DENTRO L’ITALIA DEI VALORI.
STORIA E VOCI DI UN PARTITO


Per la Limina Edizioni, il giornalista Luca de Carolis tratteggia, con obiettività, la parabola politica del partito di Antonio Di Pietro che, pur sfiorando spesso il filo dell’acqua, riesce a non affondare


 

Fabio Marson*

 

L’Italia dei Valori nasce a Sansepolcro il 21 marzo 1998. Non è un partito, ma un movimento d’opinione, coerentemente con quanto affermato dal suo fondatore Antonio Di Pietro tre anni prima: “Mi sono formalmente impegnato a non entrare in politica”. Ma com’è noto i fatti cambiano presto: il 26 settembre 2000 nasce a Roma il partito Italia dei Valori.

Amato, corteggiato, discusso e odiato, il partito dell’ex magistrato eroe di Mani Pulite cammina con le proprie gambe, dà supporto e dà intralcio a partiti e a coalizioni maggiori. Tra tonfi caporettiani e vittorie di rispetto.

Luca de Carolis, giovane giornalista del Fatto Quotidiano, si addentra nella storia del partito forse più sfuggente degli ultimi anni e ricostruisce la sua storia, con quello spirito da medico anatomopatologo (così lo definisce con esattezza Luca Telese nella prefazione del libro) che è l’unica via a un lavoro onesto. Forte di una solida documentazione costantemente indicata, lo scrittore romano non si pone altri obiettivi che quello di ricostruire i fatti così come sono successi. Operazione tanto semplice quanto insidiosa, soprattutto se oggetto del racconto è un mondo vario e complesso come quello del dipietrismo.

Organizzato per anni e sottocapitoli, a metà strada tra gli annales e i manuali di storia, de Carolis racconta l’Idv partendo dal suo leader Di Pietro. Un homo novus che alla fine degli anni Novanta si presenta all’Italia come l’alternativa efficace e sacrosanta a una politica corrotta, figlia di Mani Pulite e delle contaminazioni mafiose.

Il suo obiettivo è ottenere i rapidi consensi di quella grossa fetta di cittadini che non si riconosce più nei partiti tradizionali. Una scaltra intuizione indossata come caratteristica distintiva. E, almeno nei primi tempi, Di Pietro sembra riuscire nel suo intento, galoppando verso lo scontro finale che lo vorrebbe unico matador del nemico numero uno: Silvio Berlusconi. La realtà, però, gli si dimostra presto in tutta la sua complessità. È abile de Carolis a raccontare i complessi intrecci della politica italiana attraverso lo sguardo del neonato partito che sta muovendo i primi passi.

L’Idv, deboluccio ma tenace, tocca con mano i grandi eventi che coinvolgono e sconvolgono il Belpaese: lo scandalo delle numerose leggi ad personam, le infime coalizioni di centrosinistra (l’Ulivo, l’Asinello, il Triciclo, l’Unione fino all’attuale PD), spesso vere e proprie Armate Brancaleone all’assalto delle roccaforti berlusconiane, le strizzatine d’occhio a Occhetto e Grillo poi risolte in infuocate prese di distanza, gli scandali di Unipol e P3 fino alle recenti, dolorose pugnalate di Razzi e Scilipoti passati al nemico.

Il ritratto che ne esce è quello di un partito che ha sofferto una leadership autoritaria e soffocante (un punto in comune con Berlusconi?) che ha finito per generare numerose spaccature interne, forse quanto di peggio si possa augurare a una realtà che vuole proporsi come compatta e cristallina. Le correnti interne e contrarie, guidate dai popolarissimi Luigi De Magistris e Sonia Alfano, che trascinano con sé gli attriti incandescenti pure con il cresciuto Movimento 5 Stelle, sembrano spesso togliere il sonno all’ex magistrato dal pugno duro e dagli intenti sacrosanti.

De Carolis non scivola nella prosa né in prese di posizione, e riesce lo stesso a ritrarre le difficoltà umane di un uomo che svezza la sua creatura, un politico senza dubbio abilissimo nel far parlare di sé e nell’arringare le folle, in grado di mantenere l’equilibrio tra i grandi barconi dei partiti maggiori, sfiorando spesso il filo dell’acqua, ma senza affondare mai. Un don Chisciotte della politica italiana, che si fa male e si rialza, che subisce critiche e attacchi difficilmente gestibili nella selva delle contraddizioni che gli viene tatuata addosso, a ragione o a torto.

Dentro l’Italia dei Valori è figlio di un intento semplice e onesto, impreziosito da uno stile fresco e asciutto che non cade mai nella trappola delle considerazioni personali, botole aperte che violano il patto di oggettività con il lettore e guastano la sua ricerca di chiarezza.

In poche parole, è un lavoro degno di un giornalista obiettivo.



*Dice di sé.
Fabio Marson. Triestino, cinefilo, bassista. Ama i gatti, i libri e dormire all’aria aperta. Gli piace viaggiare, rigorosamente senza soldi. Una volta capito questo, avete capito quasi tutto di lui.





ANDREA BALLARINI

Il pettegolezzo era una roba sordida, il gossip è chic.
Come il vibratore, che da quando si chiama dildo se ne può
parlare anche a tavola.
Citare fantasiose etimologie della parola gossip lascia intuire
che sotto la facciata frivola siete profondi e rigorosi.
Gossip era un’espressione degli ambienti politici anglosassoni
che viene da “to go sip”, cioè andare al bar, bere qualcosa e
prestare orecchio a quel che si dice. Da dire a una cena di
liberal per rivendicare con discrezione la propria leadership
intellettuale.
Se qualcuno delle Iene vi chiede se conoscete il nome del
presidente della Repubblica, è molto avanti rispondere che
non vi occupate di gossip.
Scuotere dolentemente il capo e interrogarsi su dove finisca la
cronaca politica e dove cominci il gossip.

(Da “Il Foglio-Manuale di Conversazione”, settembre 2010)





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