, nel 1° secolo d. C. Costretta a sposarsi a quindici anni con il più che cinquantenne cugino della madre, fu eletta imperatrice di Roma nel 41. Passò alla storia attraverso i pettegolezzi dell’epoca che la volevano puttana. Le cronache raccontano che irretisse e pretendesse nel suo letto i sudditi più giovani e aitanti, che superasse le prostitute più famose in gare di piacere, che lei stessa si travestisse da prostituta per adescare gli uomini sulla pubblica piazza. Il tribuno che la uccise, nel ‘48, pronunciò una frase che restò famosa nella storia di Roma, almeno quanto le gesta di Cesare: “Se la tua morte sarà pianta da tutti i tuoi amanti, piangerà mezza Roma”.

I serpenti dell’epoca si chiamavano Persio e Giovenale.

Poiché vizi e potere spesso convivono, e il potere è soprattutto maschio, Le vite dei Cesari di Gaio Svetonio Tranquillo non è soltanto una storia storicamente attendibile, ma la cronistoria di pettegolezzi e aneddoti di cattiva condotta e pessima reputazione. Il medioevo, morigerato di nome e meno di fatto, si rivela a tutti gli effetti un lungo periodo segnato dal gossip. A scrivere erano in pochi, che tuttavia attraverso i racconti orali riuscivano a raggiungere un pubblico sempre più vasto. Cominciarono a circolare piccoli aneddoti che descrivevano la vita dei potenti, la loro quotidianità, miserie e nobiltà, per renderli più vicini al popolo. Spesso erano aneddoti che raccontavano vittorie brillanti, festività, cerimonie, morti e matrimoni. Le nefandezze riguardavano soprattutto papi libertini e sovrani cornificati. A volte erano pettegolezzi che sorprendevano, ma che li rendevano ‘umani’. Anche il famoso Galateo di Giovanni Della Casa era un raffinato pettegolezzo della vita di corte dei suoi tempi, ad uso di chi voleva propiziarsi i favori del principe.

Dobbiamo invece alla penna amara di Liutprando da Cremona la descrizione non santa della morte di papa Giovanni XII – deceduto, sembra, tra le braccia di una donna, probabilmente sposata.

Lasciati i serpenti e impugnata la penna d’oca, i gossip dell’epoca raccontano soprattutto storie d’amore. Non sempre lecite, ma sicuramente tali da ispirare anche i poeti: quale storia più romantica, illecita e sublime di quella di Paolo e Francesca?

Regalata alla storia, per espiarsi nella pietà, da un gossiparo d’eccezione: Dante Alighieri. Infatti, chi più e meglio di lui, ha saputo cogliere e divulgare le nefandezze politiche e morali degli uomini e delle donne del suo tempo in un libro eterno?

Capisco che considerare la Divina Commedia un enorme tragico gossip sia improprio e un onore esagerato per gli scribacchini di oggi; ma quante cose ci erano state nascoste dalla storia che invece Dante ha smascherato, proprio nell’Inferno?

Subito dopo Dante al proscenio del gossip si affacciò un altro grande, Pietro Aretino, che con “Il flagello dei principi” riuscì a suscitare nel popolo l’invidia e la rabbia verso i potenti. Cacciato da Roma per ordine di papa Adriano VI, che per molto tempo era stato il suo bersaglio preferito, pare che alla sua morte abbia avuto una lapide così concepita: “Qui giace l’Aretin, poeta tosco; di tutti parlò mal fuorché di Cristo, scusandosi col dir, non lo conosco”.

Sembra che si debba far risalire a lui anche l’uso delle ‘pasquinate’, foglietti anonimi che dileggiavano clero e nobiltà. Si trattava di scritti che sconfinavano nella satira e che venivano appesi di nascosto sulla statua di tale Pasquino, forse un calzolaio o un barbiere, eretta nel centro di Roma. Questo uso delle pasquinate ebbe seguito anche in altre città rendendo celebri a Venezia il Gobbo di Rialto e a Firenze il Porcellino della Loggia.

Il pettegolezzo diventò calunnia, e fu duramente represso. Andare in giro a leggere foglietti su una statua, con il timore di essere sorpresi e condannati, non doveva essere stato facile neppure per l’epoca. Oltre al fatto che foglietti e maldicenze essendo anonimi rendevano lecito il dubbio che non rispondessero sempre a verità.

Fu quindi necessario aspettare i primi giornali, le gazzette, per avere pettegolezzi scritti non più in punta di penna ma di rotativa.

Sembra che nell’ottocento il potin fosse soprattutto destinato alle signore. Nelle loro gazzette di bon vivre si raccontava di fidanzamenti e matrimoni; di cappellini o di abiti sfoggiati all’Opera; di mariti, e più spesso amanti, di attrici e di chanteuses. Gli scritti critici o fortemente ironici passavano raramente la censura, ma anche per questo erano elemento tenuto in grande considerazione: non si trattava di semplice pettegolezzo, ma di aperta contestazione al potere, alla nobiltà sfaccendata, ai cattivi costumi.

È a questo punto che arrivano il cinema, il teatro, e lo star system che riportano le cose al loro posto. Il pettegolezzo si identifica con l’audience. Con la necessità del parlate pure male di me purché se ne parli.

Questo nuovo genere di gossip nasce in America. E lancia una particolarità, l’identificazione del personaggio cinematografico con l’attore o l’attrice che l’hanno interpretato. I gossip raccontano amori che oltre lo schermo continuano, felici o infelici, nella vita dei due protagonisti del film. Di orfani cinematografici che nella vita ritrovano genitori scomparsi. E il sistema regge bene per attori come Charlie Chaplin, ma anche per personaggi fortemente caratterizzati come Clark Gable, la platinata Jean Harlow, la diabolica Joan Crawford, la fatale Greta Garbo o la piccola ingenua Mary Pickford… Ogni gossip era costruito sul personaggio che questi attori continuavano a interpretare caratterizzando film e vita privata. Non è stato raro il caso, a questo proposito, che alcuni di loro abbiano preso un po’ troppo sul serio il racconto della loro vita e del loro personaggio: esempio recente e malinconico, la vita e la morte di Marilyn Monroe.

Un film di straordinario successo come La dolce vita di Federico Fellini autorizzò la nascita di un nuovo tipo di gossip, quello fotografico. Che dal film ebbe anche un nuovo protagonista, il paparazzo, e assegnò al gossip un nuovo scenario: la strada.

Erano nati intanto giornali di genere diverso, storie fotografiche a puntate – come Grand Hotel delle edizioni Del Duca, o Bolero Film di Mondadori, che creavano nuovi eroi e nuovi spazi. Al pettegolezzo arrivarono anche testate di informazione sociale e politica, affidate a firme eccentriche come quelle di Camilla Cederna e di Irene Brin, che diedero uno stile nuovo, ironico e inconfondibile al pettegolezzo.

E nel 1952 arriva la televisione. E arrivo io, prima presentatrice di una Tv che non c’era. Giornalista, avrei dovuto soltanto scrivere testi per una presentatrice ancora da trovare; ma dopo quattordici provini è stato deciso che era più semplice farmi scrivere i testi e farmeli dire davanti a una telecamera. Da autore ignoto sono diventata la prima presentatrice della televisione italiana. Storia raccontata molte volte, ma qui ha senso ripeterla soltanto per rispondere a una domanda che mi è stata rivolta spesso: anche allora per arrivare davanti alle telecamere era necessario accettare qualche compromesso?

La risposta è no. La televisione stava nascendo, si sperimentava, pagava pochissimo e aveva un bacino di utenza ridicolo. Nessuno si accorgeva del nostro lavoro, della nostra bravura o della nostra bellezza. Nessuno ci riconosceva quando andavamo a fare la spesa. Soprattutto nessuno di noi aveva idea di che cosa sarebbe diventata quella televisione. Che bisogno c’era di compromessi? Di questo sono sicura: le nostre sono state tutte storie di grandi amori che hanno resistito al tempo e al successo. E il gossip TV era ancora lontano.

Il gossip televisivo è arrivato molto più tardi, è storia recente. È iniziato quando l’apparenza, l’improntitudine di servire ignoranza per simpatia e forme per sostanza hanno sostituito la professionalità e la scuola. Quando lavorare in TV è diventato merce di scambio. Il successo misurato non da come lo fai ma da quanto lo fai. Da chi ti protegge. Da chi sposerai.

In questi casi il gossip serve. Mantiene viva l’attenzione su un personaggio, lo riporta all’attenzione del pubblico sovrano, cioè dell’audience. È diventato un gioco che ha le sue regole: il gossip ti sbatte in prima pagina, la gente morbosamente si interessa di te e tu interessi alla televisione perché aumenti l’audience che serve alla pubblicità.

Io ho sempre detto, e non da ora – qualcuno se lo ricorda – che la pubblicità avrebbe salvato la televisione e l’avrebbe rovinata. Purtroppo è quello che sta succedendo.

Quindi non è il gossip, per becero e volgare che sia – e spesso è anche divertente, perché no? – a oscurare la televisione. È quel circuito poco virtuoso che mette in relazione pubblicità programmi e audience. E del quale il gossip, a qualunque livello, è prezioso carburante.

A questo punto della storia, la strada del pettegolezzo si divide per distinguersi: da una parte quello che siamo abituati a considerare gossip – becero, gentile, sorridente, amaro, inutile, forchettone e altro, e che riguarda uno star-system di secondo grado, dall’altra la satira vera, che invece riguarda la società, l’economia, la politica, la scienza e la religione.

La satira è il morso del villano al piede del potente, la metafora del Re nudo.

Il gossip deve far guadagnare un sacco di persone. Niente di male: purché satira e gossip siano onesti.

C’è un altro aspetto del gossip che andrebbe approfondito: in America uno dei soliti sondaggi ha stabilito che il gossip aumenta l’autostima. Come possa aumentare la stima di sé in una ragazza semisconosciuta e seminuda tra le braccia di un calciatore miliardario, forse è intuibile. Ma il politico colto in flagrante tra le braccia di un escort, e sbattuto in prima pagina, in che senso si sente migliore?

Mi sembra più interessante sull’argomento un recente studio di psicologia della comunicazione che esordisce con questa affermazione: L’interesse per il pettegolezzo nasce dalla constatazione della sua onnipresenza. Questa necessità, che emerge spontanea dalla curiosità di sapere i fatti degli altri, anche sconosciuti, senza distinzione di età, sesso, classe, mestiere, esercitata attraverso i comuni mezzi di comunicazione di massa, si impossessa delle facoltà mentali e fisiche degli individui, impedendogli di concentrarsi su altro.

Due miliardi di persone sono state incollate davanti a un teleschermo per seguire le fasi del matrimonio di due ragazzi, in Inghilterra. Sapendo tutto della loro vita, il loro passato, le scaramucce e le riconciliazioni, le amicizie, gli studi, il guardaroba, le manie, i vizi e le virtù. Se a un certo punto della trasmissione si fosse oscurato lo schermo e fosse apparsa una domanda, una qualunque che riguarda la nostra vita, (in questo momento abbiamo alcune domande sul tavolo alle quali ci verrà chiesto di rispondere) come avrebbero reagito quei due miliardi di persone in tutto il mondo?



*Dice di sé.
Elda Lanza. Scrittrice e giornalista ha consegnato in questi giorni un sequel di tre romanzi gialli a dieci editori. Tre hanno detto di sì. Ora le mancano una mela e un serpente



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