LIBRI

SPOSATI E SII SOTTOMESSA. PRATICA ESTREMA PER DONNE SENZA PAURA


La giornalista Costanza Miriano sfida i luoghi comuni legati al mondo delle donne e al loro rapporto
con gli uomini indicando alle une e agli altri una nuova prospettiva da cui guardare e guardarsi


 

Parmantò*

 

Costanza MirianoIn un momento storico in cui siamo bombardati da romanzi e da film in cui le relazioni uomo donna sono scanditi da titoli catastrofici, da sfida finale, cito per esempio Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson, Maschi contro femmine e Femmine contro maschi di Fausto Brizzi, uscire con un vademecum dal titolo Sposati e sii sottomessa, della giornalista Rai Costanza Miriano, è a dir poco controcorrente. Atteggiamento che cresce esponenzialmente se all’invito del titolo si fa seguire l’indicazione del sottotitolo: Pratica estrema per donne senza paura.

Ora, credo che se ad una donna si chiedesse a bruciapelo di seguire l’imperativo del titolo, specie di questi tempi, la maggior parte di queste risponderebbe in malo modo o quasi (perché, immodestamente, questa è stata la mia reazione)… l’idea della sottomissione, infatti, ha un effetto repellente immediato, quasi come quando scorgi ai piedi di un uomo un calzino bianco di spugna in una scarpa elegante. Eppure, se sempre a bruciapelo, alla stessa donna si chiedesse se sia senza paura la maggior parte direbbe di sì, che specie di questi tempi è necessario che una donna non abbia paura.

E allora perché la Miriano ritiene che l’imperativo del titolo, quello Sposati e sii sottomessa - mutuato da San Paolo - possa essere complementare ad una pratica, per lo più estrema, per donne senza paura?

La risposta è nel libro, organizzato come un romanzo epistolare, in cui ciascun capitolo corrisponde ad una lettera indirizzata ad una persona specifica: amiche per lo più, come Monica, Margherita, Agnese, Stefania, ma anche alle figlie Livia e Lavinia… La sensazione finale, però, è che quella persona particolare corrisponda ad una tipologia più ampia di donne (e uomini, che pure non mancano), al punto che leggendo ci si riconosce in ciascuna di esse.

Così c’è Monica scossa dall’amletica domanda “perché sposarsi?” o Cristiana con la quale la Miriano affronta il problema di come conciliare lavoro e maternità. E poi ancora la lettera alle figlie Livia e Lavinia alle quali, senza troppi giri di parole, dice che arriva un momento nella vita in cui bisogna assumersi le proprie responsabilità, che esiste un giusto e uno sbagliato, che bisogna ribellarsi al giovanilismo delle sliding doors – l’altra vita possibile che avremmo vissuto se avessimo preso l’altro vagone della metro…

E poi c’è la lettera indirizzata a Margherita, nella quale la Miriano spiega quello strano participio del titolo, quel sottomessa così poco condivisibile ad una prima lettura. Margherita, ovvero chi sta sotto regge il mondo. Dunque, sin da subito, una prospettiva diversa da cui guardare alla sottomissione. E poi nella sue riflessioni la Miriano aggiunge:

Quando parliamo – sottovoce per evitare il linciaggio – di sottomissione dobbiamo uscire dal linguaggio del mondo, che legge tutto nell’ottica del dominio, del potere. Il nostro Re sta in croce, però così ha vinto contro l’unico nemico invincibile, la morte. Anche noi quindi dobbiamo uscire dalla logica del potere, capovolgerla completamente. Innanzitutto perché la sottomissione non viene dal deprezzamento, non la si sceglie perché si pensa di non valere. E poi perché è il frutto della scelta della donna è il fatto che l’uomo sarà pronto a morire per lei.

Quando san Paolo dice alle donne di accettare di stare sotto, non pensa affatto che siano inferiori. Anzi, è al cristianesimo che dobbiamo la prima vera grande rivalutazione delle donne… La sottomissione di cui parla Paolo è un regalo, libero come ogni regalo, che sennò sarebbe una tassa. È un regalo di sé spontaneo, fatto per amore. Rinuncio al mio egoismo per te…

Il problema è che noi per molti secoli e in molte culture siamo state “messe sotto” non in quest’ottica di dono libero e spontaneo, ma con la logica del potere e della forza, la logica del mondo. E quindi parlare di obbedienza tocca dei nervi scoperti. Il femminismo, in questo senso, ha avuto il merito di portare avanti istanze di giustizia, quando di giustizia ce n’era poca (e in molte culture non cristiane continua ad essercene pochissima). Solo che ha dato risposte sbagliate, e ha prodotto anche tanta infelicità. Nuova schiavitù in donne che credono di essere liberate e invece forse hanno sbagliato mira.

“Verso tuo marito sarà il tuo istinto ma egli ti dominerà” dice la Genesi. Qui è nascosta una scintilla, una via per la felicità. Già qui, su questa terra.

E quindi la donna obbedisce perché sa ascoltare, non perché si deprezza… quando una donna si mette al di sotto non per essere schiacciata ma per accogliere, indica la strada anche all’uomo, e a tutta la famiglia. La donna precede l’uomo, che ha bisogno di essere accolto…

Amare per prime, ma amare anche per ultime. A noi sta il compito di continuare ad amare, di mantenere il fuoco acceso in casa. Una fedeltà che può diventare indispensabile nei momenti in cui l’amore – che non è solo un sentimento ma prima di tutto un comandamento – richiede anche una forte, sicura decisione. Ci vuole una grande decisione per esempio per non tradire il matrimonio quando si viene tradite…

Perdonare non vuol dire dimenticare quello che è successo. Non è non guardare in faccia il dolore. Non è non dargli importanza perché bene e male alla fine sono indistinti. Non è indifferenza. È decidere di arginare il disordine e di far vincere il bene.

In questa pratica estrema le donne, ma anche gli uomini, non sono mai lasciati da soli, ma tutto è fatto alla luce e con la fiducia di un appoggio incondizionato del Principale.


*Dice di sé.
Parmantò. Oui, c’est moi.



Copyright © 2007-2011

www.lamescolanza.com

Tutti i diritti riservati

Disclaimer